
Capita che la politica delle «pacche sulle spalle» non paghi. Che la battuta non sia gradita. Che si crei un incidente diplomatico. Che si feriscano i sentimenti di una persona, di un intero popolo. Ma Silvio Berlusconi, premier sottratto al cabaret, sembra non tenere in alcun conto queste considerazioni che, invece, dovrebbero apparirgli quanto mai evidenti dato che la sua carriera politica è costellata di incidenti, diplomatici e non, gravi e meno gravi, di affermazioni agghiaccianti o inutilmente pittoresche. Nessuno riuscirà mai a togliergli dalla testa che non c’è niente di meglio di una barzelletta, di una battuta a doppio senso, di un’allusione neanche troppo velata, per allentare le tensioni. Parlando di donne e motori,come cantava Bruno Lauzi. E anche di pallone, ovvio.
L’incidente con l’Argentina, esploso dopo la cinica battuta sui desaparecidos, è l’ennesimo di una lunga serie ma non sarà certo l’ultimo. Ma la teoria di Berlusconi dell’alleggerimento a mezzo boutade non sembra destinata a fermarsi davanti alle proteste, ai richiami ufficiali, allo sdegno che coglie ogni persona di buon senso e con una dose minima di umanità davanti alla evocazione dell’Olocausto o dei malati di Aids che il Cavaliere in questi anni ha fatto. Flash. Ricordi. Spicchi di realtà che tornano nella memoria, tanto esasperati da apparire irreali. Il premier che guida una delle potenze del mondo che sceglie di sorprendere con un doppio senso piuttosto che dare un senso alla politica di un Paese che si dibatte tra mille difficoltà. Ed in cui la stragrande maggioranza delle persone vive nell’incertezza. Anche se c’è da fare i conti con la categoria di coloro che l’oblio lo vanno a cercare nella casa del Grande Fratello la sera della morte di Eluana. Ma questa è un’altra storia.
Un elenco delle gaffe di Berlusconi è impresa ardua. C’è sempre qualcuno con il suo ricordo personale che batte tutti gli altri. Questione di sensibilità, di gusto, di attenzione per l’una cosa o l’altra. Volendo seguire un certo ordine, si può cominciare dagli incidenti per così dire internazionali. Perchè avvenuti all’estero, perchè hanno colpito la sensibilità di un popolo.
Correva il luglio 2003 quando Martin Schultz, esponente di punta dei socialisti a Strasburgo si sentì definire “kapò” per il suo accento e si vide offrire una parte in una fiction. L’episodio avvenne sotto gli occhi di un Gianfranco Fini ministro degli Esteri che in quei momenti avrebbe voluto essere dall’altra parte del mondo. L’incidente, di fatto, non è mai rientrato. Almeno ufficialmente sembra essere rimasto senza conseguenze quell’apprezzamento ad «Obama abbronzato» anche se il presidente degli Stati Uniti il tempo per telefonare a Palazzo Chigi l’ha trovato molto dopo i tempi diplomatici tradizionali. E Tarja Halonen, presidente finlandese, ancora non ha dimenticato l’approccio del payboy fané che cercò di convincere il mondo di aver strappato l’Agenzia alimentare europea alla Finlandia solo con le sue arti di conquistatore di cui la signora avrebbe subito il fascino. Il ministro degli Esteri finlandese convocò il nostro ambasciatore. La presunta arte della seduzione con cui il «rappresentante del culatello» aveva sconfitto «il filetto di renna» fu passata al vaglio delle regole della diplomazia. Ci sono le corna di Càceres, alle spalle del ministro spagnolo Piquet. Era il 2 febbraio 2002. La superiorità dell’Occidente sull’Islam segnò un altro momento di grande tensione. Berlino, settembre 2001. Berlusconi parla a ruota libera in un momento di particolare esaltazione di chi è «fermo al 1400». L’ombra delle due torri che non ci sono più gli fanno pensare di poter dire qualunque cosa. La fa grossa il premier per cui gli autori della strage alla stazione di Madrid,marzo 2004 «sono quattro beduini di Al Qaeda». Deve dare spiegazioni ai rappresentanti islamici cui fornirà una registrazione edulcorata. E se Arafat chiede una tv per la striscia di Gaza «gli si può mandare Striscia la notizia». L’offerta aggiornata ad ieri per risolvere la questione palestinese è di «realizzare un aeroporto con accordi con compagnie low cost e alberghi». Ed il premier ungherese Viktor Orbàn, può essere utilizzato anche come guida hard per i giornalisti in trasferta: «Tu sei giovane, dagli qualche buon indirizzo». Mentre il cancelliere tedesco Schroder fu invitato a parlare di donne: «Te ne intendi, hai avuto quattro mogli». Toccò poi all’attonito premier danese Rasmussen che si sentì apostrofare: «Sei meglio di Cacciari, lo devo dire a mia moglie».
L’allusione alla sua signora apre il capitolo delle battute sulle donne. Il primo ministro inglese, Margaret Thatcher «è una bella gnocca» nel luglio del 2007. La precaria che deve risolvere i suoi problemi di lavoro «può sposare un milionario». E per la sicurezza ci vorrebbero i militari in strada «uno ogni bella ragazza», le altre si arrangino. L’operaia della fabbrica Merloni nella tundra russa, già ha tanti problemi, ma deve sfuggire alle avances del premier in versione anguilla che la insegue per l’intero capannone. Lei che corre avanti, stretta nella sua tutta da lavoro. Lui che ansima ma cerca il bacio della vittoria. Non gli riuscirà. La classe operaia ha la sua dignità. E la figlia del premier turco Erdogan a stento riuscì a salvarsi dall’inopportuno baciamano del testimone al matrimonio troppo caricato dall’impegno e in preda al caldo dell’agosto 2003. L’incidente diplomatico fu sfiorato per un pelo. Mentre la giornalista russa che nell’aprile del 2008 osò fare una domanda «all’amico Putin» si guadagnò una sventagliata di mitra, anche se solo mimata.Una donna che osa pensare. Che scandalo. Invece di mostrare quanto di meglio ha ed offrirsi anche come dono telefonico ad un amico di potere che viene da lontano. Vedi la conversazione tra Ugo Chavez e Aida Yespica.
Si potrebbe continuare. Il problema rifiuti di Napoli risolto riempiendo come una discarica il cortile del Quirinale e la pretesa di uno jus primae noctis teorizzato davanti a Mara Carfagna. Ma chi si scandalizzasse e protestasse deve saperlo: il libero docente di Arcore gli assegnerà «la laurea del coglione».
20 febbraio 2009
L’incidente con l’Argentina, esploso dopo la cinica battuta sui desaparecidos, è l’ennesimo di una lunga serie ma non sarà certo l’ultimo. Ma la teoria di Berlusconi dell’alleggerimento a mezzo boutade non sembra destinata a fermarsi davanti alle proteste, ai richiami ufficiali, allo sdegno che coglie ogni persona di buon senso e con una dose minima di umanità davanti alla evocazione dell’Olocausto o dei malati di Aids che il Cavaliere in questi anni ha fatto. Flash. Ricordi. Spicchi di realtà che tornano nella memoria, tanto esasperati da apparire irreali. Il premier che guida una delle potenze del mondo che sceglie di sorprendere con un doppio senso piuttosto che dare un senso alla politica di un Paese che si dibatte tra mille difficoltà. Ed in cui la stragrande maggioranza delle persone vive nell’incertezza. Anche se c’è da fare i conti con la categoria di coloro che l’oblio lo vanno a cercare nella casa del Grande Fratello la sera della morte di Eluana. Ma questa è un’altra storia.
Un elenco delle gaffe di Berlusconi è impresa ardua. C’è sempre qualcuno con il suo ricordo personale che batte tutti gli altri. Questione di sensibilità, di gusto, di attenzione per l’una cosa o l’altra. Volendo seguire un certo ordine, si può cominciare dagli incidenti per così dire internazionali. Perchè avvenuti all’estero, perchè hanno colpito la sensibilità di un popolo.
Correva il luglio 2003 quando Martin Schultz, esponente di punta dei socialisti a Strasburgo si sentì definire “kapò” per il suo accento e si vide offrire una parte in una fiction. L’episodio avvenne sotto gli occhi di un Gianfranco Fini ministro degli Esteri che in quei momenti avrebbe voluto essere dall’altra parte del mondo. L’incidente, di fatto, non è mai rientrato. Almeno ufficialmente sembra essere rimasto senza conseguenze quell’apprezzamento ad «Obama abbronzato» anche se il presidente degli Stati Uniti il tempo per telefonare a Palazzo Chigi l’ha trovato molto dopo i tempi diplomatici tradizionali. E Tarja Halonen, presidente finlandese, ancora non ha dimenticato l’approccio del payboy fané che cercò di convincere il mondo di aver strappato l’Agenzia alimentare europea alla Finlandia solo con le sue arti di conquistatore di cui la signora avrebbe subito il fascino. Il ministro degli Esteri finlandese convocò il nostro ambasciatore. La presunta arte della seduzione con cui il «rappresentante del culatello» aveva sconfitto «il filetto di renna» fu passata al vaglio delle regole della diplomazia. Ci sono le corna di Càceres, alle spalle del ministro spagnolo Piquet. Era il 2 febbraio 2002. La superiorità dell’Occidente sull’Islam segnò un altro momento di grande tensione. Berlino, settembre 2001. Berlusconi parla a ruota libera in un momento di particolare esaltazione di chi è «fermo al 1400». L’ombra delle due torri che non ci sono più gli fanno pensare di poter dire qualunque cosa. La fa grossa il premier per cui gli autori della strage alla stazione di Madrid,marzo 2004 «sono quattro beduini di Al Qaeda». Deve dare spiegazioni ai rappresentanti islamici cui fornirà una registrazione edulcorata. E se Arafat chiede una tv per la striscia di Gaza «gli si può mandare Striscia la notizia». L’offerta aggiornata ad ieri per risolvere la questione palestinese è di «realizzare un aeroporto con accordi con compagnie low cost e alberghi». Ed il premier ungherese Viktor Orbàn, può essere utilizzato anche come guida hard per i giornalisti in trasferta: «Tu sei giovane, dagli qualche buon indirizzo». Mentre il cancelliere tedesco Schroder fu invitato a parlare di donne: «Te ne intendi, hai avuto quattro mogli». Toccò poi all’attonito premier danese Rasmussen che si sentì apostrofare: «Sei meglio di Cacciari, lo devo dire a mia moglie».
L’allusione alla sua signora apre il capitolo delle battute sulle donne. Il primo ministro inglese, Margaret Thatcher «è una bella gnocca» nel luglio del 2007. La precaria che deve risolvere i suoi problemi di lavoro «può sposare un milionario». E per la sicurezza ci vorrebbero i militari in strada «uno ogni bella ragazza», le altre si arrangino. L’operaia della fabbrica Merloni nella tundra russa, già ha tanti problemi, ma deve sfuggire alle avances del premier in versione anguilla che la insegue per l’intero capannone. Lei che corre avanti, stretta nella sua tutta da lavoro. Lui che ansima ma cerca il bacio della vittoria. Non gli riuscirà. La classe operaia ha la sua dignità. E la figlia del premier turco Erdogan a stento riuscì a salvarsi dall’inopportuno baciamano del testimone al matrimonio troppo caricato dall’impegno e in preda al caldo dell’agosto 2003. L’incidente diplomatico fu sfiorato per un pelo. Mentre la giornalista russa che nell’aprile del 2008 osò fare una domanda «all’amico Putin» si guadagnò una sventagliata di mitra, anche se solo mimata.Una donna che osa pensare. Che scandalo. Invece di mostrare quanto di meglio ha ed offrirsi anche come dono telefonico ad un amico di potere che viene da lontano. Vedi la conversazione tra Ugo Chavez e Aida Yespica.
Si potrebbe continuare. Il problema rifiuti di Napoli risolto riempiendo come una discarica il cortile del Quirinale e la pretesa di uno jus primae noctis teorizzato davanti a Mara Carfagna. Ma chi si scandalizzasse e protestasse deve saperlo: il libero docente di Arcore gli assegnerà «la laurea del coglione».
20 febbraio 2009


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