domenica 28 dicembre 2008

Reclusi da scoppiare, storie in celle tutto-esaurito

L'UNITA'
di DAVIDE MADEDDU


Sempre più stretti. Che ci si trovi al Nord o nelle Isole non fa differenza. In prigione si sta male, e gli spazi si riducono in maniera impressionante. E allora non è raro trovare detenuti costretti a dormire al terzo piano di un letto a castello che quasi sfiora la volta oppure sul materasso poggiato sul pavimento.

«Le carceri scoppiano nuovamente - spiega Riccardo Arena, avvocato penalista e conduttore di Radiocarcere la trasmissione che va in onda ogni martedì su Radio Radicale - i dati parlano di quasi 59mila presenze con un trend di entrate destinato ad aumentare e con una situazione ormai al limite».

Racconta anche alcune storie Riccardo Arena. Sono quelle che, ogni martedì, legge in diretta nel corso della sua trasmissione, dando voce a chi sta dietro le sbarre.«Mi risulta che sino a qualche tempo fa a Sulmona ci siano stati casi con quattro letti in una cella singola e detenuti costretti a sistemare il materasso per terra perché non c’era spazio». Oppure il caso di Roberto, detenuto a Lecce e invalido al cento per cento. «Mi ha scritto la lettera un compagno di cella - racconta Arena - dice che lo vede spegnersi pian piano. Ma una persona con questo grado di invalidità dovrebbe stare altrove non in carcere».

Eppoi c’è il caso del carcere dell’isola di Favignana in provincia di Trapani. «A cinquanta metri dalla piazzetta c’è il carcere invisibile - racconta - e sapete perché? È sotto terra. Le celle sono sotterranee. Pensate che i detenuti sentono che arrivano gli aliscafi perché in cella si sente in maniera molto forte il suono delle onde che si infrangono sugli scogli».

Un carcere limite che può contenere 95 persone e a ottobre (dati di radiocarcere) ne aveva 120, 9 dei quali imputati, 80 condannati e 30 internati, con la misura di sicurezza. «Questo carcere, dove per vedere la luce anche durante l’ora d’aria bisogna saltare, deve essere chiuso - continua ancora - l’aveva detto lo stesso ministro Castelli tre anni fa».

Sulla stessa lunghezza d’onda di Riccardo Arena anche Fabio Pagani della Uil penitenziari della Liguria che descrive il carcere di Marassi «come una pentola a pressione pronta a scoppiare». «Lo ribadiamo e confermiamo - dice - a oggi sono ottocento i detenuti ristretti e tale sovrappopolamento determina condizioni inenarrabili». Con celle che «somigliano sempre più a pollai e detenuti ammassati in spazi sempre più ristretti». Le prese di posizione non si fermano qui. «Ossia siamo alla soglia pre indulto - dice Francesco Quinti responsabile settore penitenziario della Funzione pubblica Cgil - e a questo punto ci si chiede cosa farà il governo». Quiti aggiunge: «Il ministro dice da tempo che questo problema sarà affrontato con la costruzione di nuove carceri. Ebbene, dato che per costruire una nuova struttura detentiva ci vogliono tra i 9 e i 13 anni, nel frattempo queste persone dove saranno sistemate? Si continuerà ad ammassarle in spazi sempre più ristretti?».

Patrizio Gonnella, presidente di Antigone non ha dubbi: «Ho visitato assieme all’assessore regionale alla Sanità del Lazio il carcere di Regina Coeli - spiega - ebbene, abbiamo trovato una situazione al limite della sopportazione». Un esempio?«In una cella di 15 metri quadrati ci stanno sei persone sistemate in letti a tre piani - dice - inoltre altre persone strette strette in spazi angusti che non dovrebbero essere neppure destinati alla detenzione». Non è comunque tutto. «È chiaro che ormai si stia sempre più stretti, e se passa il pacchetto sicurezza e il decreto Carfagna sulla prostituzione non ci sarà più spazio. La speranza - conclude -
è che non ci sia un passaggio, cosa tentata anche in passato, verso la privatizzazione delle carceri. Questo sarebbe veramente deleterio».

27 dicembre 2008

1 commento:

LUIGI A. MORSELLO ha detto...

Notizie del genere non le ho lette altrove, nell'altra stampa quotidiana.
E' significativo ?