
ANTONIO DI PIETRO 7 Novembre 2008
Pubblico una mia intervista rilasciata al Secolo XIX di oggi, venerdì 7 novembre, sulla riforma scolastica.
Secolo XIX: La scuola prima di tutto. Il governo ha fatto dietrofront sul decreto della Gelmini. Che ne pensa?
Antonio Di Pietro: E' un atto dovuto semplicemente al fatto che questo governo lavora soltanto sui sondaggi e sulla propria immagine. Mi permetta un termine poco nobile: s'è accorto di aver fatto la pipì fuori dal vaso. E cosi ha ritirato un provvedimento che, se permette ancora, è un autentico cesso.
Secolo XIX: Ma che comunque non eravate riusciti a frenare ed era stato quindi approvato...
Antonio Di Pietro: Ma almeno si sono accorti di aver avuto tutto un Paese contro.
Secolo XIX: Compresi Italia dei Valori e Partito Democratico con le loro manifestazioni. Le contestualizziamo in questa riscoperta voglia di piazza?
Antonio Di Pietro: Magari avessimo potuto “contestualizzarle” prima... Ora non ci resta che essere contenti per il fatto che anche il Partito Democratico s'è accorto di quanto stava accadendo. All'inizio, quando in piazza Navona andammo noi, erano proprio pochi quelli del PD ad essersi accorti di quanto stava accedendo...
Secolo XIX: Perché il decreto Gelmini non va?
Antonio Di Pietro: Che sia necessario reperire risorse è un fatto obiettivo che qualsiasi governo avrebbe dovuto affrontare. Che si debba solo prendere ai poveri per ridistribuire ai ricchi, però, è un anomalia.
Secolo XIX: Perché questo faceva, secondo lei?
Antonio Di Pietro: Si.
Secolo XIX: Ora c'è comunque un dietrofront...
Antonio Di Pietro: Lei ci crede? Quelli non ci rinunciano mai. Ormai la loro politica è chiara: provano a far passare una cosa, poi quando qualcuno gliela ferma ti dicono, va bé, ci riproviamo alla prossima. E prima o poi qualcosa acchiappano. Mi ricorda quel che faceva un mio vecchio commilitone...
Secolo XIX: Ovvero?
Antonio Di Pietro: Ci provava con cento ragazze: almeno una, un caffè con lui, alla fine lo andava a prendere.
Secolo XIX: Mica siamo al mercato all'ingrosso, però.
Antonio Di Pietro: E infatti questo governo è cosi: se passa passa. Prenda quello che è accaduto sulla Finanziaria. L'Altra sera hanno stravolto tutto, non considerati neppure gli emendamenti della stessa maggioranza, per mettere la fiducia e chiuderla cosi. Ci hanno provato, insomma. Per fortuna non sempre passa tutto. Ma qui è un problema: basta un attimo di distrazione e ti fregano.
Secolo XIX: Via, presidente, non può bocciare tutto.
Antonio Di Pietro: Ma no, certo. Ci sono cose che vanno anche bene. Solo che il governo inizia con uno scopo nobile, vedi il “salvabanche”, e nell'ambito di questa volontà nobile ci infilano norme specifiche. Prendiamo quello che è accaduto per i decreti sulla giustizia: quella è una buona legge, per molti aspetti, e che cosa ci hanno messo per inquinarla? Il “lodo Carnevale”, una norma cucita “ad personam”.
Secolo XIX: Torniamo a scuola e università. A Genova si indaga per una malagestione che, per anni, avrebbe provocato danni erariali. E la sensazione che questo cattivo sistema possa essere tranquillamente clonato nel resto del Paese, no?
Antonio Di Pietro: Che sicuramente serve una riforma del sistema italiano, non c'è dubbio. C'è bisogno di una migliore gestione dei fondi, di una qualità della ricerca, dell'individuazione di professionalità. Di tutto questo, è vero, c'è bisogno. Ma, ripeto, è questo provvedimento governativo a essere sbagliato: la Gelmini non guardava a questo, ma solo a togliere fondi, colpendo i più virtuosi. Una riforma cosi non può essere fatta dal ministero delle Finanze puramente su freddi calcoli. No, è una cosa fatta male e del tutto inaccettabile.
Pubblico una mia intervista rilasciata al Secolo XIX di oggi, venerdì 7 novembre, sulla riforma scolastica.
Secolo XIX: La scuola prima di tutto. Il governo ha fatto dietrofront sul decreto della Gelmini. Che ne pensa?
Antonio Di Pietro: E' un atto dovuto semplicemente al fatto che questo governo lavora soltanto sui sondaggi e sulla propria immagine. Mi permetta un termine poco nobile: s'è accorto di aver fatto la pipì fuori dal vaso. E cosi ha ritirato un provvedimento che, se permette ancora, è un autentico cesso.
Secolo XIX: Ma che comunque non eravate riusciti a frenare ed era stato quindi approvato...
Antonio Di Pietro: Ma almeno si sono accorti di aver avuto tutto un Paese contro.
Secolo XIX: Compresi Italia dei Valori e Partito Democratico con le loro manifestazioni. Le contestualizziamo in questa riscoperta voglia di piazza?
Antonio Di Pietro: Magari avessimo potuto “contestualizzarle” prima... Ora non ci resta che essere contenti per il fatto che anche il Partito Democratico s'è accorto di quanto stava accadendo. All'inizio, quando in piazza Navona andammo noi, erano proprio pochi quelli del PD ad essersi accorti di quanto stava accedendo...
Secolo XIX: Perché il decreto Gelmini non va?
Antonio Di Pietro: Che sia necessario reperire risorse è un fatto obiettivo che qualsiasi governo avrebbe dovuto affrontare. Che si debba solo prendere ai poveri per ridistribuire ai ricchi, però, è un anomalia.
Secolo XIX: Perché questo faceva, secondo lei?
Antonio Di Pietro: Si.
Secolo XIX: Ora c'è comunque un dietrofront...
Antonio Di Pietro: Lei ci crede? Quelli non ci rinunciano mai. Ormai la loro politica è chiara: provano a far passare una cosa, poi quando qualcuno gliela ferma ti dicono, va bé, ci riproviamo alla prossima. E prima o poi qualcosa acchiappano. Mi ricorda quel che faceva un mio vecchio commilitone...
Secolo XIX: Ovvero?
Antonio Di Pietro: Ci provava con cento ragazze: almeno una, un caffè con lui, alla fine lo andava a prendere.
Secolo XIX: Mica siamo al mercato all'ingrosso, però.
Antonio Di Pietro: E infatti questo governo è cosi: se passa passa. Prenda quello che è accaduto sulla Finanziaria. L'Altra sera hanno stravolto tutto, non considerati neppure gli emendamenti della stessa maggioranza, per mettere la fiducia e chiuderla cosi. Ci hanno provato, insomma. Per fortuna non sempre passa tutto. Ma qui è un problema: basta un attimo di distrazione e ti fregano.
Secolo XIX: Via, presidente, non può bocciare tutto.
Antonio Di Pietro: Ma no, certo. Ci sono cose che vanno anche bene. Solo che il governo inizia con uno scopo nobile, vedi il “salvabanche”, e nell'ambito di questa volontà nobile ci infilano norme specifiche. Prendiamo quello che è accaduto per i decreti sulla giustizia: quella è una buona legge, per molti aspetti, e che cosa ci hanno messo per inquinarla? Il “lodo Carnevale”, una norma cucita “ad personam”.
Secolo XIX: Torniamo a scuola e università. A Genova si indaga per una malagestione che, per anni, avrebbe provocato danni erariali. E la sensazione che questo cattivo sistema possa essere tranquillamente clonato nel resto del Paese, no?
Antonio Di Pietro: Che sicuramente serve una riforma del sistema italiano, non c'è dubbio. C'è bisogno di una migliore gestione dei fondi, di una qualità della ricerca, dell'individuazione di professionalità. Di tutto questo, è vero, c'è bisogno. Ma, ripeto, è questo provvedimento governativo a essere sbagliato: la Gelmini non guardava a questo, ma solo a togliere fondi, colpendo i più virtuosi. Una riforma cosi non può essere fatta dal ministero delle Finanze puramente su freddi calcoli. No, è una cosa fatta male e del tutto inaccettabile.

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