sabato 3 gennaio 2009

«La crisi? Può liberarci dalle ingiustizie e da chi vende frottole»

L'UNITA'
di Simone Collini

«La crisi? Va mutato radicalmente il modello di sviluppo che l’ha provocata». Giorgio Ruffolo ha pubblicato la primavera scorsa il libro Il capitalismo ha i secoli contati. «Non si tratta di aspettare che questa crisi passi e intanto continuare a spendere, come ho sentito dire da qualcuno - sostiene l’esponente del Pd - Si tratta di agire. Solo così può nascere, come dice il presidente Napolitano, una società più giusta. E, aggiungo io, meno stupida».
Come, stupida?
«Sarebbe bello se la crisi ci liberasse non solo delle ingiustizie ma anche dei venditori di frottole, quelli che fino a ieri ci hanno indicato come il colmo della saggezza l’indebitamento finanziario, che hanno esaltato la produzione di denaro per mezzo di denaro, che hanno proposto alla nostra ammirazione come grandi manager dei grandissimi imbroglioni e come finanza creativa gli assegni a vuoto e le catene di Sant’Antonio».

Limitiamo il discorso alla crisi come occasione per cambiare gli aspetti più ingiusti della società: un pio desiderio o è possibile riuscirci?
«È possibile, se si affronta la crisi con il giusto atteggiamento».

Cioè?
«Pensiamo al discorso di fine anno di Napolitano. Noto delle grandi differenze rispetto all’atteggiamento di Berlusconi, che dice fate come se la crisi non ci fosse, continuate a consumare. Come se tutto si riducesse a un semplice, come si dice a Napoli, ha da passà ‘a nuttata. Il Capo dello Stato usa invece il linguaggio della verità, ci dice che la crisi è grave ma che non dobbiamo avere paura se non della paura stessa. Citazione di Roosevelt, un presidente che non aspettò la fine della nottata e che intraprese grandi riforme del sistema».

Citazione ricordata sull’Unità di ieri, insieme a un riferimento al discorso che fece Berlinguer all’Eliseo nel ‘77: «Austerità significa rigore, efficienza, serietà, significa giustizia». Lei la vede questa convergenza tra il discorso di Napolitano e quello di allora?
«Sì, anche se continuo a pensare, come già dissi allora, che è meglio la parola sobrietà. Austerità mi sa di punitivo, e noi abbiamo bisogno non soltanto di restrizioni e discipline ma anche di idee creative, speranze. Certo che il consumismo indecente e ridicolo ha fatto il suo tempo, ma parlare solo di austerità non è rispondere alle necessità delle persone, che hanno bisogno di disciplina morale insieme a prospettive di sviluppo, miglioramento, felicità».

E lei cosa dice, la sinistra italiana le dà queste prospettive?
«Non direi proprio. E anzi quello che mi preoccupa, oltre alla crisi, è l’incapacità della sinistra di poterla fronteggiare con una sua strategia riformista e non con un riformismo fatto soltanto di parole. Mi auguro che nella conferenza programmatica del Pd si affrontino questi problemi. Non lasciamo soltanto a Papa Ratzinger questo compito».

Si parlava di Napolitano e tira in ballo il Santo Padre?
«Perché c’è un’oggettiva convergenza tra quanto detto dal Capo dello Stato sulla crisi come opportunità per una società più giusta e quanto detto da Papa Ratzinger. Sono distante mille miglia dalla sua teologia, ma sulla gravità della crisi e sul modo di affrontarla si è espresso in modo ineccepibile. Di fronte alla vastità della crisi, ha detto, occorre mutare radicalmente il modello di sviluppo che l’ha provocata. Insomma non si tratta di aspettare ma di agire in profondità. Si tratta di fare i conti con un tipo di economia che è ecologicamente distruttiva e socialmente ingiusta».

Agire in quale direzione?
«Quella di uno sviluppo che sia radicalmente diverso da quello attuale. E significa anzitutto fare bene i conti, distinguendo ciò che aumenta la ricchezza da ciò che la riduce, ciò che è bene e ciò che è male. Noi abbiamo come indice supremo dell’economia il Pil, che è semplicemente assurdo perché rappresenta lo slogan della Rai, di tutto di più. Una per tutte: più traffico d’armi? Uguale più Pil. Bisognerebbe definire un quadro di misuratori che esprima i traguardi più significativi. Che poi sono proprio le direzioni lungo le quali reallizzare un nuovo modello di sviluppo: l’equilibrio ecologico, cioè abbandonare l’assurdità della crescita illimitata, il principio della cooperazione sociale, cioè la priorità dei beni collettivi come l’educazione e la salute sui beni privati, lo sviluppo dell’economia associativa rispetto a quella gestita da mercato e Stato, un’economia che sia rivolta al sapere e all’essere, piuttosto che al consumo e all’avere».

Guardando all’immediato: secondo lei il governo ha adottato misure sufficienti ad arginare gli effetti della crisi?
«Non mi pare proprio, e non c’è dubbio che a essere maggiormente colpiti saranno i più deboli, disoccupati, precari, risparmiatori che perdono i loro risparmi senza aver avuto alcuna responsabilità nella crisi. Insomma chi nella scala sociale è in basso. Ha fatto benissimo Napolitano a rivolgere l’attenzione soprattutto a loro. Ed è in questa direzione che dovrebbe essere indirizzata molto più efficacemente di quanto fatto finora l’azione del governo».
scollini@unita.it

03 gennaio 2009

1 commento:

LUIGI A. MORSELLO ha detto...

Venditori di frottole: straordinario !