8/1/2009
GIANGIORGIO SATRAGNI
GIANGIORGIO SATRAGNI
Estraneo alle mode, cultore di un linguaggio suo che lavora sull’impercettibile soglia tra silenzio e musica, Salvatore Sciarrino è protagonista di un cofanetto interamente dedicato ai suoi lavori orchestrali. Dalle Variazioni del 1974 a Shadow of Sound del 2005 l’esperta Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, abilmente guidata da Tito Ceccherini, dipana un universo acustico in cui gli strumenti schiudono un mondo prevalentemente notturno, che è tale ovunque, non solo nell’Allegoria della notte con violino solista Marco Rogliano. Il sussurro, il soffio, il gemito: sono gli ingredienti di una musica che richiede orecchio finissimo e interpreti attenti e devoti.
È un universo statico che può esser rotto all’improvviso da una campana, come ne I fuochi oltre la ragione. La drammaturgia evidente di un pezzo è surrogata dalla recitazione, come quella di Moni Ovadia in Morte di Borromini o dagli interventi non diafani del pianoforte di Daniele Pollini in Recitativo oscuro. Emerge Sciarrino a tutto tondo, incluso il suo limite più forte: aver lavorato nel tempo con costanza a un’idea, affinandola certo con fascino, ma fino a un manierismo estenuato.
È un universo statico che può esser rotto all’improvviso da una campana, come ne I fuochi oltre la ragione. La drammaturgia evidente di un pezzo è surrogata dalla recitazione, come quella di Moni Ovadia in Morte di Borromini o dagli interventi non diafani del pianoforte di Daniele Pollini in Recitativo oscuro. Emerge Sciarrino a tutto tondo, incluso il suo limite più forte: aver lavorato nel tempo con costanza a un’idea, affinandola certo con fascino, ma fino a un manierismo estenuato.


1 commento:
Interessante.
Posta un commento