lunedì 22 dicembre 2008

Subito un socio per Cai

L'ESPRESSO
MASSIMO RIVA


Dal 12 dicembre, con la stipula dell'atto di cessione, quel poco di buono che restava nella vecchia Alitalia è passato dalla mano pubblica a quella privata della cordata di Roberto Colaninno e soci. Non è che con questo, però, lo Stato e il potere politico siano usciti dalla gestione dei molti e pesanti problemi che la tormentata vicenda lascia aperti. Intanto, l'Erario continuerà a farsi carico di tutte le passività e di tutti gli oneri finanziari e previdenziali che il governo Berlusconi ha deciso di addossare alla generalità dei contribuenti per spianare la strada al decollo dell'operazione Cai. Un fardello non lieve perché stimabile vicino ai tre miliardi di euro. Cifra che da sola grida vendetta al cielo al solo pensiero che, nell'aprile scorso, è stata fatta cadere l'offerta con la quale Air France si dichiarava disposta a prendersi tutte le passività di Alitalia e a versare, per giunta, un miliardo tondo tondo al Tesoro.

Già simile precedente rende offensivo per l'intelligenza degli italiani che il presidente del Consiglio abbia voluto organizzare un pranzo ufficiale per conferire agli azionisti della cordata Cai la benemerenza di salvatori della patria. Un'iniziativa davvero pessima anche per il suo intento manipolatorio della realtà dei fatti: se mai c'è qualcuno che merita in materia l'appellativo di patriota, questo sventurato altri non è che il solito Pantalone, dalle cui tasche usciranno i tre miliardi necessari per far stare in piedi il sacco confezionato da Silvio Berlusconi.

Ma ancora oggi, non pago di tanta dissipazione di pubblico denaro, il premier insiste nel voler fare il 'deus ex machina' anche per il futuro della nuova Alitalia. Si sa che quest'ultima ha in corso trattative per aprire le porte del proprio capitale o ad Air France o a Lufthansa. Scelta obbligata per reggere nella dura competizione internazionale dove la rapida caduta dei margini operativi sta provocando una tumultuosa rincorsa alle fusioni societarie al termine della quale si avrà una concentrazione del mercato sotto il controllo di pochi grandi vettori aerei. Ed ecco, in questo marasma, di nuovo Berlusconi rimettere mani e piedi nel piatto: a suo avviso, infatti, Colaninno dovrebbe limitarsi a stringere accordi commerciali con partner stranieri e non offrire loro i poteri connessi alla posizione di azionista.


Evidentemente il Cavaliere si rende conto che l'arrivo di un socio estero, si tratti di Air France (soluzione più probabile) o di Lufthansa, non può che preludere al progressivo passaggio della nuova Alitalia sotto la piena gestione di chi - a differenza di Colaninno e soci - è un po' meglio attrezzato nel business del trasporto aereo. E perciò rema contro anche questa scelta inevitabile perché essa metterebbe a nudo tutta la fragilità della soluzione 'patriottica' da lui voluta e promossa contro ogni logica economica e finanziaria. Incurante del fatto che, in tempi di grandi fusioni fra vettori aerei in tutto il mondo, una nuova Alitalia in solitario finirebbe presto per rimanere uno straccio di bandiera, ma non più una compagnia. Con ulteriori e pesanti conseguenze per il portafoglio dei contribuenti.

(18 dicembre 2008)

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