IL VELINO
16 gennaio 2009
È stato rinviato a giudizio con l’accusa di omicidio volontario l’agente di polizia Luigi Spaccarotella che l'11 novembre del 2007 — nell'area di servizio Badia al Pino dell'autostrada del Sole — sparò un colpo di pistola che uccise Gabriele Sandri, “Gabbo” per gli amici, il giovane tifoso laziale. Il gup Luciana Cicerchia dopo aver respinto la richiesta dei difensori del poliziotto di giudizio abbreviato condizionato all’acquisizione di alcune prove ritenute a discarico, ha disposto il rinvio a giudizio sulla base delle conclusioni del pm Giuseppe Ledda. La prima udienza del processo, davanti alla Corte d’Assise di Arezzo, è fissata per il 20 marzo. La battaglia tra accusa e difesa, come era prevedibile, si sposterà dunque in aula. Il pm ha già fatto preparare un breve video animato al computer che ricostruisce i fatti secondo le conclusioni alle quali sono giunti i periti dell’accusa Domenico Compagnini e Paolo Russo. Il filmato dura 1 minuto e 37 secondi e si basa, oltre che sulla relazione dei tecnici, anche sulle dichiarazioni di quattro testimoni. Si vede la pattuglia della polizia stradale che aziona la sirena mentre gli otto tifosi (cinque della Lazio e tre della Juventus) urlano e si azzuffano vicino a un’auto ferma davanti all’autogrill. Poi, scappano. Dalla carreggiata opposta l’agente Spaccarotella, con la pistola in mano, intima: “Fermi! Che fate...”, poi spara in aria.
Dopo il colpo, i giovani scappano verso la loro auto, l’agente corre anche lui, parallelo all’auto ma dall’altra parte della carreggiata autostradale, per quasi un minuto: non può attraversare le quattro corsie dell’autostrada delimitata da una griglia metallica. Poi, il secondo avvertimento: “Fermi! Dove andate...”. Il poliziotto impugnando la calibro 9 corre ancora 30 secondi, intanto i cinque giovani, tra i quali Sandri, salgono a bordo dell’auto e mettono in moto. L’auto imbocca l’uscita dall’area di servizio, l’agente impugna la pistola, questa volta con due mani, prende la mira e preme il grilletto. Il proiettile oltrepassa la prima rete metallica e le due corsie dell’autostrada poi colpisce la griglia che divide le due carreggiate e viene deviato sulla sinistra e centra il lunotto laterale posteriore della vettura. Sandri è seduto al centro sul sedile posteriore. Il proiettile lo colpisce mortalmente alla base del collo. Ed è proprio su questo punto che sia la difesa, sia il legale di parte civile per la famiglia Sandri non sono d’accordo e offrono una versione divergente rispetto alle testimonianze dell’accusa.
Per gli avvocati di Spaccarotella l'agente non sparò con due mani perché il colpo sarebbe invece partito accidentalmente durante la corsa. In secondo luogo sarebbe stata determinante la deviazione impressa al proiettile dalla rete metallica alla quale fa riferimento anche l’accusa. La versione della difesa è stata anch’essa “messa in scena” con un altro video dall’ufficio della Procura di Arezzo. Così da confrontare i due filmati. Per il legale dei Sandri invece l'agente mirò sparando con due mani, come dice anche il pm, ma a differenza di quanto sostiene l’accusa il colpo non fu deviato dalla rete metallica. Il “ruolo” della rete metallica è uno degli elemento decisivi. Per la difesa la deviazione che ha impresso al colpo di pistola consentirebbe di escludere l’omicidio volontario. Gli avvocati puntano ad una trasformazione del capo d’imputazione: nella peggiore, dal punto di vista difensivo, delle ipotesi l’accusa potrebbe passare a omicidio volontario con dolo eventuale. In termini di pena significherebbe 18 o al massimo 22 anni contro i 30 per il volontario “pieno” (l’ergastolo è comunque escluso dall’assenza di aggravanti come la premeditazione o il motivo “abietto e futile”).
Ma gli avvocati ritengono di poter ottenere anche un omicidio colposo che, in teoria, potrebbe essere “semplice” o aggravato dalla cosiddetta “colpa cosciente”. Quattro anni al massimo nel primo caso otto nel secondo. Nel corso del processo la difesa rinnoverà la richiesta di un sopralluogo nell’area autostradale di sosta. La stessa istanza che ha, di fatto, causato il rigetto, da parte del gip, del rito abbreviato. La legge infatti prevede che il rito abbreviato non consente di acquisire ulteriori elementi rispetto a quelli già agli atti. Si annuncia un dibattimento complesso, lungo, che ruoterà attorno a perizie balistiche per stabilire le traiettorie e a testimonianze contrapposte per la ricostruzione della “posizione di sparo”.
Dopo il colpo, i giovani scappano verso la loro auto, l’agente corre anche lui, parallelo all’auto ma dall’altra parte della carreggiata autostradale, per quasi un minuto: non può attraversare le quattro corsie dell’autostrada delimitata da una griglia metallica. Poi, il secondo avvertimento: “Fermi! Dove andate...”. Il poliziotto impugnando la calibro 9 corre ancora 30 secondi, intanto i cinque giovani, tra i quali Sandri, salgono a bordo dell’auto e mettono in moto. L’auto imbocca l’uscita dall’area di servizio, l’agente impugna la pistola, questa volta con due mani, prende la mira e preme il grilletto. Il proiettile oltrepassa la prima rete metallica e le due corsie dell’autostrada poi colpisce la griglia che divide le due carreggiate e viene deviato sulla sinistra e centra il lunotto laterale posteriore della vettura. Sandri è seduto al centro sul sedile posteriore. Il proiettile lo colpisce mortalmente alla base del collo. Ed è proprio su questo punto che sia la difesa, sia il legale di parte civile per la famiglia Sandri non sono d’accordo e offrono una versione divergente rispetto alle testimonianze dell’accusa.
Per gli avvocati di Spaccarotella l'agente non sparò con due mani perché il colpo sarebbe invece partito accidentalmente durante la corsa. In secondo luogo sarebbe stata determinante la deviazione impressa al proiettile dalla rete metallica alla quale fa riferimento anche l’accusa. La versione della difesa è stata anch’essa “messa in scena” con un altro video dall’ufficio della Procura di Arezzo. Così da confrontare i due filmati. Per il legale dei Sandri invece l'agente mirò sparando con due mani, come dice anche il pm, ma a differenza di quanto sostiene l’accusa il colpo non fu deviato dalla rete metallica. Il “ruolo” della rete metallica è uno degli elemento decisivi. Per la difesa la deviazione che ha impresso al colpo di pistola consentirebbe di escludere l’omicidio volontario. Gli avvocati puntano ad una trasformazione del capo d’imputazione: nella peggiore, dal punto di vista difensivo, delle ipotesi l’accusa potrebbe passare a omicidio volontario con dolo eventuale. In termini di pena significherebbe 18 o al massimo 22 anni contro i 30 per il volontario “pieno” (l’ergastolo è comunque escluso dall’assenza di aggravanti come la premeditazione o il motivo “abietto e futile”).
Ma gli avvocati ritengono di poter ottenere anche un omicidio colposo che, in teoria, potrebbe essere “semplice” o aggravato dalla cosiddetta “colpa cosciente”. Quattro anni al massimo nel primo caso otto nel secondo. Nel corso del processo la difesa rinnoverà la richiesta di un sopralluogo nell’area autostradale di sosta. La stessa istanza che ha, di fatto, causato il rigetto, da parte del gip, del rito abbreviato. La legge infatti prevede che il rito abbreviato non consente di acquisire ulteriori elementi rispetto a quelli già agli atti. Si annuncia un dibattimento complesso, lungo, che ruoterà attorno a perizie balistiche per stabilire le traiettorie e a testimonianze contrapposte per la ricostruzione della “posizione di sparo”.


1 commento:
Come di consueto, impeccabile pezzo di Roberto Ormanni, titolare della cronaca giudiziaria de IL VELINO.
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