
La terra ha tremato nel buio, alle 3:32 e la forza distruttiva della scossa, di magnitudo 5,8 - un livello che corrisponde all'ottavo-nono della scala Mercalli - ha devastato l'Aquila e i piccoli centri attorno al capoluogo abruzzese, portandosi via almeno 150 vite umane. Le urla degli abitanti e gli schianti dei crolli hanno spezzato il buio, ma solo le prime luci del giorno hanno mostrato gli effetti del terremoto: case venute giù come se fossero di carta velina. Alla fine della giornata i morti stimati sono 150 e almeno 1.500 i feriti, ma con l'alta probabilità che si tratti di un bilancio - purtroppo - assolutamente provvisorio. Si poteva evitare questa tragedia? Da gennaio la terra tremava a ripetizione, l'ultima scossa pesante la scorsa settimana: erano state chiuse anche le scuole. Ma l'appello dei cittadini, le loro preoccupazioni, sono rimaste lettera morta. E ora si contano i morti.Devastati tanti piccoli centri, oltre al capoluogo che pare colpito da un bombardamento: Paganica, Camarda, Tempera, San Demetrio nei Vestini, Castelnuovo. A Onna, il centro a pochi chilometri dall'Aquila che è il più danneggiato, è la disperazione: «A Onna siamo in 350. Finora avrò contato una cinquantina delle persone che conosco, ancora vive», ha riferito un uomo che risiede nella frazione dove stamani le prime bare sono state allineate su un prato. Nel capoluogo i crolli hanno interessato tutte le zone della città sei ragazzi sono stati estratti vivi dalla Casa dello studente, ma un loro collega è ancora disperso.
Un po' ovunque giù cupole di chiese e campanili: crollata la parte absidale della Basilica di S. Maria di Collemaggio, della cupola di Giuseppe Valadier della chiesa delle Anime Sante, del campanile della chiesa di San Bernardino. Crollato parzialmente anche il transetto del Duomo dell'Aquila. «Nessuno sarà lasciato da solo», è la promessa del premier Silvio Berlusconi che ha definito l'accaduto come «una tragedia senza precedenti», dopo aver raggiunto L'Aquila ed aver sorvolato in elicottero l'area colpita dal sisma. Subito dopo ha presieduto a Roma la sedua del Consiglio dei ministri che ha conferito «i poteri di attuazione degli interventi d'emergenza» al sottosegretario Guido Bertolaso. «Per i primi giorni sono stati stanziati 30 milioni di euro di fondi immediati, in attesa di quantificare giovedì le risorse strutturali», ha spiegato Berlusconi in diretta tv. Di soldi, però, non c'è ancora traccia. Non subito, almeno.
Fin da subito si sono mossi i soccorsi coordinati dalla protezione civile, ma dalle aree del terremoto si sono levate anche critiche: «Dove sono gli aiuti? E le tende?» chiede qualcuno a Onna, lamentando di essere rimasti per ore senza contatti con i soccorritori. Alcuni centri sono delle vere e proprie città fantasma. E nelle tante abitazioni lasciate vuote dalla fuga notturna sono già avvenuti i primi arresti per sciacallaggio. A riferirlo è stato il capo della polizia, Antonio Manganelli, secondo quanto riportato dal sito della stessa polizia di Stato: »Ho visto arrivare nella tendopoli adibita a questura - ha spiegato
Manganelli - degli arrestati sorpresi mentre rubavano nelle case abbandonate. È una triste consuetudine«.
E intanto ci si prepara alla prima notte dopo il terremoto, una notte fredda e di pioggia che ha cominciato a cadere sugli sfollati per i quali si stanno predisponendo le tendopoli o crecando migliaia di posti letto negli alberghi lungo la costa. A L'Aquila in tantissimi si apprestano a trascorrete la notte nelle auto parcheggiate in piazzali o comunque in aree lontane dagli edifici: la paura non è passata e la scossa del tardo pomeriggio di magnitudo 4.1 fa ricordare che il terremoto è ancora lì, in agguato, ancora una volta nella notte.
06 aprile 2009

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