sabato 3 gennaio 2009

Come le bucce un tempo



«Le bucce di mandarino... per la tombola… a Natale… Ricordi? Scorzette giallo- arancione spesso pallide e carnose ridotte in minuti pezzetti e poste provvisorie… sulle cartelle… sui numeri!...». Inizia più o meno così «Come le bucce un tempo», Spinelli Editore, opera seconda (la prima è “Le effimere non messaggere”) di Alfonso Vocca, intellettuale ebolitano, rinomato progettista con la passione della poesia.
E a dir il vero, con l’avvicinarsi del Natale, momento migliore proprio non c’era per dedicare a questa opera l’attenzione che merita. «Come le bucce un tempo» 119 pagine che vanno lette tutte d’uno fiato. Che ti rapiscono, che ti somigliano, che ti appartengono.
119 pagine dove i sentimenti, quelli veri, quelli sinceri, quelli vissuti e anche quelli un po’ sognati, fanno capolino tra immagini in bianco e nero, segreti, spaccati di vita quotidiana e interrogativi che ti accompagnano in un viaggio meraviglioso che si chiama vita.
La vita dell’autore-poeta-progettista, ma anche la vita di ogni lettore, muratore, imprenditore, netturbino, ingegnere, macellaio, professore, dipendente, indipendente, alto, basso, grasso, magro, nero e bianco, ebreo e musulmano, donna, uomo… purché sia «libero, brillante, ammodo, misurato, maturo, risoluto, pratico, poeta, coraggioso, intelligente, flessibile, inflessibile, compagnone, combattivo, franco, ideatore, seduttore, pragmatico, speciale, spiritoso, sorridente… sarà così. Se da grande sarà così sarà veramente un uomo».
«Come le bucce un tempo», è uno spaccato di vita di ognuno di noi. Chi non ha mai ammirato un «Albero al sole», desiderato «Un pane bianco profumato», ripensato a «Incubi fitti ed infiniti»?.
La penna è quella di Alfonso Vocca. Il sogno misto a realtà, è di chiunque si avvicini a questa opera, di chiunque ripensi o abbia ripensato, almeno una volta, all’«Autunno bruno», al «Temporale», a «Quell’anello al dito che…» o solo alla «Vecchia scrivania».
Chi di voi, tra di voi, non si porta nel cuore la «Memoria dei luoghi dentro»?.
E Alfonso Vocca nella sua brillante opera che nasconde, pagina dopo pagina, una serie di pensieri, di analisi, di valutazioni e di ricordi, dedica alla città di Eboli una ode, unica e singolare. Una sorta di denuncia sociale, un avvertimento, un richiamo alla sensibilizzazione, dei cittadini, ma anche e soprattutto degli amministratori.
«E’ la loro città, quasi morta ammazzata. Vissero ragazzini qui i loro giochi tra corse e rincorse nei vicoli nei cortili a rotolar per scale e scalelle… Vivono oggi adulti qui, con in mente passato presente futuro. La memoria dei luoghi dentro stampata nel petto…».
E poi, ancora uno sguardo, un ricordo.
«Dorme, moribonda quasi, in coma profondo, adagiata…».
E si pensa a Montedoro, Monte Sant’Ermo, ai valloni Tiranna e Tufara e ancora al Castello Colonna fino alle cinque Porte: Santa Caterina, Santa Sofia, Pendino, Borgo, Barbacani.
«Son pietre che per sangue ci appartengono
: Santa Maria ad Intra, Magnagrecia, Attrizzi, Caccone, Marcangioni, Santa Croce, San Biagio, San Nicola, la Salita della Selce, Piazza Borgo, Il Paparone, Sant’Antonio, Il Paradiso, Largo Santa Sofia, San Lorenzo, San Francesco che s’arrocca in su, Piazza Porta Dogana, fulcro della città col Vecchio Municipio, Piazza Pendino, Salita Ripa, San Cosimo, San Pietro alli Marmi dai Cappuccini…e oltre più su al Vecchio Serbatoio, alla Ruota del Mulino, al burrone dell’Ermice, ai Due Pioppi alle Sorgenti…».
Come le bucce…un tempo…


Silvana Scocozza


COMMENTO

Alfonso Vocca è un mio amico di gioventù, siamo stati a scuola assieme, mi insegnò a ballare il tango e tante altre danze oggi desuete fra i giovani.
Le vicende della vita ci avevano un po' allontanati, soprattutto perchè io ho trascorso gli ultimi quant'anni della mia vita a fare un lavoro 'socialmente utile' (direttore di carcere), ma ogni volta che tornavo a Eboli, assieme alla mia famiglia, tutti gli anni, Alfonso era lì pronto a regalarmi un sorriso, una stretta di mano, con grande cortesia indice di un animo gentile, ma anche di un caro amico, affabile e amabile.
Solo di recente, dopo il mio pensionamento, i periodi di permanenza a Eboli si sono allungati e noi due vecchi amici ci siamo ritrovati, ho scoperto che scriveva poesie, mi sono affrettato ad acquistare il primo volume di poesie pubblicato: "Le effimere non messaggere", leggendo quà e là (io non amo la poesia) versi che mi hanno toccato in modo per me sorprendente.
E poi ho visto la sua attività di progettista, meglio i risultati di tale attività e, confesso, ho sì ritrovato un caro amico ma ho scoperto anche un uomo nuovo, ricco di fantasia, versatile.
Posso affemare ed affermo che sono orgoglioso di avere in lui un caro e prezioso amico.
Luigi Morsello

Nessun commento: