venerdì 2 gennaio 2009

Gaza, stranieri autorizzati a partire

IL CORRIERE DELLA SERA


GAZA - Si allunga la tragica lista dei morti nella Striscia di Gaza. Venerdì tre bambini palestinesi sono rimasti uccisi in un bombardamento dell'aviazione israeliana: i tre fratelli, tra i 7 e 10 anni, stavano giocando per strada nella zona di Al Qarara, a Khan Yunes, forse vicino a una postazione di lancio di razzi. Continua dunque a pieno ritmo l'operazione «Piombo fuso» e nel settimo giorno di offensiva Israele ha continuato a bombardare la Striscia di Gaza fin dalle prime ore del mattino, mentre dalla Striscia sono stati sparati nuovi razzi. L'attacco ha fatto, secondo l'ultimo bilancio, oltre 420 morti e 2.180 feriti. E mentre lungo il confine con il Territorio palestinese sono ammassati soldati e carri armati per la probabile offensiva terrestre, l'esercito ha autorizzato l'evacuazione degli stranieri residenti a Gaza. I palestinesi con passaporto straniero hanno iniziato dunque a lasciare l'area. Sono in totale 367 persone: 168 russi, 85 ucraini, 28 moldavi, 25 kazaki, 15 bielorussi, 33 americani, sette turchi e sei norvegesi, secondo cifre fornite dal ministero degli Esteri israeliano. I passaggi sono stati concordati con le ambasciate interessate, che prenderanno in carico le persone al valico di Eretz nel nord della Striscia per poi condurle ad Allenby, al confine con la Giordania. Il valico era stato chiuso sabato dopo l'inizio delle operazioni israeliane, salvo permettere il passaggio di un numero limitato di feriti tra i civili palestinesi perché potessero raggiungere ospedali israeliani.

UN ITALIANO RESTA - Vittorio Arrigoni, l'unico italiano rimasto a Gaza, e altri sette volontari stranieri dell'International solidarity movement (Ism) hanno deciso invece di non abbandonare il Territorio palestinese. «Da qua non ci schiodiamo, invece di aprire i varchi per farci uscire perché non fanno entrare i medici internazionali? - ha detto al telefono Arrigoni -. Se restiamo qui almeno possiamo testimoniare cosa accade e forse sarà un deterrente per l'esercito israeliano che da giorni assedia quest'area». I volontari dell'Ism scriveranno una lettera alle autorità israeliane per chiedere l'apertura immediata dei valichi per tutti i residenti della Striscia e scorteranno le ambulanze per evitare che vengano colpite durante i bombardamenti. Oltre ai beni di prima necessità e all'elettricità nella zona comincia a mancare l'acqua. «Alcune bombe hanno distrutto gli impianti idrici - ha spiegato Arrigoni -. Noi potremmo benissimo andarcene, ma pensiamo ai palestinesi che non avranno mai questa possibilità».

MISSIONE UE - Sul fronte diplomatico si muove l'Unione europea. Il ministro degli Esteri della Repubblica ceca sarà domenica in Medio Oriente con l'obiettivo di ottenere «un immediato cessate il fuoco che metta fine subito alla perdita di vite umane». Karel Schwarzenberg sarà a capo di una delegazione che comprende Javier Solana, l’alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza della Ue, Benita Ferrero-Waldner, commissario per le Relazioni esterne, e i ministri degli Esteri di Francia e Svezia, Bernard Kouchner e Carl Bildt, che rappresentano rispettivamente la prossima e la passata presidenza di turno dell'Unione. La delegazione, promossa dal premier ceco Topolanek, che però non ne farà parte, andrà al Cairo, Tel Aviv, Ramallah e Amman per incontri «con personalità di alto livello». Lunedì il presidente francese Sarkozy andrà in Egitto, Cisgiordania, Israele e martedì in Siria e Libano. Le due delegazioni avranno probabilmente un incontro comune con il presidente dell'Autorità palestinese Abu Mazen.

COLPITI 20 OBIETTIVI - Nella mattinata di venerdì i caccia israeliani hanno colpito una ventina di obiettivi di Hamas, tra cui la casa di uno dei responsabili del movimento, Mohammed Matouk, che secondo i servizi segreti israeliani veniva utilizzata come deposito di armi e munizioni. C'è stata un'esplosione nel campo profughi di Jabalya e un palestinese sarebbe rimasto ucciso. Quattro razzi di Hamas hanno colpito la città di Ashqelon provocando il ferimento leggero di due persone, altri razzi sono stati sparati contro le comunità agricole israeliane del Neghev occidentale, dove non si segnalano vittime. Hamas ha indetto la «Giornata della collera» dopo l'uccisione di uno dei suoi cinque principali leader, il falco Nizar Rayan, morto in un raid aereo insieme alle quattro mogli, dieci dei suoi dodici figli e a due vicini e il ministro israeliano della Difesa Ehud Barak ha ordinato la chiusura dei transiti fra la Cisgiordania e Israele. La polizia israeliana ha decretato lo stato di allerta nel timore che la popolazione araba dia vita a manifestazioni di protesta. Reparti rafforzati di polizia sono schierati in Galilea e nel Neghev.

PROTESTE - La giornata di preghiera nell’Islam è funestata da rabbiose proteste a Ramallah, Hebron e Gerusalemme, dove ci sono stati scontri tra i fedeli e la polizia isrealiana. Sfidando i raid centinaia di persone hanno partecipato a Jabaliyah ai funerali di Rayan. I sostenitori di Hamas hanno inneggiato slogan contro Israele, promettendo vendetta. Il 51enne professore di diritto islamico era noto per aver partecipato personalmente a scontri armati con le forze israeliane e per aver inviato uno dei propri figli in una missione suicida che nel 2001 aveva causato la morte di due israeliani. Al Jazira ha mostrato inoltre un’imponente folla di palestinesi a Ramallah, roccaforte di Al Fatah e del presidente dell’Anp Abu Mazen. Un gruppo di giovani ha dato fuoco alla bandiera israeliana. Al Jazira ha precisato che la manifestazione è stata convocata da tutte le fazioni palestinesi. A Gerusalemme ci sono stati scontri dopo che si era formato un imponente corteo, davanti alla Spianata delle Moschee. Gli scontri sono avvenuti però a Gerusalemme est, fuori dalla città vecchia, dove era vietato l’accesso agli arabi maschi di più di 50 anni e a chiunque non avesse la cittadinanza israeliana o un permesso di residenza in Israele.

VOLANTINI - La guerra si combatte anche sul fronte psicologico e oggi gli aerei israeliani hanno lanciato su Gaza una enorme quantità di volantini in cui viene chiesto l'aiuto attivo della popolazione per identificare le località da dove i miliziani palestinesi sparano razzi, allo scopo di neutralizzarli per tempo. «Cara popolazione della striscia di Gaza, sii responsabile del tuo destino - si legge nei volantini, secondo la traduzione della agenzia di stampa palestinese Maan -. I lanciatori di razzi e i terroristi rappresentano una minaccia per voi. Se volete aiutare la vostra gente chiamate il numero segnato in basso e forniteci le informazioni necessarie. I futuri spargimenti di sangue sono nelle vostre mani. Non esitate! Saremo lieti di ricevere ogni informazione che avete, non dovete identificarvi. Il tutto resterà segreto». Il testo si conclude con un numero telefonico della zona di Gerusalemme e con un indirizzo mail a cui i palestinesi di Gaza possono rivolgersi. Infine, le conseguenze dello scontro si sentono anche sulla vita quotidiana: la polizia israeliana ha ordinato la cancellazione di tutte le partire di calcio tra squadre palestinesi e israeliane in programma nel fine settimana, nonostante l'appello del presidente dell'associazione di calcio israeliana Avi Luzon, che aveva chiesto che le gare si svolgessero secondo il calendario stabilito.

MANIFESTAZIONI - Continuano in diverse parti del mondo le manifestazioni di solidarietà alla popolazione della Striscia di Gaza. A Kabul, in Afghanistan, alcune migliaia di persone si sono radunate sotto uno striscione che mostra le immagini dei leader di Hamas per chiedere la fine dell'embargo su Gaza e dei raid israeliani. Alla manifestazione partecipano anche deputati islamici e filo-governativi ma vengano anche lanciati slogan in favore del Jihad e degli attacchi kamikaze contro Israele. Manifestazioni analoghe si stanno svolgendo nei centri minori dell'Afghanistan e in Pakistan. La più importante è a Islamabad, dove nella moschea principale, in occasione della celebrazione del venerdì, è stata recitata una preghiera speciale per le vittime di Gaza. Manifestazioni anche a Rawalpindi, Quetta, Lahore, Peshawar e Karachi. Violenti scontri ad Amman, in Giordania, tra la polizia e un gruppo di manifestanti pro-palestinesi. Al Cairo e ad Alessandria d'Egitto le forze di sicurezza egiziane hanno arrestato una ventina di Fratelli Musulmani e hanno fermato centinaia di persone che si stavano radunando per un sit-in di protesta davanti alla moschea Al Fath. Ci sono stati scontri con una decina di feriti, compreso un ufficiale di polizia.

IN ITALIA - Sabato 3 gennaio sono in programma proteste anche in Italia, con lo slogan «Basta con il massacro dei palestinesi», e in particolare a Roma, Milano, Vicenza, Pisa e altre città. L'iniziativa è del Forum Palestina. Nella capitale un corteo parte alle 16.30 da piazza della Repubblica per concludersi in piazza Barberini. Quattro le richieste dei promotori: «Fermare i bombardamenti su Gaza; mettere fine all'impunità per il terrorismo di stato israeliano; rompere le complicità sul piano politico, militare ed economico tra lo stato italiano e Israele; denunciare l'informazione manipolata sui massa media che uccide le coscienze così come le bombe uccidono le persone». Aderiscono, oltre a molte associazioni, il partito dei Comunisti italiani. Rifondazione comunista, il partito Comunista dei Lavoratori, la Rete dei Comunisti, la Sinistra Critica e i Cobas. I Giovani Musulmani d'Italia fanno un appello al governo italiano perché «assuma un ruolo di primo piano in seno all'Unione Europea, per una definitiva cessazione dei bombardamenti» e della «violentissima offensiva israeliana che sta assumendo i tratti inconfondibili del massacro».

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