martedì 14 aprile 2009

Il cavaliere bianco della laguna


di Maurizio Maggi

Gli affari tra Brasile e Kenya. Le denunce per sfruttamento del lavoro e mancati pagamenti. E un impero multinazionale dai contorni misteriosi. Chi è Fiorenzo Sartor, l'uomo che si prenderà la chimica veneta Come fa un signore che fattura 9 milioni di euro con i ponteggi meccanici a salvare Porto Marghera, ex santuario della chimica italiana, con una operazione da almeno 200 milioni? È un quesito che in tanti si pongono, tra gli esperti di chimica e di finanza e pure nel sindacato, e al quale il diretto interessato non aiuta a fornire una risposta. "Quanto devo tirar fuori? Lei lo sa? Io non l'ho mai saputo. Tutti dicono... Tutti scrivono... Che facciano un po' quello che vogliono", è la risposta telefonica a 'L'espresso' del cavaliere del lavoro Fiorenzo Sartor, nato a Cornuda, Treviso, classe 1944. Ma un'idea ce l'avrà... "E va ben, è un'idea mia. Però non vi dico niente". Okay, ma avrà dei soci finanziari, delle banche che la aiutano... "Sono io e soltanto io". Il catenaccio dell'ex apprendista fabbro è duro come la roccia. I contenuti economici dell'affare e il modello di business necessario a fare utili da un grosso investimento su un comparto maturo e con una concorrenza asiatica agguerrita sono davvero difficili da comprendere.

Alla fine di marzo, dopo nove mesi di tira e molla, Sartor s'è impegnato a rilevare la Ineos Vinyls, che all'interno del petrolchimico utilizza il clorosoda per produrre il Pvc, la plastica rigida che serve soprattutto per le fognature e le infrastrutture. Sartor deve mettere sul piatto 77 milioni per onorare il debito che la Ineos ha contratto con l'Eni, visto che per mesi non ha pagato le forniture di cloro. Quindi deve ricapitalizzare per 30-40 milioni la Ineos e investire una cinquantina di milioni per modernizzare l'impianto di Marghera, come previsto dall'accordo di programma del 2006. Infine, dovrà trovare qualcuno interessato a puntare 100-120 milioni di euro sulla nuova centrale elettrica.

Per la politica, è il salvatore di Porto Marghera, o quantomeno di un bel pezzo del celebre impianto, che senza il suo intervento rischia di chiudere provocando guai a catena. Gli impianti della Ineos in Veneto e in Sardegna (a Porto Torres e ad Assemini) occupano direttamente 1.100 dipendenti, più 800 dell'indotto.

Iperattivo self made man, grazie alla poco gloriosa fuga della multinazionale britannica e all'assenza di altri candidati interessati alla cosiddetta filiera del cloro, Sartor è diventato il cavaliere bianco della chimica. Per il governo nazionale e quello regionale, di centrodestra. Ma pure per la giunta di Venezia guidata da Massimo Cacciari, di centrosinistra. "Sembra sincero, ma lo aspettiamo al varco. E comunque, anche se non è del settore, è l'unico che si sia fatto avanti: quindi fino a prova contraria dobbiamo aver fiducia in lui", dice Franco Baldan, segretario della Filcem-Cgil di Venezia.

Chi è Sartor? Uno che dopo le elementari va a lavorare in una bottega artigiana del paese natìo ("Facevamo anche le casse da morto in zinco", ricorda) e a 17 anni ha la felice intuizione che gli darà la ricchezza: il primo meccanismo autosollevante che fa salire e scendere in verticale ponteggi, montacarichi e ascensori da cantiere. Si mette in proprio nel 1967, fondando la Safi, e s'allarga: apre filiali all'estero e noleggia i suoi moderni apparati alle imprese di mezzo mondo, che li impiegano negli interventi per sistemare il tetto della Mole Antonelliana a Torino, per rifare la facciata dell'hotel Oberoy a Mumbai, per tirare su grattacieli a Singapore e restaurare il museo della Scienza di Valencia. Dopo 42 anni, la Safi è ancora la principale impresa italiana dell'imprenditore, eppure non arriva a 10 milioni di fatturato. Nel frattempo, però, l'industriale veneto ha diversificato i suoi interessi, svariando tra pesca e autotrasporto, calzature e compravendita immobiliare, piantagioni di canna da zucchero ed energia. Impossibile sapere con precisione il giro d'affari aggregato e il numero di persone alle sue dipendenze. Sartor dichiara: "Dipendenti? Qualche migliaio. L'azienda più grossa? In Brasile". Per anni, il piccolo impero dell'uomo che indossa sempre i gilet, non mette mai la cravatta e si alza non più tardi delle quattro del mattino, si articola attraverso una serie di piccole Srl dal modesto capitale sociale. La Sartor Holding, che ora sta in cima al gruppo e che ha come unico azionista lo stesso Sartor, viene fondata solo nel novembre scorso. La somma di tutte le attività dovrebbe aggirarsi intorno ai 30 milioni di euro di ricavi.

Il sessantacinquenne trevigiano è di fatto alla testa di un gruppo multinazionale, anche se dai contorni non precisabili. A chi gli chiede se possiede società in determinati paesi, Sartor risponde così: "Proprio nei posti che dice lei". Di sicuro, Sartor controlla aziende in Kenya e Somalia (stato del quale è console onorario per il Veneto), in Romania e Brasile. In questi due paesi, le società che fanno o facevano capo a Sartor sono state spesso bersaglio di polemiche. In Romania, in seguito a una serie di compravendite che hanno al centro la Sevam e la Metalrom International e infine la Euroboiler, le autorità finanziarie locali lo hanno inquadrato nel mirino per sospette frodi sull'Iva, ma senza arrivare al processo. E la stampa del luogo si è spesso interrogata sulle origini del patrimonio di Sartor. Con ancora maggior enfasi i giornali e parecchi uomini politici brasiliani si sono interessati alle vicende della ex Novagro, ribattezzata Usina Santa Fé, grossa impresa agricola del Mato Grosso, che produce 900 mila tonnellate annue di canna da zucchero da cui si ricavano 7,2 milioni di litri di alcol (che nella nazione sudamericana è abbondantemente utilizzato come carburante). Quando ha rilevato la Novagro in agonia, sulla società gravavano debiti per circa sessanta milioni di euro: rinegoziando abilmente il debito con il Banco do Brasil, Sartor ha pagato meno di 1,5 milioni di euro, suscitando le critiche e le invidie dei concorrenti e spingendo alcuni parlamentari del Mato Grosso a chiedere la creazione di un'apposita commissione d'inchiesta.

Più recente è l'ondata di protesti inoltrata dai fornitori alla Safi Brasil Energia di Nova Aldorada, probabilmente per i ritardi nei pagamenti: cinque sono arrivati nella sola giornata del 23 marzo scorso. In passato, una società brasiliana del gruppo è stata anche investigata per gravi irregolarità connesse allo sfruttamento di lavoro indigeno .

Andreina Zitelli, che insegna Analisi e valutazione ambientale all'Università di Venezia ed è l'esperto del Comune lagunare nella Commissione Aia (Autorità integrata ambientale), Sartor non lo conosce. Però conosce bene il nuovo campo di gioco che il trevigiano si è scelto per la sua sfida più ardita. E commenta: "Il Pvc è un prodotto maturo, che l'Unione europea invita a sostituire con soluzioni più moderne e pulite. E meno pericolose durante la fase produttiva. Quello del Pvc era un mercato difficile e competitivo anche quando l'economia andava bene, perché la Cina e l'India hanno una enorme capacità produttiva installata in megaimpianti totalmente fuori norma. È davvero difficile immaginare come un operatore che non s'è mai occupato di chimica possa rendere redditizio un cospicuo investimento in un settore come questo. Si vede che Sartor avrà fatto bene i suoi conti".

Conti che, per ora, l'ex fabbro di Cornuda si guarda bene dal rivelare.

(13 aprile 2009)

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