sabato 27 dicembre 2008

Gli Usa mediano, ora l’incendio minaccia Kabul

LA STAMPA
27/12/2008
SYED SALEEM SHAHZAD

ISLAMABAD. Appena l’India ha attivato tre basi militari al confine pachistano e ordinato al Rajasthan di evacuare gli abitanti dei villaggi vicini alla frontiera, l’Aviazione pachistana ha cancellato la sua missione anti-taleban nella provincia alla frontiera Nord-occidentale e trasferito armi e aerei ai confini orientali. E’ cominciata anche l’evacuazione delle forze armate pachistane dai confini Nord-occidentali, trasferite ai confini orientali con l’India. Fonti diplomatiche pachistane hanno detto a La Stampa che la situazione ha costretto gli Stati Uniti a intervenire, giocando un ruolo cruciale nel calmare la tensione tra i due Stati confinanti.

«Per Washington - ha confidato un alto diplomatico in missione nella capitale Usa, sotto garanzia di anonimato - questa situazione non è meno grave dell’attacco missilistico di Saddam Hussein a Israele durante la Guerra del Golfo del 1991, quando l’Iraq voleva trascinare Israele nel conflitto per trasformare le ostilità regionali nella quinta guerra arabo-israeliana. In quell’occasione Washington raffreddò la situazione e costrinse Israele a evitare la rappresaglia.

Oggi Washington ha di fronte una situazione analoga: un attacco indiano avrebbe come effetto di unire tutte le forze della Jihad pachistana e allearle con l’esercito contro l’India e la guerra al terrore condotta dagli Usa in Afghanistan, escludendo le aree tribali pachistane. Per questo gli americani stanno facendo del loro meglio per convincere l’India a non attaccare il Pakistan». L’intervento americano non ha però frenato l’India, tant’è che New Delhi ha attivato le sue tre basi in Rajastan, Ladakj e Gujrat e una Forza di risposta rapida è stata dispiegata nel Kashmir indiano e nel Rajastan, il che sta insinuando nei quartieri strategici del Pakistan il dubbio che l’India pensi a un attacco chirugico contro Mureedkay (il quartier generale dei gruppi terroristici Laskhar-e-Taiba e Jamaatut Dawa), contro gli uffici della Jamaatut Dawa a Lahore e contro i presunti campi di guerriglieri nel Kashmir pachistano.

In caso di rappresaglia dal Pakistan questa Forza può attaccare dal Rajastan la provincia pachistana del Sindh e trascinare la regione in una guerra su larga scala. Questa difficile situazione si è prodotta nel momento in cui una nuova brigata di combattimento americana è arrivata in Afghanistan, con altre tre che verranno aggiunte nel 2009 e la Nato che chiede rinforzi. Il Pakistan, con la strada del Khyber Pass, gestisce l’unica via su cui transita il 70-80 per cento dei rifornimenti Nato per l’Afghanistan. In questo mese di dicembre gli abituali attacchi dei taleban ai convogli sono aumentati e la Nato ha perso 450 container di cibo e combustibile e decine di veicoli militari. Per rendere sicura la strada dei rifornimenti l’Autorità per il Khyber Pass aveva progettato un intervento ma, secondo fonti delle Forze armate, a causa del riposizionamento delle truppe al confine con l’India l’esercito pachistano ha deciso di rinviarlo, insieme a un’imminente operazione di terra contro i guerriglieri nella regione tribale del Khyber.

Il Pakistan ha già concluso un accordo di cessate il fuoco con i guerriglieri nel Waziristan e un accordo analogo dovrebbe essere firmato nei prossimi giorni nel Bajaur e nella Swat Valley. In questo complicato scenario strategico, che destabilizzerà le dinamiche strategiche dell’intero Sud e Sud-ovest asiatico e colpirà direttamente gli interessi occidentali in Afghanistan, il coinvolgimento degli attori internazionali era naturale e inevitabile. Secondo il canale tv indiano NDTV, il segretario di Stato americano Condoleezza Rice e il ministro degli Esteri cinese Yang Jiechi hanno discusso la situazione post-Mumbai con il ministro degli Esteri indiano Pranab Mulherjee, invitandolo a evitare la guerra. Anche l’Iran e l’Arabia Saudita hanno unito i loro sforzi diplomatici per impedire un possibile scontro tra le due potenze nucleari della regione. Il ministro degli Esteri saudita Al-Faisal venerdì si è precipitato a New Delhi per allentare la tensione. Mukherjee gli ha fornito le prove del coinvolgimento del Pakistan negli attacchi di Mumbai e nella conferenza stampa finale ha detto che il terrorismo non è un problema di India e Pakistan ma una minaccia globale: «Ci siamo trovati d’accordo sul fatto che il terrorismo globale va affrontato con un’azione congiunta di tutti i Paesi, da intraprendere senza indugi e in modo trasparente».

Concordando con il punto di vista di Mukherjee, il ministro saudita ha sottolineato che il modo migliore per contrastare il terrorismo è quello di «estirparlo» e «distruggerlo completamente», in modo che non si ripetano tragedie come quella di Mumbai.

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