lunedì 10 novembre 2008

Silvio, Bush e la battuta sul lupo


IL CORRIERE DELLA SERA

Ieri sera la telefonata di Obama a Berlusconi ha salvato l’Italia da una polemica davvero surreale. La speranza è che per lunedì, quando si saranno sentiti anche il futuro vicepresidente americano Biden e Frattini, non ci sia più traccia di questo scontro politico in Italia.


Uno scontro che ha impegnato le energie del premier, del governo, di maggioranza e opposizione, e che non ha avuto per oggetto la crisi economica ma è ruotato attorno a un aggettivo. Non c’è dubbio che il Cavaliere fosse in buona fede quando ha dato dell’«abbronzato » al prossimo presidente degli Stati Uniti. Forse era spinto da un moto d’invidia e ammirazione per la giovinezza e lo charme di Obama, ma come gli ha ricordato Bossi non si può vivere fuori dai codici della diplomazia. Invece Berlusconi ha continuato a battagliare con i Democratici (italiani), «perché non mi piego alla stupidità e alla malafede».


E dire che aveva cambiato registro, tornato a palazzo Chigi. Si era completamente affrancato dal complesso di inferiorità che lo aveva accompagnato agli esordi, quando—a torto—i Grandi della terra l’avevano accolto come un parvenu che presto sarebbe scomparso dalla scena. Al G7 di Napoli del 1994 aggiustò poltrone e microfoni agli ospiti, suscitando vivo stupore. Al vertice europeo di Corfù, dopo un lungo pranzo, cedette il passo a Mitterrand davanti alla toilette malgrado un’impellente esigenza. Il primo incontro con Chirac fu introdotto da un lungo istante di silenzio. «So cosa pensi di me», disse d’un tratto Berlusconi: «Che sono diventato presidente del Consiglio grazie alle televisioni». «Ma no, che dici». «Non importa. Sarò pronto ad appoggiare le vostre iniziative, a patto di venire consultato per tempo». «Sarà così». Chirac non lo chiamò mai.


Gli attacchi dell’opposizione per la battuta su Obama saranno anche stati venati di strumentalità, ma è stato il premier a prestare il fianco. Eppure dopo la vittoria elettorale, nelle Cancellerie si era preso atto della sua leadership, e Berlusconi aveva iniziato ad autodefinirsi «il saggio» della nuovo compagnia, il «socio anziano» del vecchio club. E non è che siano mancati in questi mesi momenti di tensione, persino con Sarkozy. Sul «caso Petrella», la terrorista che non è stata estradata in Italia, Berlusconi ha saputo celare la propria irritazione verso l’Eliseo, invitando anche il Guardasigilli a tenere un «profilo basso» nella vicenda.


Al Consiglio dei ministri di due settimane fa, discutendo sul «pacchetto clima » affidato a Ronchi e alla Prestigiacomo, ha allacciato pollici e indici delle mani per spiegarsi: «Io e il presidente francese siamo così. Ma amicizia non significa dire sempre sì». Mai si è scomposto in pubblico, sebbene alla cena di Villa Madama con gli industriali abbia rivelato alcuni aspetti spigolosi del carattere di Sarkozy: «...E comunque, capisco, vuole acquisire visibilità, imporsi come leader europeo e avere un ruolo internazionale. Ma sul clima dovrà mediare o non cederemo».


Ha parlato davanti al Congresso americano, ha organizzato il vertice di Pratica di Mare, vanta un legame strettissimo con la Russia di Putin, eppure rischia di venire ricordato solo per le sue battute. Obama non avrà riso l’altroieri. Una volta non rise nemmeno «l’amico George», e Berlusconi è intenzionato a inserire quell’episodio «nelle mie memorie quando sarà il momento».


«Il fatto — secondo il racconto del premier—risale alla vigilia della guerra in Iraq. Il conflitto sembrava ormai inevitabile e chiesi a Bush un incontro nella speranza di dissuaderlo. Andai a Washington, nella sala Ovale c’era il suo staff al completo. La tensione era alta, perciò decisi di affidarmi a una storiella per spiegarmi. "Caro George, c’era una volta un leone che appena vedeva il lupo lo riempiva di botte, urlandogli di tagliarsi i capelli. Il lupo si rivolse alla volpe perché mettesse fine a quella situazione, e la volpe accettò l’incarico: si recò dal leone e gli spiegò che non poteva continuare a percuotere il lupo senza motivo. Ma il re della foresta gli addebitava cappuccetto rosso, i tre porcellini... Allora la volpe lo invitò a trovare quantomeno un pretesto: chiedi al lupo di andarti a comprare le sigarette; se al ritorno ti avrà portato un pacchetto di morbide, lo colpirai dicendogli che le volevi dure. E viceversa. Quando il leone vide il lupo si comportò come gli aveva consigliato la volpe. Il lupo, sorpreso per non esser stato colpito, corse felice a comprare le sigarette. Ma per strada si bloccò, perché non sapeva che tipo di pacchetto acquistare. Così tornò indietro e alla vista del leone gli chiese: preferisci le morbide o le dure? Il re della foresta restò per un attimo spiazzato. Poi lo colpì: ti ho detto di tagliarti i capelli!". Tutti nella stanza si misero a ridere, solo Bush rimase silenzioso. E dopo qualche istante mi disse: "Silvio, tu hai ragione. Ma a Saddam farò fare la fine del lupo"». E non fu una battuta.


Francesco Verderami

08 novembre 2008

2 commenti:

Anonimo ha detto...

A mio avviso era una battuta che si poteva tranquillamente evitare anche perchè è stata ripresa in tutto il mondo sottolineando agli occhi dei popoli stranieri per l'ennesima volta l'ignoranza del nostro presidente! Detto questo, credo che i nostri governanti continuano a perdere tempo invece di pensare ai problemi seri del nostro paese.

LUIGI A. MORSELLO ha detto...

A me Berlusconi non piace, per niente, mai piaciuto.
Quella battuta se la poteva risparmiare, certo, come tante altre che ci hanno reso ridicoli di fronte al mondo.
Ma non è quella battuta che ha fatto decidere George W. Bush.
I nostri attuali governanti non sono all'altezza di gestire nemmeno una riuniuone di condominio, figuriamoci una nazione come l'Italia.
Adesso vado a visitare il tuo blog.