LA STAMPA
23/12/2008
LUIGI LA SPINA
LUIGI LA SPINA
Non c’è davvero da meravigliarsi se, come ha ricordato ieri sulla Stampa Luca Ricolfi, tutti i più recenti sondaggi confermano, anche in sede nazionale, lo straordinario aumento delle astensioni che si è manifestato nell’ultimo voto, quello in Abruzzo. Un fenomeno che colpisce sia i simpatizzanti dell’opposizione sia quelli della maggioranza. Se si riguardano i titoli dei giornali in queste ultime settimane dell’anno, infatti, l’impressione di un clamoroso scollamento tra gli interessi degli italiani e gli argomenti su cui dibatte la classe politica è subito evidente.
Ma come? Ancora ieri l’Istat segnalava in modo molto significativo le difficoltà economiche della grande maggioranza delle famiglie nel nostro paese e la discussione pubblica si concentrava prima sulla divisione delle carriere per i magistrati, poi sulla trasformazione federalista dello Stato e, ora, dulcis in fundo, addirittura sull’elezione diretta del capo dello Stato.
In tutto il mondo, dagli Stati Uniti alla Francia, ma anche dalle potenze petrolifere del Medio Oriente alla star dell’ultimo miracolo economico internazionale, la Cina, i governanti, senza distinzioni di ruolo rispetto al potere, si affannano e si dividono solo sulle misure più opportune per alleviare i disagi e le paure dei loro governati. Da noi, tv e giornali sono costretti ogni giorno ad ospitare annunci, dispute, sconfessioni e retromarce su ipotetiche riforme che o soddisfano solo interessi di parte o riguardano tempi lontani o, e questo è il caso peggiore, servono a creare polveroni per distogliere l’attenzione dai problemi più gravi e urgenti.
Ad un ipotetico ospite straniero, il calendario della nostra politica potrebbe apparire davvero surreale. Cominciamo dal federalismo. Sia i fautori di tale assetto dello Stato sia gli oppositori, quando non sono costretti dal gioco delle reciproche parti, convengono su un punto: è possibile che, se ben costruita, la riforma regionalista possa, in futuro, ridurre le spese del bilancio pubblico; ma è sicuro che, per i primi tempi, i costi dell’operazione siano molto forti. Ora, proprio in un periodo di crisi finanziaria ed economica che, purtroppo, si prevede piuttosto lungo, pensiamo di varare un provvedimento del genere? Solo per permettere alla Lega di sventolare la bandiera del successo e per non infliggere a Bossi un’umiliazione che potrebbe mettere a rischio la tenuta del governo e della sua maggioranza.
Passiamo alla riforma della giustizia. Tutti gli italiani sanno che i mali più gravi riguardano la lentezza dei processi, specie quelli civili, la garanzia di un ugual trattamento davanti alla legge, la certezza di dover scontare la pena, quando arriva finalmente la sentenza definitiva. Invece si discute di separazione delle carriere, della ripartizione dei compiti, nelle inchieste, tra polizia e magistratura e di vietare le intercettazioni, se non in caso di mafia o terrorismo. Su quest’ultima proposta, poi, si abbatte anche la beffa di una coincidenza temporale che rende la situazione ancor più paradossale. Tutti gli scandali che riguardano il malcostume di assessori comunali e regionali sono fondati su questo strumento di indagine. Come evitare che questa intenzione alimenti, tra i governati, il sospetto di un interesse di categoria, quella dei loro governanti, compresi quelli dell’opposizione?
L’ultima bizzarria dell’agenda politica riguarda il presidenzialismo. Anche qui, non si tratta di discutere sul merito del progetto. Ci sono fior di democrazie che prevedono l’elezione popolare del capo dello Stato e ci sono tanti dittatori eletti, invece, dai Parlamenti. Ma la meraviglia riguarda l’opportunità, il significato di una tale discussione, oggi. Quando una tale riforma costituzionale richiederebbe un impossibile grande accordo tra la quasi unanimità delle forze politiche. Quando se ne potrebbe parlare solo tra quattro anni, alla fine della legislatura e alla scadenza dell’attuale presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Quando questo problema, soprattutto, è nascosto, se c’è, proprio al fondo dei cuori e delle menti degli italiani, in tutt’altre faccende affaccendati.
L’assoluta virtualità di un dibattito politico sempre più estraneo alla vita concreta dei cittadini produce, infine, conseguenze molto negative anche sulla stessa classe politica. La crisi economica, in tutto il mondo, costringe i governanti a unirsi nello sforzo di fronteggiarla. Persino i due attuali presidenti degli Stati Uniti, quello in carica e quello che entrerà alla Casa Bianca tra pochi giorni, due leader assolutamente agli antipodi come Bush e Obama, sembrano essere riusciti a concordare una strategia anticiclica. In Italia tutte le riforme allo studio hanno un effetto comune, di questi tempi, assai pernicioso: quello di dividere invece di unire. Insomma, a parlar d’altro non solo si spreca il fiato, ma ci si fa del male.

2 commenti:
Dopo aver assistito alla puntata
IN 1/2 ORA di L. Annunziata, lo scontro di vedute tra Paolo Flores D'Arcais e Luciano Violante è apparso abissale e privo di "buon senso"= etica giuridica.
La posizione di Violante è inconcepibile :
-il POTERE POLITICO sia al di sopra della legge,
-il Parlamento non deve sottostare alle richieste legittime della Magistratura e quindi al rispetto del Codice di Procedura penale, invocando quell'art.68 che la Giunta al parlamento usa et abusa troppo spesso,come una vera e propria IMMUNITA'-IMPUNITA'.
Per quale innaturale anzi "divino privilegio" i parlamentari NON debbano rispondere davanti alla legge come tutti i cittadini non ci è dato saperlo, nonostante abbiano spesso valutato certe inchieste "giuridicamente corrette".
Olmert, in Israele, il primo Ministro in Belgio,ed in molti altri paesi del mondo il politico
"Indagato" anche con l'uso delle intercettazioni si dimette e
affronta la legge.
Possibile che in Italia si debba assistere ad una delegittimazione
dell'azione penale da parte della CASTA politica che ostacola l'iter delle indagini invocando la
SUPREMAZIA del Parere del Parlamento per evitare la Giustizia?
E' così che si vorrebbe risolvere la "questione morale"? E si vorrebbe un Parlamento pulito?
Ma sono rimasti in pochi ad invocare ancora la soluzione dei Processi in tempi ragionevoli rispettosi dell'art.111 della Costituzione, dell'abolizione dell'USO/ABUSO della Prescrizione,vera VERGOGNA dell'ingiustizia italiana, condannata più volte dalla Corte per la giustizia Europea di Strasburgo, il cui numero è triplicato negli ultimi 5 anni.
A nulla è valsa la Legge Pinto : ciò che conta è che l'imputato "eccellente"-di solito rappresentante di una delle CASTE- abbia pure una condanna senza una pena!
E che dire poi di quel "MOSTRO" giuridico qual è il Patteggiamento allargato che privilegia Caino a danno di Abele? Nessuna parità tra i due, nessun rispetto per Abele!
E di questo se ne parla sempre poco, ma è ciò che interessa ai cittadini per la VERA RIFORMA della Giustizia.
Eccellente, Maria: grazie per il tuo articolato ed esaustivo commento.
Buon Natale.
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