domenica 28 dicembre 2008

Berlusconi: "Se escono le mie telefonate lascio l'Italia"

LA STAMPA
28/12/2008
UGO MAGRI

Se l’anno nuovo portasse con sé un Paese più unito, a Berlusconi non dispiacerebbe affatto. Sia chiaro: troppe illusioni il premier rifiuta di farsene. Confida a un gruppo di cronisti che lui è «rassegnato», ha perso la speranza, al dialogo non crede più, ormai la parola stessa è «usurata, meglio dire collaborazione, accordo sulle cose possibili». Tra l’altro nel 2009 ci saranno le elezioni amministrative ed europee, già a gennaio si voterà in Sardegna per il nuovo governatore, sarà una guerra permanente. Non è il momento della mano tesa all’opposizione. Eppure... Eppure da certe riflessioni del premier nel suo salotto a Palazzo Grazioli sembrerebbe di cogliere un’apertura di credito, lo si chiami pure spiraglio. O quantomeno, il desiderio di non esacerbare il clima, di non farsi additare come colui che dà fuoco alle polveri. E’ una novità da prendere con le pinze. Ma la frase più forte Berlusconi la pronuncia sull’Italia che si sente origliata.

Pronto alla fuga
«Io continuo a telefonare normalmente», assicura il presidente del Consiglio, «ma il giorno che venisse fuori una mia telefonata di un certo tipo, me ne andrei in un altro paese, scapperei via». Resta convinto che le intercettazioni vadano permesse solo sui delitti più gravi, niente da fare invece per i reati cosiddetti contro la pubblica amministrazione poiché «ci sarebbe il rischio di iper-rubricazione, il pm avrebbe mille scuse per metterci sotto controllo». La Lega era contraria a tagliar fuori reati come la corruzione, «ma io ho parlato con Bossi che ha chiamato Maroni, le sfumature stanno scomparendo». Anche la sinistra dovrebbe essere d’accordo, «specie adesso che questo sistema si è rivolto contro di lei...».

Questione morale
Berlusconi si guarda dall’infierire sugli avversari. Preferisce parlare di Forza Italia che «non è mai ricorsa al finanziamento illecito perché spende in modo oculato il finanziamento pubblico, e poi perché tutti sanno che casomai i soldi ce li metto io». Glissa sulle inchieste a carico della sinistra: «Non ho approfondito il tema, provo una certa allergia nei confronti di queste cose». Una parola di troppo in verità gli era sfuggita, tempo addietro, ma è acqua passata, «anzi ho manifestato l’auspicio che le accuse al Pd possano essere ridimensionate. Nei loro confronti do prova di fair-play».

Sul Pd
Il premier ricorda nostalgico quando provava «simpatia per la sinistra perché era garantista». Precisa di non averla mai votata: solo Pli, Dc e Psi «in quanto ero amico di Craxi». Ma con quella sinistra di una volta lui s’intenderebbe facilmente. Purtroppo oggi c’è di mezzo Di Pietro, «irrecuperabile, l’incarnazione del giustizialismo». Qualche ora prima aveva detto su Sky che «sono padre fortunatamente dei miei figli», non intendendo pronunciarsi su quello di Tonino. Il quale l’aveva presa come una «provocazione». Precisa Berlusconi davanti ai taccuini: «Non intendevo offendere nessuno, tantomeno sui figli». Comunque Di Pietro è il macigno da rimuovere se Veltroni vuole un rapporto con lui, tra i due «un divorzio è necessario».

Sulla Lega
Per far meglio intendere il suo pensiero, sviluppa il parallelo che segue: «Quando ho cominciato a trattare con Bossi, la Lega era indipendentista. Io ho saputo costituzionalizzarla, facendola diventare federalista. La stessa cosa dovrebbe capitare tra il Pd e l’Italia dei valori. Invece purtroppo succede il contrario, è il giustizialismo che sta permeando il Pd». Conclusione: «Devono scegliere quale identità darsi. Oggi è incerta per loro stessi. Cita «Rutelli, Marini, la Bindi». Segnali di fumo. Nessuna forzatura sulla Costituzione: si può cambiarla, ma con il consenso di tutti. Lo faremo da soli soltanto se costretti. In ogni caso, il federalismo fiscale precederà la riforma della giustizia.

Crisi e auto
Il Cavaliere conferma l’intenzione di promuovere la Brambilla a ministro del Turismo e Fazio alla Salute. Parla di economia, si rallegra che i consumi alimentari «vadano alla grande», riconosce una difficoltà del settore auto perché «in queste situazione la macchina è la prima spesa ad essere rinviata», si è regolato così perfino suo figlio Luigi, «al quale i mezzi non mancano». Il governo aspetta che l’Europa decida eventuali misure di sostegno, a quel punto si adeguerà.

3 commenti:

LUIGI A. MORSELLO ha detto...

Una preghiera: per favore, chi le ha faccia trapelare qualche intercettazione piccante del premier !
Vuoi vedere che per una volta mantiene una promessa e se ne va per davvero fuori Italia (cioè, fuori dalle balle) ?

Anonimo ha detto...

Magari!!!!!!!!!!


Madda

Anonimo ha detto...

IL NOSTRO MOVIMENTO

Finalmente ci siamo!

E’ nata l’Unione Nazionale Italiana degli Impiegati Statali: "U.N.I.STAT."

Un movimento libero, autonomo ed indipendente: lavoratori e pensionati dello Stato uniti per dare vita alle aspettative del "popolo delle buste paga".

Un popolo fatto di gente che “campa” di stipendio e che non ha la possibilità di adeguare autonomamente le proprie entrate al costo della vita.

Un popolo che non si sente adeguatamente rappresentato in parlamento da “questa” classe politica, nè sufficientemente tutelato sul posto di lavoro da “questi” sindacati che dovrebbero difendere il potere d’acquisto di salari e pensioni.

Un popolo che ha più volte palesato su queste pagine la necessità di un soggetto politico “nuovo”.

Ebbene, adesso, il movimento c'è, è nato!

L’UNISTAT si batte per il miglioramento della qualità della vita dei lavoratori dipendenti e dei pensionati.

Obiettivi primari ed inalienabili dell’UNISTAT sono la democrazia, l'uguaglianza, la libertà e la giustizia sociale.

L’UNISTAT avversa il tentativo di abbattere gli istituti di democrazia istituzionale vigenti che, anzi, vanno quotidianamente e senza soluzione di continuità, arricchiti di democrazia sostanziale e quindi di contenuto socialmente valido.

Accetta e difende i principi e le finalità della Costituzione Italiana e, pertanto, si proclama pluralista dal punto di vista ideologico, politico e religioso, nel convincimento che la persona umana non ha frontiere, nè barriere fisiche, nè psichiche e che l'individuo deve continuamente anelare alla pace, alla democrazia, alla giustizia ed alla libertà nel completo rispetto delle leggi, ma combattendo con fermezza tutto ciò che ad esse costituisca attentato.

Ai nostri amici, ai nostri lettori, a tutti i nostri sostenitori - iscritti e simpatizzanti - non verrà mai chiesto alcun contributo economico d’iscrizione, ma soltanto di “PARTECIPARE”!

La Segreteria Nazionale