
ROMA - Non è sciopero proclamato. Ma fortemente voluto sì. Pure in tempi stretti. Dei magistrati e dell'Anm contro il governo per via dell'ultimo blitz messo a segno nel decreto stupri-ronde, divenuto un contenitore tuttologo. Accanto ai volontari per la sicurezza, allo stalking, al carcere obbligatorio per la violenza sessuale, ai bonus per Telecom, ecco il trasferimento d'ufficio delle toghe.
Sarà fatto dal Csm, cui però lo impone via Arenula con misura d'urgenza, per sanare il vuoto di pm nelle procure, soprattutto nel sud. Una norma che, nella mente del Guardasigilli Angelino Alfano e del sottosegretario Giacomo Caliendo, servirà per colmare buchi clamorosi come a Palermo dove mancano 12 pm, a Catania e Caltanisetta (sette), Trapani (sei), Gela e Ragusa (quattro), ma anche Brescia (nove). I concorsi del Csm vanno miseramente deserti nonostante gli incentivi economici (2.500 euro per quattro anni) promessi, sempre per decreto, da Alfano.
L'Anm dice "basta". Il presidente Luca Palamara e il segretario Giuseppe Cascini firmano una nota durissima, in cui si parla di "un'iniziativa molto grave sul piano del metodo e del merito, in aperta violazione del principio costituzionale di inamovibilità dei magistrati, con effetti disastrosi sulla vita delle persone e sull'organizzazione degli uffici". Nero su bianco il sindacato esprime "la più ferma protesta" e chiede che "l'emendamento sia ritirato". Ipotesi che potrebbe essere superata da un'attenta verifica, da parte del presidente della Camera Fini, della sua effettiva ammissibilità (cosa c'entrano mai i vuoti nelle procure con ronde e stupri?).
Chiosa Palamara: "Preoccupazione e disagio sono molto forti". Palamara non parla di sciopero, né potrebbe farlo ufficialmente prima della riunione, il 18 aprile, del parlamentino dell'Anm. Ma di "forti forme di protesta" contro "questa imposizione incostituzionale".
Lo sciopero, dunque, è dietro l'angolo. Dai primi segnali del Csm, sarà appoggiato anche da chi segnala da mesi l'impraticabilità delle norme Castelli-Mastella (votate dunque anche dal centrosinistra). In particolare quella che vieta ai magistrati di prima nomina di fare i pm. Una pregiudiziale criticatissima dai giovani che ricordano come furono i giudici "ragazzini", negli anni delle stragi, a reggere le sorti di tante procure del Sud. Tra loro anche vittime come Livatino. Al Csm il presidente della commissione incarichi direttivi, Giuseppe Maria Berruti (Unicost), e il suo predecessore, Ezia Maccora (Magistratura democratica), definiscono "sconcertante" e "irrazionale" la misura che obbliga il consiglio a trasferire chi abbia maturato quattro anni di anzianità, superando il divieto di passaggio, nell'ambito del distretto, da giudice a pm. Berruti: "Così viene scavalcato il Consiglio cui la Costituzione affida il trasferimento dei magistrati". La Maccora: "E' l'ennesima misura d'emergenza che non risolverà il problema". I tempi sono strettissimi: domani il decreto va in aula alla Camera, entro il 25 aprile dovrà ottenere il sì del Senato.
(5 aprile 2009)
Sarà fatto dal Csm, cui però lo impone via Arenula con misura d'urgenza, per sanare il vuoto di pm nelle procure, soprattutto nel sud. Una norma che, nella mente del Guardasigilli Angelino Alfano e del sottosegretario Giacomo Caliendo, servirà per colmare buchi clamorosi come a Palermo dove mancano 12 pm, a Catania e Caltanisetta (sette), Trapani (sei), Gela e Ragusa (quattro), ma anche Brescia (nove). I concorsi del Csm vanno miseramente deserti nonostante gli incentivi economici (2.500 euro per quattro anni) promessi, sempre per decreto, da Alfano.
L'Anm dice "basta". Il presidente Luca Palamara e il segretario Giuseppe Cascini firmano una nota durissima, in cui si parla di "un'iniziativa molto grave sul piano del metodo e del merito, in aperta violazione del principio costituzionale di inamovibilità dei magistrati, con effetti disastrosi sulla vita delle persone e sull'organizzazione degli uffici". Nero su bianco il sindacato esprime "la più ferma protesta" e chiede che "l'emendamento sia ritirato". Ipotesi che potrebbe essere superata da un'attenta verifica, da parte del presidente della Camera Fini, della sua effettiva ammissibilità (cosa c'entrano mai i vuoti nelle procure con ronde e stupri?).
Chiosa Palamara: "Preoccupazione e disagio sono molto forti". Palamara non parla di sciopero, né potrebbe farlo ufficialmente prima della riunione, il 18 aprile, del parlamentino dell'Anm. Ma di "forti forme di protesta" contro "questa imposizione incostituzionale".
Lo sciopero, dunque, è dietro l'angolo. Dai primi segnali del Csm, sarà appoggiato anche da chi segnala da mesi l'impraticabilità delle norme Castelli-Mastella (votate dunque anche dal centrosinistra). In particolare quella che vieta ai magistrati di prima nomina di fare i pm. Una pregiudiziale criticatissima dai giovani che ricordano come furono i giudici "ragazzini", negli anni delle stragi, a reggere le sorti di tante procure del Sud. Tra loro anche vittime come Livatino. Al Csm il presidente della commissione incarichi direttivi, Giuseppe Maria Berruti (Unicost), e il suo predecessore, Ezia Maccora (Magistratura democratica), definiscono "sconcertante" e "irrazionale" la misura che obbliga il consiglio a trasferire chi abbia maturato quattro anni di anzianità, superando il divieto di passaggio, nell'ambito del distretto, da giudice a pm. Berruti: "Così viene scavalcato il Consiglio cui la Costituzione affida il trasferimento dei magistrati". La Maccora: "E' l'ennesima misura d'emergenza che non risolverà il problema". I tempi sono strettissimi: domani il decreto va in aula alla Camera, entro il 25 aprile dovrà ottenere il sì del Senato.
(5 aprile 2009)


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