Il "caso Pescara" resta al centro del dibattito politico, soprattutto per quel che riguarda i rapporti tra politica e magistratura e per quanto che riguarda le riflessioni insterne al Pd. Secondo Luciano Violante, che ha commentato la scarcerazione del sindaco Luciano D'Alfonso ai microfoni di Sky Tg24, questo caso dimostra che serve «molta prudenza» ma anche «una valutazione seria dei dati che va fatta nei confronti di tutta la magistratura».
Per l'ex presidente della commissione Affari costituzionali della Camera «non sussistevano le ragioni per le quali è stato arrestato il sindaco di Pescara. Credo ci voglia molta prudenza perchè è caduta una amministrazione per ragioni, a quanto pare, insussistenti». Violante rivolge quindi «un invito alla prudenza» come ad «una valutazione seria dei dati che va fatta nei confronti di tutta la magistratura». Una valutazione condivisa anche da Lanfranco Tenaglia, ministro ombra della giustizia. «Forse - sottolinea Tenaglia - sarebbe stata necessaria più prudenza nell'emettere i provvedimenti di custodia cautelare, anche perchè ci sono state conseguenze gravi, come le dimissioni del sindaco di Pescara. Quando prendono questo tipo di decisioni, i magistrati devono agire con prudenza e rispetto delle procedure». «Ora - aggiunge l'esponente dei democratici - ai magistrati chiediamo di fare presto, perchè i cittadini hanno diritto di sapere presto quello che è accaduto a Pescara e quale sarà il destino della giunta».
Anche il commissario nominato dal Pd per l'Abruzzo, Massimo Brutti, definisce «assolutamente sconcertante che il giudice per le indagini preliminari di Pescara abbia appena nove giorni fa firmato una ordinanza di arresti domiciliari nei confronti di Luciano D'Alfonso sulla base di accuse ed argomentazioni pesantissime, oggi ridimensionate con una nuova ordinanza».
«Evidentemente - continua Brutti - i recenti interrogatori hanno indotto il magistrato a riconoscere che non vi era necessità degli arresti domiciliari. Ma la prima ordinanza ha prodotto effetti gravi sotto il profilo istituzionale, poichè è stata la premessa dello scioglimento del comune, ed ha turbato fortemente l'opinione pubblica. Questa drammatica altalena si poteva e si doveva evitare. Davvero l'esigenza di evitare l'inquinamento delle prove, dopo che l'inchiesta era già aperta da tempo,rendeva necessario un provvedimento come gli arresti domiciliari nei confronti del sindaco di Pescara? La libertà personale di Luciano D'Alfonso - anche se egli era indagato - meritava un maggiore rispetto. Sono convinto che sarebbe stata giusta una ponderazione maggiore nel decidere. Il ripensamento di oggi non annulla il danno».
Lo stesso D'Alfonso, intervistato dall'Agenzia Italia, è intervenuto, rispondendo a una domanda riguardante le sue dimissioni: «Se sto valutando il ritiro? Per il momento quello che sto facendo è capire quello che è successo e perchè è successo, dopo comincerò a pensare quello che devo fare». La decisione che gli ha consentito di trascorrere libero il giorno di Natale è arrivata il 24 dicembre da partedel Gip Luca De Ninis che gli ha revocato gli arresti domiciliari per le accuse di associazione per delinquere, concussione, corruzione, peculato ed altro nell'ambito dell'inchiesta, condotta dal Pm Varone, su presunte tangenti nei lavori pubblici di Pescara. Un paio di giorni prima il Gip aveva revocato gli arresti domiciliari anche all'ex collaboratore di D'Alfonso Guido Dezio, con motivazioni che avevano indotto molti a ritenere che l'impianto accusatorio nei confronti del sindaco e degli altri arrestati stesse vacillando.
Invece, il gip motivando la revoca dei «domiciliari» per D'Alfonso, ha ribadito «che in termini di gravità indiziaria il quadro accusatorio rimane nel complesso confermato (ed anzi sotto taluni aspetti rafforzato), anche all'esito degli interrogatori di garanzia e delle ulteriori indagini versate dal Pm».
L'elemento che ha convinto il Gip a revocare la misura cautelare, secondo l'ordinanza del 24 dicembre, è l'assenza della possibilità di inquinamento delle prove e della reiterazione del reato da parte dell'ex sindaco di Pescara. «Le preannunciate e poi effettivamente eseguite dimissioni - scrive il Gip - se da un lato apparivano funzionali a prevenire l'applicazione della misura cautelare, con il connesso fardello di esposizione mediatica che inevitabilmente essa comporta, dall'altro costituiscono anche un apprezzabile segnale di sensibilità istituzionale, per l'anteposizione delle esigenze di accertamento giudiziario e di trasparenza dell'azione politica al proprio interesse personale, con evidente e notevole sacrificio del secondo in favore delle prime». « A tale prevedibile condizione - prosegue il Gip - si aggiunge il previsto commissariamento del Comune, che determina un ulteriore indebolimento della rete di rapporti intessuti dal D'Alfonso nell'esercizio della propria attività politico-amministrativa e della conseguente capacità di manipolare persone informate e documenti».
In particolare sono due gli episodi che accusano D'Alfonso e sono entrambi relativi alle ristrutturazioni di due abitazioni eseguite dall'imprenditore Massimo De Cesaris che poi si è aggiudicato l'appalto dei servizi cimiteriali del comune di Pescara. «Le due ristrutturazioni edili contestate - scrive il Gip - costituiscono l'unico profitto autenticamente personale ascrivibile a D'Alfonso (gli altri - compresi i viaggi, lo stipendio e l'auto per un assistente e le cene ascritte a Toto - sono finalizzati essenzialmente a sostenere l'immagine pubblica)». Luciano D'Alfonso si era dimesso dalla carica di sindaco la mattina successiva al giorno dell'arresto.
26 dicembre 2008
Per l'ex presidente della commissione Affari costituzionali della Camera «non sussistevano le ragioni per le quali è stato arrestato il sindaco di Pescara. Credo ci voglia molta prudenza perchè è caduta una amministrazione per ragioni, a quanto pare, insussistenti». Violante rivolge quindi «un invito alla prudenza» come ad «una valutazione seria dei dati che va fatta nei confronti di tutta la magistratura». Una valutazione condivisa anche da Lanfranco Tenaglia, ministro ombra della giustizia. «Forse - sottolinea Tenaglia - sarebbe stata necessaria più prudenza nell'emettere i provvedimenti di custodia cautelare, anche perchè ci sono state conseguenze gravi, come le dimissioni del sindaco di Pescara. Quando prendono questo tipo di decisioni, i magistrati devono agire con prudenza e rispetto delle procedure». «Ora - aggiunge l'esponente dei democratici - ai magistrati chiediamo di fare presto, perchè i cittadini hanno diritto di sapere presto quello che è accaduto a Pescara e quale sarà il destino della giunta».
Anche il commissario nominato dal Pd per l'Abruzzo, Massimo Brutti, definisce «assolutamente sconcertante che il giudice per le indagini preliminari di Pescara abbia appena nove giorni fa firmato una ordinanza di arresti domiciliari nei confronti di Luciano D'Alfonso sulla base di accuse ed argomentazioni pesantissime, oggi ridimensionate con una nuova ordinanza».
«Evidentemente - continua Brutti - i recenti interrogatori hanno indotto il magistrato a riconoscere che non vi era necessità degli arresti domiciliari. Ma la prima ordinanza ha prodotto effetti gravi sotto il profilo istituzionale, poichè è stata la premessa dello scioglimento del comune, ed ha turbato fortemente l'opinione pubblica. Questa drammatica altalena si poteva e si doveva evitare. Davvero l'esigenza di evitare l'inquinamento delle prove, dopo che l'inchiesta era già aperta da tempo,rendeva necessario un provvedimento come gli arresti domiciliari nei confronti del sindaco di Pescara? La libertà personale di Luciano D'Alfonso - anche se egli era indagato - meritava un maggiore rispetto. Sono convinto che sarebbe stata giusta una ponderazione maggiore nel decidere. Il ripensamento di oggi non annulla il danno».
Lo stesso D'Alfonso, intervistato dall'Agenzia Italia, è intervenuto, rispondendo a una domanda riguardante le sue dimissioni: «Se sto valutando il ritiro? Per il momento quello che sto facendo è capire quello che è successo e perchè è successo, dopo comincerò a pensare quello che devo fare». La decisione che gli ha consentito di trascorrere libero il giorno di Natale è arrivata il 24 dicembre da partedel Gip Luca De Ninis che gli ha revocato gli arresti domiciliari per le accuse di associazione per delinquere, concussione, corruzione, peculato ed altro nell'ambito dell'inchiesta, condotta dal Pm Varone, su presunte tangenti nei lavori pubblici di Pescara. Un paio di giorni prima il Gip aveva revocato gli arresti domiciliari anche all'ex collaboratore di D'Alfonso Guido Dezio, con motivazioni che avevano indotto molti a ritenere che l'impianto accusatorio nei confronti del sindaco e degli altri arrestati stesse vacillando.
Invece, il gip motivando la revoca dei «domiciliari» per D'Alfonso, ha ribadito «che in termini di gravità indiziaria il quadro accusatorio rimane nel complesso confermato (ed anzi sotto taluni aspetti rafforzato), anche all'esito degli interrogatori di garanzia e delle ulteriori indagini versate dal Pm».
L'elemento che ha convinto il Gip a revocare la misura cautelare, secondo l'ordinanza del 24 dicembre, è l'assenza della possibilità di inquinamento delle prove e della reiterazione del reato da parte dell'ex sindaco di Pescara. «Le preannunciate e poi effettivamente eseguite dimissioni - scrive il Gip - se da un lato apparivano funzionali a prevenire l'applicazione della misura cautelare, con il connesso fardello di esposizione mediatica che inevitabilmente essa comporta, dall'altro costituiscono anche un apprezzabile segnale di sensibilità istituzionale, per l'anteposizione delle esigenze di accertamento giudiziario e di trasparenza dell'azione politica al proprio interesse personale, con evidente e notevole sacrificio del secondo in favore delle prime». « A tale prevedibile condizione - prosegue il Gip - si aggiunge il previsto commissariamento del Comune, che determina un ulteriore indebolimento della rete di rapporti intessuti dal D'Alfonso nell'esercizio della propria attività politico-amministrativa e della conseguente capacità di manipolare persone informate e documenti».
In particolare sono due gli episodi che accusano D'Alfonso e sono entrambi relativi alle ristrutturazioni di due abitazioni eseguite dall'imprenditore Massimo De Cesaris che poi si è aggiudicato l'appalto dei servizi cimiteriali del comune di Pescara. «Le due ristrutturazioni edili contestate - scrive il Gip - costituiscono l'unico profitto autenticamente personale ascrivibile a D'Alfonso (gli altri - compresi i viaggi, lo stipendio e l'auto per un assistente e le cene ascritte a Toto - sono finalizzati essenzialmente a sostenere l'immagine pubblica)». Luciano D'Alfonso si era dimesso dalla carica di sindaco la mattina successiva al giorno dell'arresto.
26 dicembre 2008


1 commento:
Molto più completa la ricostruzione de l'Unità.
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