
LA STAMPA
ANTONIO SCURATI
Lei appare con la testa reclinata all’indietro, il busto un po' avvitato in una torsione dei fianchi, il pube sporto all’infuori, la schiena angolata, i muscoli addominali tesi, la testa abbandonata nelle mani di lui. Le mani di lui ad agguantare, reggere, carezzare la testa di lei, la sinistra dietro la nuca, la destra aperta a ventaglio sulla guancia esposta. Le mani di lei abbracciate a lui, una sulla spalla sinistra, l’altra sulla scapola destra, passata in silenzio sotto l’ascella, tra le pieghe del mantello.
È uno dei quadri più celebri di ogni tempo. Vi si ritraggono due giovani in abito rinascimentale in atto di baciarsi. I contemporanei che per primi lo ammirarono a metà Ottocento, vi videro la partenza del soldato, l’ultimo addio tra il patriota e la sua bella, vi videro insomma l’eterno Bellaciao del combattente per la libertà. Francesco Hayez che lo dipinse vi vide, probabilmente, soltanto ciò che vi è di più vivo al mondo - il bacio appassionato degli amanti - e quasi sicuramente per questo motivo volle dipingerlo: perché sapeva che i due amanti non sarebbero mai più stati tanto vivi quanto in quell’istante. E allora li vide dipinti e sotto il dipinto mise una semplice piastrina di metallo e vi fece incidere semplicemente questo. Il bacio.
Era un soggetto buono a malapena per dipingere una tela di piccole proporzioni, rivolta a quel futuro più o meno prossimo - ma che sarebbe infallibilmente arrivato - quando fosse venuto il momento di suggellare nel ricordo, malinconicamente, con una scena di conturbante sensualità, la fine di un’epoca, o di un’età della vita, che era stata tanto diversa, tanto più accesa del sopore del presente.
Negli ultimi centocinquanta anni questo bacio è stato ammirato da milioni di occhi, riprodotto in centinaia di versioni e variazioni (già Hayez ne dipinse quattro e basti, poi, pensare alla celebre foto di Doisneau o alla pubblicità dei Baci Perugina) ma non ha mai avuto testimoni. Non ne ha avuti perché non ce ne sono mai del bacio degli amanti. Come ogni altro atto d'amore, infatti, anche questo brucia sugli altari della dissipazione, sacrificato agli dei lussureggianti della vita. Nessuno potrà mai dire di un bacio appassionato: «Io c'ero, lo vidi, lo ricordo». Perché lo scandalo, l’insurrezione dell’amore è vivere per ciò che non rimane, in ciò che non ritorna. Quello dell’arte di mostrare l’invisibile. Anche quando si dipinge a figura intera.
Figuriamoci se può fare una qualche differenza chi sia il proprietario di un bacio del genere!
All’asta da Sotheby’s
Il 12 novembre a Londra sarà battuta la versione del 1861 del Bacio di Hayez (ne esistono quattro, la prima, quella del 1859, resta a Brera). Il quadro è stimato tra505 e760 mila euro.
Lei appare con la testa reclinata all’indietro, il busto un po' avvitato in una torsione dei fianchi, il pube sporto all’infuori, la schiena angolata, i muscoli addominali tesi, la testa abbandonata nelle mani di lui. Le mani di lui ad agguantare, reggere, carezzare la testa di lei, la sinistra dietro la nuca, la destra aperta a ventaglio sulla guancia esposta. Le mani di lei abbracciate a lui, una sulla spalla sinistra, l’altra sulla scapola destra, passata in silenzio sotto l’ascella, tra le pieghe del mantello.
È uno dei quadri più celebri di ogni tempo. Vi si ritraggono due giovani in abito rinascimentale in atto di baciarsi. I contemporanei che per primi lo ammirarono a metà Ottocento, vi videro la partenza del soldato, l’ultimo addio tra il patriota e la sua bella, vi videro insomma l’eterno Bellaciao del combattente per la libertà. Francesco Hayez che lo dipinse vi vide, probabilmente, soltanto ciò che vi è di più vivo al mondo - il bacio appassionato degli amanti - e quasi sicuramente per questo motivo volle dipingerlo: perché sapeva che i due amanti non sarebbero mai più stati tanto vivi quanto in quell’istante. E allora li vide dipinti e sotto il dipinto mise una semplice piastrina di metallo e vi fece incidere semplicemente questo. Il bacio.
Era un soggetto buono a malapena per dipingere una tela di piccole proporzioni, rivolta a quel futuro più o meno prossimo - ma che sarebbe infallibilmente arrivato - quando fosse venuto il momento di suggellare nel ricordo, malinconicamente, con una scena di conturbante sensualità, la fine di un’epoca, o di un’età della vita, che era stata tanto diversa, tanto più accesa del sopore del presente.
Negli ultimi centocinquanta anni questo bacio è stato ammirato da milioni di occhi, riprodotto in centinaia di versioni e variazioni (già Hayez ne dipinse quattro e basti, poi, pensare alla celebre foto di Doisneau o alla pubblicità dei Baci Perugina) ma non ha mai avuto testimoni. Non ne ha avuti perché non ce ne sono mai del bacio degli amanti. Come ogni altro atto d'amore, infatti, anche questo brucia sugli altari della dissipazione, sacrificato agli dei lussureggianti della vita. Nessuno potrà mai dire di un bacio appassionato: «Io c'ero, lo vidi, lo ricordo». Perché lo scandalo, l’insurrezione dell’amore è vivere per ciò che non rimane, in ciò che non ritorna. Quello dell’arte di mostrare l’invisibile. Anche quando si dipinge a figura intera.
Figuriamoci se può fare una qualche differenza chi sia il proprietario di un bacio del genere!
All’asta da Sotheby’s
Il 12 novembre a Londra sarà battuta la versione del 1861 del Bacio di Hayez (ne esistono quattro, la prima, quella del 1859, resta a Brera). Il quadro è stimato tra505 e760 mila euro.

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