“Noi rumeni sappiamo che nel vostro Paese non si va mai in galera”. L’aveva detto disinvoltamente in tv uno dei rumeni intervistati dopo la morte della Sig.ra Reggiani, uccisa selvaggiamente a Tor di Quinto a Roma. Le cose non stanno esattamente così a vedere lo stato di affollamento delle carceri, ma è un fatto che dal 1° gennaio 2007, con l’entrata della Romania in Europa, un gran numero di loro si è riversato nel nostro Paese.
Non lo hanno fatto soltanto i migliori se è vero che nel primo semestre 2007 in Romania – come ha detto un esponente della loro polizia - c’è stato un calo del 26% per i reati di furto, scippo, taccheggio ed aggressioni per strada.
Da quando sono diventati cittadini d’Europa in migliaia hanno superato i nostri confini, impettiti, passaporto alla mano, un sogno nel cassetto, non sempre pulito. Lo hanno fatto in tanti, integrandosi e lavorando onestamente per dimenticare che da loro lo stipendio medio dei più fortunati è di 380 euro al mese. Tantissimi altri, molti, troppi, hanno scelto la strada più facile per vivere, quella che da loro non paga: la via del crimine che dalle baracche di cartone e lamiere porta ogni giorno nelle nostre ricche città.
Prendendo spunto dai tragici avvenimenti di cronaca cui assistiamo ogni giorno ho voluto fare una ricerca sul contributo che gli stranieri di alcuni Paesi danno al fenomeno della criminalità in Italia, consapevole che la responsabilità penale è personale e che a nessuno è consentito criminalizzare intere etnie. I risultati li sottopongo all’attenzione del lettore, senza fobie,ma perché li ritengo meritevoli di una serena riflessione.
Partendo dai dati della Caritas si rileva che al dicembre 2007 i cittadini stranieri che soggiornavano regolarmente in Italia, tra comunitari ed extraeuropei, erano poco meno di 4 milioni, il 6,7% della popolazione italiana, quasi un quinto insediato tra Roma e Milano, sei su dieci al nord, meno del 10% al sud.
La colonia più numerosa è quella rumena, con circa un milione di persone (che sicuramente è un dato per difetto), seguita da quella albanese e marocchina.
Siamo al terzo posto dopo Germania e Spagna, con un incremento – dicono - di circa 700.000 unità l’anno.
La presenza di tanti stranieri non poteva non avere un risvolto anche nella criminalità anche se dai dati del Ministero della Giustizia risulta che la torta delle presenze in carcere è suddivisa equamente tra italiani e stranieri e tra questi primeggiano i marocchini e i rumeni.
Al 30 giugno 2008, su 55.057 detenuti, gli stranieri erano 20.617 e di questi oltre il 60% era proveniente dal Marocco (4495), Romania (2828), Albania (2484), Tunisia (2261) e Algeria (1095) (Fonte: dati statistici sito Ministero della Giustizia)
Significativo è che a Roma nel 2007 su 8846 arrestati, 5269 erano italiani e 3577 erano stranieri di cui 2.689 rumeni.
I reati prevalenti commessi dai soggetti stranieri sono quelli contro il patrimonio (29%) e la persona (16%). Seguono legge armi (16%) e spaccio di droga (15%)
Nel centro-nord su tre persone denunciate per omicidio, una è straniera e di solito è irregolare, nel sud il rapporto è di uno a dieci. Nella classifica del Ministero degli Interni (Fonte: dati SDI del Ministero dell’Interno, Dipartimento della Pubblica Sicurezza, Direzione Centrale della Polizia Criminale) gli immigrati irregolari primeggiano nei reati che suscitano maggiore allarme sociale, come i borseggi (70% dei denunciati), rapina o furto in abitazione (51%), rapina in strada (45%), estorsioni (19%).
Tra i rumeni vi è il maggior numero di denunce ed arresti per gli omicidi volontari, le violenze sessuali, i furti d'auto, le rapine in casa e nei negozi. I marocchini si distinguono in questa particolare graduatoria per le lesioni dolose, per i furti con strappo ed estorsioni. Gli albanesi per i furti in casa e sfruttamento della prostituzione
In 11 dei 13 reati di maggior allarme sociale presi in considerazione dal Ministero dell’Interno le prime tre nazionalità sono sempre Romania, Marocco e Albania, dato statistico che si correla – come abbiamo visto - alla presenza di detenuti con tale provenienza geografica nelle carceri italiane al 30.6.2008.
Anche una recente ricerca dell’Eurispes (gennaio 2009) ha rilevato che gli stranieri più temuti dagli italiani sono i rumeni (40,7%) e gli albanesi (33,3%), seguiti dai marocchini (10,5%), cinesi (4,4%) e tunisini (3,5%).
Va chiarito che “la maggioranza di questi reati viene commessa da stranieri irregolari, mentre quelli regolari hanno una delittuosità non molto dissimile dalla popolazione italiana''.
Gli interventi del Governo devono tener conto di questa quotidiana criminalità multietnica che diventa ancora più drammatica rileggendo le parole di Nikita, il sedicente capo della tribù delle grotte di Ponte Mammolo a Roma. Sono state raccolte il 2.11.2007 dal quotidiano Repubblica e, a leggere la cronaca di questi giorni, sono sempre molto attuali:
“Noi rumeni siamo come cavalli che sono stati per anni chiusi in una stalla al buio. Poi hanno aperto le porte della stalla e il sole, la luce, l’aria, la libertà ci hanno intontito e turbato. C’è chi quella libertà vuole respirarla a pieni polmoni e corre, corre, corre approfittando degli spazi liberi pensando che la vita che vuole regalare ai figli deve essere diversa da quella che lo ha imprigionato per anni e ci sono altri che non sanno che farsene di quella libertà. Quella libertà non li rende felici. Al contrario li riempie di rancore, li fa rabbiosi e pazzi come cani e mordono chiunque li avvicini”
Non lo hanno fatto soltanto i migliori se è vero che nel primo semestre 2007 in Romania – come ha detto un esponente della loro polizia - c’è stato un calo del 26% per i reati di furto, scippo, taccheggio ed aggressioni per strada.
Da quando sono diventati cittadini d’Europa in migliaia hanno superato i nostri confini, impettiti, passaporto alla mano, un sogno nel cassetto, non sempre pulito. Lo hanno fatto in tanti, integrandosi e lavorando onestamente per dimenticare che da loro lo stipendio medio dei più fortunati è di 380 euro al mese. Tantissimi altri, molti, troppi, hanno scelto la strada più facile per vivere, quella che da loro non paga: la via del crimine che dalle baracche di cartone e lamiere porta ogni giorno nelle nostre ricche città.
Prendendo spunto dai tragici avvenimenti di cronaca cui assistiamo ogni giorno ho voluto fare una ricerca sul contributo che gli stranieri di alcuni Paesi danno al fenomeno della criminalità in Italia, consapevole che la responsabilità penale è personale e che a nessuno è consentito criminalizzare intere etnie. I risultati li sottopongo all’attenzione del lettore, senza fobie,ma perché li ritengo meritevoli di una serena riflessione.
Partendo dai dati della Caritas si rileva che al dicembre 2007 i cittadini stranieri che soggiornavano regolarmente in Italia, tra comunitari ed extraeuropei, erano poco meno di 4 milioni, il 6,7% della popolazione italiana, quasi un quinto insediato tra Roma e Milano, sei su dieci al nord, meno del 10% al sud.
La colonia più numerosa è quella rumena, con circa un milione di persone (che sicuramente è un dato per difetto), seguita da quella albanese e marocchina.
Siamo al terzo posto dopo Germania e Spagna, con un incremento – dicono - di circa 700.000 unità l’anno.
La presenza di tanti stranieri non poteva non avere un risvolto anche nella criminalità anche se dai dati del Ministero della Giustizia risulta che la torta delle presenze in carcere è suddivisa equamente tra italiani e stranieri e tra questi primeggiano i marocchini e i rumeni.
Al 30 giugno 2008, su 55.057 detenuti, gli stranieri erano 20.617 e di questi oltre il 60% era proveniente dal Marocco (4495), Romania (2828), Albania (2484), Tunisia (2261) e Algeria (1095) (Fonte: dati statistici sito Ministero della Giustizia)
Significativo è che a Roma nel 2007 su 8846 arrestati, 5269 erano italiani e 3577 erano stranieri di cui 2.689 rumeni.
I reati prevalenti commessi dai soggetti stranieri sono quelli contro il patrimonio (29%) e la persona (16%). Seguono legge armi (16%) e spaccio di droga (15%)
Nel centro-nord su tre persone denunciate per omicidio, una è straniera e di solito è irregolare, nel sud il rapporto è di uno a dieci. Nella classifica del Ministero degli Interni (Fonte: dati SDI del Ministero dell’Interno, Dipartimento della Pubblica Sicurezza, Direzione Centrale della Polizia Criminale) gli immigrati irregolari primeggiano nei reati che suscitano maggiore allarme sociale, come i borseggi (70% dei denunciati), rapina o furto in abitazione (51%), rapina in strada (45%), estorsioni (19%).
Tra i rumeni vi è il maggior numero di denunce ed arresti per gli omicidi volontari, le violenze sessuali, i furti d'auto, le rapine in casa e nei negozi. I marocchini si distinguono in questa particolare graduatoria per le lesioni dolose, per i furti con strappo ed estorsioni. Gli albanesi per i furti in casa e sfruttamento della prostituzione
In 11 dei 13 reati di maggior allarme sociale presi in considerazione dal Ministero dell’Interno le prime tre nazionalità sono sempre Romania, Marocco e Albania, dato statistico che si correla – come abbiamo visto - alla presenza di detenuti con tale provenienza geografica nelle carceri italiane al 30.6.2008.
Anche una recente ricerca dell’Eurispes (gennaio 2009) ha rilevato che gli stranieri più temuti dagli italiani sono i rumeni (40,7%) e gli albanesi (33,3%), seguiti dai marocchini (10,5%), cinesi (4,4%) e tunisini (3,5%).
Va chiarito che “la maggioranza di questi reati viene commessa da stranieri irregolari, mentre quelli regolari hanno una delittuosità non molto dissimile dalla popolazione italiana''.
Gli interventi del Governo devono tener conto di questa quotidiana criminalità multietnica che diventa ancora più drammatica rileggendo le parole di Nikita, il sedicente capo della tribù delle grotte di Ponte Mammolo a Roma. Sono state raccolte il 2.11.2007 dal quotidiano Repubblica e, a leggere la cronaca di questi giorni, sono sempre molto attuali:
“Noi rumeni siamo come cavalli che sono stati per anni chiusi in una stalla al buio. Poi hanno aperto le porte della stalla e il sole, la luce, l’aria, la libertà ci hanno intontito e turbato. C’è chi quella libertà vuole respirarla a pieni polmoni e corre, corre, corre approfittando degli spazi liberi pensando che la vita che vuole regalare ai figli deve essere diversa da quella che lo ha imprigionato per anni e ci sono altri che non sanno che farsene di quella libertà. Quella libertà non li rende felici. Al contrario li riempie di rancore, li fa rabbiosi e pazzi come cani e mordono chiunque li avvicini”
*dirigente dell'amministrazione penitenziaria


1 commento:
Dietro richiesta dell'interessato preciso che egli è un dirigente dell'amministrazione penitenziaria in pensione.
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