giovedì 20 novembre 2008

Undicietrenta: Se telefonando

ROBERTO COTRONEO
L'Unità

Devo dire che questo modo del presidente Berlusconi di apparire in voce nelle trasmissioni televisive mi ha sempre incuriosito. Ogni tanto accade, lui vede le trasmissioni politiche, si arrabbia alza il telefono e chiama. Mi domando come faccia, se è la sua segretaria ad avere i numeri delle redazioni, o se invece ha personalmente i telefonini dei conduttori, che a rigore dovrebbero essere spenti. E se chiama la redazione come fa, che in Rai prima che ti risponde un centralino o un interno è finita la trasmissione? Lui ci riesce: chiama e dice che vuole intervenire. Immagino che venga messa in piedi una sorta di tecnostruttura per fare in modo che la voce del presidente appaia forte, chiara e soprattutto giovane. Dopodichè, mentre tutti in studio fissano il pavimento, lui comincia a dire cose varie, ogni tanto minaccia qualche querela, ed esprime tutto per “punti” come fosse a un consiglio di amministrazione o a una riunione di condominio (primo, secondo, terzo…).

E il punto vero è che Berlusconi parla come un capo azienda, non come un capo del governo. Il suo modo di esprimersi è affettato - di chi non è abituato all’idea del potere - e nello stesso tempo aggressivo e senza un vero controllo dei nervi e delle parole. Ieri a Ballarò ha perso ancora una volta le staffe con Guglielmo Epifani, il segretario generale della Cgil.

Che cosa vuol dire? Talvolta nei dettagli si capiscono molte cose, la prima fra tutte, che è la più paradossale, sta in questo: Berlusconi è un uomo di potere che non si sente un uomo di potere. Nel senso che non si comporta in questo modo. Un uomo di potere, un uomo che ha il senso delle istituzioni, non parla in televisione al telefono, non perde le staffe, non dice “dottor Di Pietro”, quando Di Pietro è un deputato e un membro del Parlamento, semmai dice “l’onorevole Di Pietro”. Non è una strategia come tendono a pensare in molti. È una cultura precisa, una cultura che mal si adatta alle regole del Palazzo, e non perché sono vecchie o antiquate mentre lui è “moderno”, ma perché non le capisce, non le conosce, e non sa farle funzionare.

La telefonata di ieri è l’ennesima di un uomo lontanissimo dalla sua carica e dal mondo a cui ormai appartiene. La telefonata di ieri, e lo scherzo dietro la tenda al Cancelliere tedesco, e Obama abbronzato ci dicono soltanto che la sua è, e rimarrà, una parentesi. Dopo Berlusconi le istituzioni, il potere, il modo formale di gestire la dialettica politica tornerà a essere qualcosa di diverso. E Berlusconi, soltanto una parentesi storica. Non un cambiamento delle regole in una direzione da cui non si può tornare indietro.

19 Novembre 2008

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