domenica 5 aprile 2009

Tutti alla corte del Sultano di Arcore


MARCO TRAVAGLIO

Mentre il premier continua ad affidarsi alla strategia della demonizzazione dell'avversario politico, il Pd sembra incapace di reagire


Nel congresso che l'ha incoronato all'unanimità (nemmeno un delegato pagato per votargli contro), il Sultano di Arcore ha confermato ciò che scriveva Claudio Rinaldi. Lui non dimentica mai il precetto di Gustave Le Bon: "Il candidato avversario si tenterà di schiacciarlo dimostrando che è l'ultimo dei farabutti" ('Psychologie des foules', 1895). Demonizzazione pura.

Lo stesso non si può dire dei presunti avversari del Pd, che per tre giorni l'han lasciato scorrazzare indisturbato per tv e giornali, opponendogli i soliti impercettibili pigolii. Franceschini - che finora l'aveva incalzato su temi a presa rapida, come l'assegno ai precari disoccupati e l'election day per risparmiare 500 milioni - s'è attardato sul fiacco argomento della candidatura-truffa alle Europee: una polemicuzza politichese che interessa a pochi.

Quel gran genio di Violante ha pensato bene di ricordare che nel '94 gli ex Pci "non avevano capito nulla di Berlusconi", regalandogli un'altra freccia per infilzarli. D'Alema e Marini hanno abboccato all'amo dell'ennesima "riforma costituzionale", come se non fossero bastate la Bicamerale del '96 e la "grande riforma" di veltroniana memoria: il Cavaliere avrebbe dovuto premiarli al congresso del Pdl come soci fondatori ad honorem.

Anche stavolta, con i suoi balbettii, il Partito Disperati ha perso ottime occasioni per seminare pepe e zizzania in campo avverso. Ad esempio sulla beatificazione di Craxi, subito fulminata da Beppe Grillo con un nuovo acronimo: Partito del Latitante.

Tre settimane fa, ad 'Annozero', il leghista Castelli aveva maledetto "Craxi, Andreotti e Forlani che ci hanno regalato questo debito pubblico". Perché non ricordare che, se ogni anno paghiamo 80 miliardi di interessi sul debito, lo dobbiamo anche allo spirito guida del premier?

E fu proprio Bettino, non i comunisti, a sponsorizzare il referendum del 1987 contro le centrali nucleari che ora il suo figlioccio vuole ricostruire, gettando al vento una ventina di miliardi. Perché, invece di inseguire i doppigiochi di Fini, non rammentargli qualche verità scomoda?

Autosciogliendosi nell'acido, Fini ha ricordato Paolo Borsellino, "un esempio da seguire non perché fosse nel Fuan, ma perché sacrificò la vita in nome del dovere". È lo stesso Borsellino che il 23 maggio 1992, due giorni prima di Capaci e 59 giorni prima di Via d'Amelio, rivelò a Canal Plus che si stava ancora indagando sui rapporti fra Berlusconi, Dell'Utri e Mangano, l'ex fattore di Arcore che lui definì "testa di ponte di Cosa Nostra al Nord per il traffico di eroina" e il riciclaggio.

Volendo poi esagerare, si poteva pure stuzzicare Tremonti, che s'è dipinto come un forzista antemarcia. Se è vero - come ha svelato al congresso - che nel luglio '93 partecipò alle riunioni di Arcore, come mai nel '94 definì le promesse di Berlusconi "panzane" e "miracolismo finanziario" e si candidò contro di lui nel Patto Segni? Era per caso un infiltrato in incognito? Così, tanto per sapere.
(03 aprile 2009)

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