La sentenza di assoluzione è arrivata questo lunedì pomeriggio, a favore del primario del centro neurologico di rianimazione di Magdeburgo e del capo del reparto. "Siete innocenti", ha detto nella sua arringa il procuratore capo Sebastian Staufenbiel, continuando: "Siete stati accusati ingiustamente; mi sento in dovere di affermare che siete due medici rispettabili e benemeriti". E' un verdetto che rafforza nel Paese e in tutta Europa tutti coloro che chiedono, per i pazienti malati incurabili i quali chiedono di essere lasciati morire o aiutati a morire non sopportando più le sofferenze del male, o per i loro parenti se i pazienti sono in coma, la libertà di scegliere quando la loro vita debba finire.
Il malato terminale era un giovane inglese, Timothy S. (in Germania per rispettare le dure leggi a difesa deella privacy si indica in questi casi solo il nome di battesimo e l'iniziale del cognome). Aveva 27 anni. Nel 2002, mentre andava in bicicletta, era stato investito da un'automobile. A causa dell'incidente era rimasto completamente paralizzato. Poi aveva perso anche la parola, era significativamente peggiorato. Riusciva a tentare di esprimersi soltanto con gli occhi. E viveva unicamente grazie all'apparato per la respirazione artificiale. Dal 2003, la famiglia lo aveva fatto trasferire alla clinica per la rianimazione di Magdeburgo, un istituto specializzato. Poi nel 2003 Timothy era caduto in coma. Il 25 maggio 2004, è morto.
Suo fratello ha staccato la spina del respiratore che lo teneva in vita, d'accordo con la famiglia. Stilando il certificato di morte, i due medici avevano scritto che si trattava di un decesso dovuto a cause naturali. Ma poi è arrivata non si sa da dove una denuncia anonima contro di loro per morte assistita, e la denuncia anonima ha portato all'apertura di un'inchiesta e all'incriminazione. Il processo si era aperto a novembre. Nella sentenza di assoluzione si afferma che i due medici non possono essere ritenuti colpevoli, perché si tratta di un caso passivo e accettabile di morte assistita e perché il malato era in fase terminale, e il processo che lo stava comunque conducendo alla morte era in ogni caso da considerarsi irreversibile.
In Germania, a quanto spesso scrivono i media, molti medici raggiungono in segreto accordi con le famiglie per concludere in modi simili esistenze da sopravvivenza disperata in coma irreversibile, oppure intese con i malati i quali non intendono sopportare più i dolori atroci di mali incurabili. Ma per legge l'assistenza a chi vuole morire è ancora proibita. Molti tedeschi desiderosi di morire si rivolgono a Dignitas, un'associazione privata svizzera che somministra a chi lo richiede farmaci letali. Oppure cercano aiuto all'estero.
(22 dicembre 2008)


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