
ROMA - Maxi-emendamento e voto di fiducia. Il 10 marzo quando il ddl anti-intercettazioni tornerà in aula alla Camera. Con un ritocco soft alle imposizioni più contestate. I "gravi indizi di colpevolezza", necessari per fare l'ascolto, diventano "sufficienti"; il carcere da uno a tre anni (emendamento Bergamini) per chi pubblica testi da distruggere sostituito con una multa o con una sanzione disciplinare gravissima dell'Ordine; discovery degli atti anticipata dall'inizio del dibattimento alla prima proroga delle indagini (a sei mesi dall'avvio dell'inchiesta); motivazioni più specifiche per allontanare il pm denunciato dalle parti.
Sul maxi-emendamento, presente (forse) lo stesso Berlusconi, discuterà stasera il gruppo del Pdl alla Camera. Con il Guardasigilli Angelino Alfano e il sottosegretario Giacomo Caliendo che ieri ha affrontato la manifestazione di giornalisti ed editori, Ddl Alfano: se lo conosci lo eviti, lanciando un chiaro messaggio: "Non sono venuto per trattare modifiche né per fare accordi, ma vi dico: individuate un limite. Sono qui ad ascoltare". Che segue alla sfida, ma con apertura, di Maurizio Gasparri: "Sul diritto di cronaca serve un'ulteriore riflessione. Perfezioneremo il ddl, ma il carnevale di pubblicare tutto è finito". E all'annuncio di Paolo Bonaiuti: "No al carcere, ma multe salate per i giornalisti a seconda del reato commesso".
Maxi-emendamento dunque. Deciso dopo aver soppesato le tante voci critiche. Ieri il forzista Gaetano Pecorella, oggi la presidente aennina della commissione Giustizia e relatrice del ddl Giulia Bongiorno, autrice di una lettera al presidente dell'Ordine Lorenzo Del Boca. Tutti sanno che la Bongiorno, sulla giustizia, esprime la linea del leader di An Gianfranco Fini. E la lettera trapela in Transatlantico proprio mentre si diffonde la voce della fiducia, ossia lo stop al dibattito. La Bongiorno è secca: il diritto alla riservatezza "non si risolva nella totale compressione" di quello alla cronaca. Stabilire "un generale divieto di pubblicazione potrebbe comportare il rischio di un'eccessiva limitazione non solo del diritto del cittadino a essere informato, ma anche di quello della collettività a controllare il modo in cui la giustizia viene amministrata in nome del popolo".
La lettera non piace ai falchi Pdl. Reagisce Niccolò Ghedini: "Non riesco a capire le sue perplessità, visto che ha contribuito a scrivere il testo". Gli fa eco Enrico Costa: "Ma se aveva dato dei pareri positivi, che succede ora?". La Bongiorno ribadisce quanto ha sempre sostenuto sin da quando il ddl è stato varato. Riassume i dubbi di altri, come il forzista Gaetano Pecorella, o di chi, nelle commissioni Affari costituzionali, Cultura, Affari sociali, vuole modifiche. Pure Famiglia cristiana chiede di "non ridurre i poteri dei giudici" e di cambiare la formula dei "gravi indizi". La Gazzetta del Mezzogiorno è uscita con un avviso ai lettori, sotto ogni pezzo di giudiziaria c'era scritto che non ci sarebbe stato con il ddl Alfano. Fiamme da Fnsi e Fieg. Lì parlano all'unisono i presidenti della Fnsi Roberto Natale e della Fieg Carlo Malinconico. Antonio Di Pietro e Marco Travaglio scelgono la disobbedienza civile, il referendum, il ricorso alla Consulta. "È incostituzionale" dice il primo. "Più lurida è meglio è, perché la bocceranno Consulta e Corte Ue". Il segretario dell'Anm Giuseppe Cascini: "Fate vedere che succederà col ddl: 70-80% dei giornali resterà bianco. Se arresteranno il presidente di una Regione gli elettori non sapranno neppure perché è finito in cella".
Sul maxi-emendamento, presente (forse) lo stesso Berlusconi, discuterà stasera il gruppo del Pdl alla Camera. Con il Guardasigilli Angelino Alfano e il sottosegretario Giacomo Caliendo che ieri ha affrontato la manifestazione di giornalisti ed editori, Ddl Alfano: se lo conosci lo eviti, lanciando un chiaro messaggio: "Non sono venuto per trattare modifiche né per fare accordi, ma vi dico: individuate un limite. Sono qui ad ascoltare". Che segue alla sfida, ma con apertura, di Maurizio Gasparri: "Sul diritto di cronaca serve un'ulteriore riflessione. Perfezioneremo il ddl, ma il carnevale di pubblicare tutto è finito". E all'annuncio di Paolo Bonaiuti: "No al carcere, ma multe salate per i giornalisti a seconda del reato commesso".
Maxi-emendamento dunque. Deciso dopo aver soppesato le tante voci critiche. Ieri il forzista Gaetano Pecorella, oggi la presidente aennina della commissione Giustizia e relatrice del ddl Giulia Bongiorno, autrice di una lettera al presidente dell'Ordine Lorenzo Del Boca. Tutti sanno che la Bongiorno, sulla giustizia, esprime la linea del leader di An Gianfranco Fini. E la lettera trapela in Transatlantico proprio mentre si diffonde la voce della fiducia, ossia lo stop al dibattito. La Bongiorno è secca: il diritto alla riservatezza "non si risolva nella totale compressione" di quello alla cronaca. Stabilire "un generale divieto di pubblicazione potrebbe comportare il rischio di un'eccessiva limitazione non solo del diritto del cittadino a essere informato, ma anche di quello della collettività a controllare il modo in cui la giustizia viene amministrata in nome del popolo".
La lettera non piace ai falchi Pdl. Reagisce Niccolò Ghedini: "Non riesco a capire le sue perplessità, visto che ha contribuito a scrivere il testo". Gli fa eco Enrico Costa: "Ma se aveva dato dei pareri positivi, che succede ora?". La Bongiorno ribadisce quanto ha sempre sostenuto sin da quando il ddl è stato varato. Riassume i dubbi di altri, come il forzista Gaetano Pecorella, o di chi, nelle commissioni Affari costituzionali, Cultura, Affari sociali, vuole modifiche. Pure Famiglia cristiana chiede di "non ridurre i poteri dei giudici" e di cambiare la formula dei "gravi indizi". La Gazzetta del Mezzogiorno è uscita con un avviso ai lettori, sotto ogni pezzo di giudiziaria c'era scritto che non ci sarebbe stato con il ddl Alfano. Fiamme da Fnsi e Fieg. Lì parlano all'unisono i presidenti della Fnsi Roberto Natale e della Fieg Carlo Malinconico. Antonio Di Pietro e Marco Travaglio scelgono la disobbedienza civile, il referendum, il ricorso alla Consulta. "È incostituzionale" dice il primo. "Più lurida è meglio è, perché la bocceranno Consulta e Corte Ue". Il segretario dell'Anm Giuseppe Cascini: "Fate vedere che succederà col ddl: 70-80% dei giornali resterà bianco. Se arresteranno il presidente di una Regione gli elettori non sapranno neppure perché è finito in cella".
25 febbraio 2009


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