martedì 13 gennaio 2009

Vigilanza, Villari non arretra

IL CORRIERE DELLA SERA

ROMA — Riccardo Villari non solo non si dimette ma va avanti. E convoca per giovedì alle 14 la commissione di Vigilanza mettendo all'ordine del giorno anche la nomina del Consiglio di amministrazione, scaduto da giugno: si tratta di uno dei poteri principali della commissione parlamentare di Vigilanza. «Cerco di lavorare, sono sereno, sto approfondendo i problemi, ho il massimo rispetto per tutti i pareri...» ha detto ieri rapidamente Villari in mattinata.

In realtà ha lavorato, chiedendo agli uffici della commissione quali fossero gli «atti dovuti» della Vigilanza, cioè gli impegni improcrastinabili sotto il profilo istituzionale. Infatti all'ordine del giorno appare la disciplina per le elezioni in Sardegna, la costituzione della sottocommissione per l'accesso, la disciplina delle trasmissioni nel periodo non elettorale (incluse quindi le tribune politiche). E poi la nomina del nuovo Cda Rai. In serata un'altra dichiarazione: «Alla luce degli adempimenti obbligatori cui la Vigilanza deve ottemperare, ho proceduto, nel massimo rispetto della Giunta per il regolamento e delle posizioni assunte da autorevoli rappresentati di tutte le forze politiche, alla convocazione della commissione per giovedì». Marco Pannella insiste: «Villari non può dimettersi, se non compiendo un atto veramente illegale, prima di aver fatto adempiere alla commissione parlamentare alcuni atti essenziali e inderogabili anche sotto il profilo costituzionale, così come ha ricordato lo stesso presidente della Repubblica. Eravamo vicini a un ripensamento anche nel Pd sul caso Villari... ma ora il monopartitismo perfetto, quel partito Rai composto di ladri di verità, di informazione e di denaro si è subito messo in moto. Il partito della tradimento parlamentare della Costituzione ha scoperto precipitosamente le sue carte».

Ma la convocazione di giovedì sembra destinata a cadere nel vuoto. Il Pdl ha già deciso di non partecipare più ai lavori della Vigilanza. E così farà il Pd. Villari potrebbe ritrovarsi solo, probabilmente con Marco Beltrandi, radicale eletto nelle liste del Pd. Oggi si riunirà la giunta per il regolamento del Senato che dovrebbe esaminare la situazione di Riccardo Villari come commissario di Vigilanza (non come presidente) dopo la sua espulsione dal Pd. Si tratta del principio di rappresentatività dei singoli partiti in una commissione bicamerale. Ma ora, dopo la decisione del Pdl di non rispondere alle convocazioni di Villari, il nodo potrebbe sciogliersi politicamente. Di questo parla Renato Schifani, presidente del Senato: «Gli elementi da portare in giunta del regolamento per la revoca del senatore Villari c'erano, o quanto meno vi erano ampi margini. Io ho sempre auspicato una soluzione politica della vicenda, e l'assenza del Pdl dai lavori della Commissione va in questo senso. Mi auguro che questa soluzione arrivi al più presto». Il che suona come un evidente suggerimento a Villari perchè si dimetta. Ma la convocazione irrita il Pd. Dice Fabrizio Morri, capogruppo Pd in Vigilanza: «E'sconcertante.

Si fa ormai fatica a trovare le parole per definire un comportamento che non ha precedenti nella storia parlamentare del nostro Paese». Dice Maurizio Gasparri, presidente del senatori Pdl e membro della Vigilanza: «Non ci resta che attendere. La maggioranza ha compiuto un grande sforzo offrendo un concreto contributo a una soluzione che non fossero i colpi di scimitarra contro Villari come le sanzioni disciplinari, il ricorso a regolamenti e a revoche. Il rapporto tra Villari e il Pd va risolto con i contatti interpersonali, non con la clava». Giovanna Melandri, Pd, ricorda che «esiste un'altra priorità, la riforma della Rai. Con questi criteri di nomina, che conducono l'azienda verso la via della partitocrazia e quindi dell'inefficienza, nessun servizio pubblico radiotelevisivo europeo resisterebbe». Vincenzo Vita, anche lui Pd, ricorda che come estrema misura «si può immaginare una mozione di sfiducia a Villari votata da Pdl e Pd insieme. Ma sarebbe preferibile un atto soggettivo del senatore».

P.Co.
13 gennaio 2009

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