di DAVIDE MADEDDU
Il carcere degli innocenti. Elisa (il nome è di fantasia) ha due anni, ormai conosce tutti i rumori, suoni e ritmi del carcere. Quando il portone sbatte forte i irrigidisce e piange. Elisa sta al carcere Buon Cammino di Cagliari da agosto, da quando la mamma è stata arrestata. La mamma non ha un domicilio e non può essere trasferita agli arresti domiciliari. Con lei deve restare anche la piccola che rischia di trascorrere dietro le sbarre buona parte dei primi mille giorni della sua vita. Quelli più importanti per la formazione e la crescita.
Elisa non è l’unica bimba a vivere dietro le sbarre. In tutta Italia distribuiti tra le carceri sono più di sessanta i bimbi al di sotto dei tre anni che vivono in carcere con le mamme. Di questi solo 24 sono nella sezione femminile del carcere di Rebibbia a Roma.
«Purtroppo non essendoci strutture alternative questi bimbi sono costretti a vivere questa condizione - spiega Leda Colombini, responsabile dell’associazione A Roma insieme (il sito internet è www.aromainsieme.org) - e si tratta di piccoli che il ricordo del carcere non lo cancelleranno mai». Perché, come spiega la responsabile dell’associazione «i primi mille giorni di vita sono indispensabili per la formazione dell’individuo che deve poter crescere in ambienti aperti, liberi e non di costrizione». Cosa che non capita ai bimbi reclusi, costretti a fare i conti con le celle strette, le sbarre alle finestre, i cancelli che si aprono e chiudono e ancora i ritmi del carcere.
«Gli studi degli esperti parlano di bimbi con problemi nella mobilità, nell’apprendimento e nel riuscire a relazionarsi con gli altri - spiega ancora Leda Colombini che in passato è stata anche parlamentare dei Ds - perché lo stare in carcere limita la capacità di espressione, blocca la fantasia e anche quella gioia di vivere che si ha in una condizione cosiddetta normale». Per cercare di superare questa situazione da 15 anni Leda Colombini e i volontari dell’associazione A Roma Insieme cercano di offrire un minimo di libertà e normalità ai bambini reclusi, attraverso l’iniziativa “Liberi sabato”. «L’obiettivo è quello di far si che nessun bimbo stia in carcere - spiega - però è chiaro che, in mancanza di provvedimenti che permettano questo, diventa necessario salvare il salvabile, intervenendo con iniziative adatte».
Tra queste rientra appunto il programma di giochi e intrattenimento oltre le sbarre che le volontarie e i volontari dell’associazione portano avanti ogni sabato mattina. «Portiamo i bimbi a giocare al parco piuttosto che allo zoo - spiega - in piscina piuttosto che al mare o al supermercato o in campagna». Iniziative che sono state compiute anche in occasione delle feste di Natale. «Anche quest’anno abbiamo realizzato la giornata di festa dedicata ai piccoli - aggiunge ancora l’ex parlamentare - e ogni bambino ha ricevuto un dono, un dolce e un indumento realizzato dalle volontarie dell’Auser». Un piccolo gesto di solidarietà che custodisce anche una sorta di sogno impossibile: «speriamo che mai più un bimbo possa rientrare in carcere».
27 dicembre 2008


1 commento:
Possibile che non conoscono quanto fatto a Milano ? Lì le detenute con figli minori sono state spostate in una struttura esterna a S. Vittore, che non ha affatto le connotazioni del carcere !
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