giovedì 14 maggio 2009

Apprendisti stregoni




PIERO IGNAZI

Nei confronti del referendum sulla legge elettorale, Berlusconi si sta spostando verso il sì all'abrogazione. Il motivo: al Pdl in questa fase va benissimo una legge che assicuri al primo partito il bonus per arrivare al 55 per cento

Freddo e scettico nei confronti del referendum sulla legge elettorale, Silvio Berlusconi si sta spostando con moto accelerato sul versante del sì all'abrogazione. La ragione è evidente: forte com'è ora nell'opinione pubblica, al Pdl va benissimo una legge-'montre' che assicuri al primo partito un bonus per arrivare al 55 per cento dei seggi, qualunque sia la percentuale ottenuta.

Con questo ulteriore mostriciattolo elettorale - un unicum nel panorama delle democrazie consolidate, che ci porrebbe ai margini delle stesse democrazie per la distorsione clamorosa del principio di rappresentanza - il partito del presidente del Consiglio non avrebbe più bisogno di alleati. Potrebbe andare libero e tranquillo per la sua strada, senza il minimo condizionamento.

Anzi, magari prende corpo l'ipotesi di una crisi pilotata per arrivare allo scioglimento anticipato delle Camere e approfittare così del regalo fornito dalla nuova legge elettorale. Per Berlusconi sarebbe la blindatura definitiva del suo potere, vita natural durante. L'incubo di morire democristiani che tanto agitava i sonni della sinistra degli anni Ottanta, si traduce ora nella prospettiva di un lungo regime personalistico di tipo sultanistico - e non solo in senso politologico, alla Sartori, ma anche in senso colloquiale.

Al di là di ogni elucubrazione sull'esito e gli effetti del referendum, quello che è certo è lo stato di grazia in cui si muove il partito di maggioranza. Per intralciare la sua marcia trionfale verso le elezioni europee alcuni ingegni del Pd, con una improntitudine già dimostrata in precedenti occasioni, puntano su una supposta riottosità della Lega all'alleanza con il Pdl.

Immemori del patto d'acciaio siglato un decennio fa tra Bossi e Berlusconi, questa schiera di apprendisti stregoni sembra ignorare quanto il Carroccio abbia incarnato sempre più convintamente posizioni di destra anti-immigrati e law-and-order. È evidente che con un profilo politico siffatto il partito di Bossi non può trovare sponda altro che nel Pdl.

Invece circola ancora quell'abbaglio sociologico che dipinge la Lega come una costola smarrita della sinistra per via del suo elettorato popolare, dimenticando le motivazioni, gli slogan, le parole d'ordine con i quali essa attira i propri elettori; richiami che sono del tutto simili a quelli degli altri partiti populisti e xenofobi europei, dal Front National di Jean-Marie Le Pen alla formazione di Jörg Haider, il leader austriaco recentemente scomparso, sempre ammirato dai leghisti.

E come quei partiti, anche la Lega attira le componenti meno acculturate e meno favorite, quelle più spaventate dalle trasformazioni delle nostre città e dal diffondersi del panico mediatico. Il dialogo sulle riforme avviato dal Pd con la Lega nell'illusione di alimentare attriti con il Pdl in realtà non fa altro che legittimare l'agenda politica del partito di Bossi (con i risultati che si vedranno alle europee e, soprattutto, alle amministrative).

Maggior grinta il Pd la esibisce nei confronti dell''alleato' Di Pietro. Il residuo snobismo ancora aleggiante tra i 'democrat' rende difficile la convivenza con l'irruente Tonino. Il tratto popolare, popolano anche (ma non populista), dell'ex magistrato mette in sofferenza la sindrome della rispettabilità e delle buone maniere che pervade da anni il centro-sinistra.

Mentre i dipietristi continuano a lanciar bordate contro il governo come ogni opposizione che si rispetti e non dimentica mai né il conflitto di interessi né le leggi ad personam né il dominio berlusconiano sui media, il Pd sorvola con eleganza lettiana su queste questioni. E sul declassamento dell'Italia da paese libero a paese semilibero da parte della Freedom House "per la concentrazione delle fonti d'informazione" appena un sospiro.

Eppure, il ceto medio riflessivo continua, seppure con crescente fatica, a indignarsi; c'è ancora una opinione pubblica che 'resiste' all'incensamento mediatico del Cavaliere faber, e ora anche pater premuroso della povera gente terremotata. Sono componenti che trovano maggior rispondenza alle loro preoccupazioni in un partito improbabile e raccogliticcio, ma vocale e battagliero, come l'Italia dei Valori.

Il Pd finisce per fare il donatore di sangue, sia a destra che a sinistra (senza parlare dei tormenti dei suoi cattolici). In sovrappiù, i probabili successi elettorali della Lega e dell'IdV avranno un impatto sistemico superiore al trionfo del Pdl: radicalizzeranno il conflitto politico consentendo al Pdl di porsi in una collocazione centrale, come espressione super partes, vero 'partito unico nazionale', spingendo il Pd ai margini della scena politica. Uno scenario da incubo.
(07 maggio 2009)

1 commento:

LUIGI A. MORSELLO ha detto...

C.V.D. (Come Volevasi Dimostrare)!