
IL CORRIERE DELLA SERA
ROMA - «Ho fiducia che il messaggio di fine d'anno per una convergenza sulle riforme possa essere raccolto» ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. A una domanda se sulle riforme ci sarà un ampio consenso condiviso, il Capo di stato ha risposta così: «Se non lo avessi ritenuto, non avrei fatto il discorso. Lo ho fatto nella fiducia e nella convinzione che possa essere raccolto il messaggio però l'ho detto e lo ripeto non soltanto dalle forze politiche ma da tutte le componenti della società».
AFFINITÀ COL PAPA - «Parliamo da tribune diverse, ma con un linguaggio necessariamente affine», ha anche detto Napolitano, riferendosi alle parole del Santo Padre pronunciate ieri, che hanno punti in comune con il discorso di fine anno dello stesso capo dello Stato. «Ho visto anche che qualche giornale ha ripreso qualche affinità con il discorso del Cancelliere Merkel e con quello del primo ministro Gordon Brown - ha aggiunto il presidente della Repubblica - il tema della crisi è il tema centrale in tutti i Paesi europei come punto di riferimento per l’azione pubblica».
02 gennaio 2009

1 commento:
E' mio fermo convincimento che si stiano compiendo errori simili a quelli fatti da re Vittorio Emanuele III, che portarono alla consegna dell'Italia al fascismo, alla disastrosa II^ guerra mondiale, alla caduta di Casa Savoia (vista la discendenza, questo non fu un male) e della forma monarchica dello Stato.
Invece di auspicare il potenziamento del CSM, del quale è presidente di diritto, Giorgio Napolitano ha aderito al partito che vuole la sottomissione della magistratura, che è un rimedio peggiore del male.
Finirà male, con una divisione dell'ufficio del P.M. da quello del GIUDICANTE, con una inesorabile sottomissione del Pubblico Accusatore al potere politico, evento tragico e funesto che si verificherà anche se si dovesse fare una miniriforma che riattribuisca al procuratore della Repubblica il potere gerarchico sui suoi sostituti.
In tal caso verrebbe meno il bilanciamento dei poteri nell'ambito dell'ordine giudiziario, più precipuamente della Pubblica Accusa.
Invece di tentare vie per premiare il merito e non l'appartenenza aad una corrente, si concentra il potere (oggi, non 100 anni fa) nella mani di pochissimi magistrati: i Procuratori della Repubblica.
E' questo che vuole Napolitano ?
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