martedì 27 gennaio 2009

LA ROTTA PERDUTA

L'UNITA'
CONCITA DE GREGORIO
26 GENNAIO 2009

Incredibili le foto dei clandestini di Lampedusa che manifestano abbracciati agli isolani. La gente li ha accolti nelle case, gli ha dato da mangiare poi ha marciato con loro. Emanuele Crialese, che a Lampedusa ha girato «Respiro», dice della gente del posto: «I loro padri uscivano sui cargo coi portoricani, gli africani. Erano costretti a mantenere le famiglie girando per il mondo: anche loro». Incredibile in un paese dove chi ha la pelle nera non diventa presidente: chi ha la pelle nera fa paura. Incredibile il racconto di Claudio Camarca, che era lì ieri: «Quegli uomini vivono in duemila in un centro che ne può tenere al massimo settecento, bagni intasati e colmi di escrementi». Incredibile che sia solo Dario Franceschini (anche lui era lì) a dire: «Fermare i trasferimenti come ha fatto Maroni significa far esplodere Lampedusa: luogo simbolico, per la Lega non è nemmeno Italia. Martedì il governo firmerà un accordo con la Tunisia per far rimpatriare i tunisini 200 alla volta. Lì ce ne sono mille. Cosa pensa che faranno quando si accorgeranno che li stanno rimandando indietro?». Incredibile il commento di Silvio Berlusconi davanti alle immagini della folla a mani tese in corteo: «Stavano andando in paese come sempre, magari a bere una birra».

Ha poi anche promesso, il presidente del Consiglio, di mandare trentamila soldati nelle città a garantire la sicurezza dei cittadini. Trentamila soldati svuoterebbero le caserme d'Italia. Bisognerebbe dar loro poteri speciali: i militari, in base alla legge, oggi non possono neppure fermare un cittadino per strada. Pensano di dare ai soldati poteri speciali? Qual è il progetto? Achille Serra, che di sicurezza si è occupato con qualche successo, ripete che l'unico modo di intervenire è «prevenzione e solidarietà». Prevenzione. Il sindaco di Guidonia ne parla con Eduardo De Blasi. Guidonia, dove una coppia di ragazzi è stata aggredita e ridotta a un passo dalla morte, è un'altra terra di nessuno. Non nei mari d'Africa: accanto a Roma.

Il giovane italiano che ha violentato una coetanea a Capodanno è stato rimandato a casa dai giudici. Alemanno il sindaco ha attaccato la magistratura, Alfano il ministro ha mandato gli ispettori. Poi Maroni, anche lui ministro, ha detto che nelle città non c'è abbastanza luce: dopo si è corretto, non si riferiva a Roma. Non ce l'aveva col collega di coalizione. Un triste gioco di rimbalzi di responsabilità. Non saranno i soldati né le lampade a difendere i più deboli. La violenza che accalca gli uomini come bestie nelle stalle, che usa le donne come bambole gonfiabili di un videogioco criminale è nella testa di chi si sente in diritto di farlo. È nelle case prima che nelle strade. Nel palazzi prima che nelle baracche. È un lungo e difficile cammino quello che abbiamo davanti: ritrovare il seme della convivenza e del rispetto. Non serviranno le minacce e le sanzioni, non basteranno. Non trentamila soldati né centomila, non tutte le lampadine del mondo. La dissuasione è nell'etica della responsabilità, non nella minaccia. Quella, semmai, corregge la rotta di chi perde la strada. Il compito di chi governa è indicare la rotta. Dopo, solo dopo, difenderla.

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