
Sui vagoni di seconda classe dell’accelerato Foligno-Todi fa un caldo boia, alle 10 del mattino già si suda e già si sbuffa. In quell’afrore, da una porta cigolante, compare un uomo con la giacca blu. Somiglia un po’, anzi no, sembra proprio quel politico che la sera ai Tg parla contro Berlusconi. E quando fa sentire la sua voce («Buongiorno, tutto bene?»), gli ultimi dubbi si sciolgono: sì, è proprio Dario Franceschini. C’è curiosità tra la gente della seconda classe. Due ventenni si alzano, chiedono al leader del Pd di mettersi in mezzo e si fanno scattare una foto col telefonino, un ragazzo ringrazia «perché siete tornati a fare opposizione», mentre una signora sulla sessantina si affretta a telefonare: «Katia, indovina chi ho incontrato in treno?». Franceschini se ne accorge e si fa passare il cellulare: «Signora Katia, sono un imitatore...». Per mezz’ora va avanti così, tra risate, simpatie e recriminazioni sui treni: «Visto? Hanno acceso l’aria condizionata perché ci sta lei qui, altrimenti...».
La periodica immersione nel girone infernale dei pendolari è uno degli ingredienti, l’unico originale, di una campagna elettorale che Dario Franceschini sta conducendo in condizioni difficilissime. Quando sembrava destinato a vivere una vita da delfino - lo era stato di Marini, di Rutelli, di Veltroni - tre mesi fa Dario Franceschini si è ritrovato in prima linea, alla guida di un Pd precipitato su percentuali di consenso da Pci Anni Cinquanta: in quei giorni la settimanale rilevazione Ipsos aveva quotato il Partito democratico al 24%. Dice Franceschini: «Questa non è una campagna facile, ma i segnali di ripresa sono incoraggianti». Per tenere botta, il segretario ha deciso di puntare tutto, una volta ancora, sullo spauracchio-Berlusconi. In tutti i comizi ripete che serve «una diga» per frenare lo strapotere del premier e fa capire che soltanto votando Pd, si può fermare l’uomo solo al comando.
Tra un comizio e l’altro, se gli si chiede se basterà questo messaggio per recuperare voto in libera uscita verso astensionismo, Idv e comunisti, lui annuisce: «Certo, lo so bene che alle Europee c’è una maggiore tentazione per il voto di simpatia, ma il mio non è appello al voto-utile. Il problema è molto serio: se tra Pdl e Pd il divario si allargasse e dagli attuali 4-5 punti diventasse - poniamo - di 15, avremmo problemi seri. Se Berlusconi va ancora avanti, in questo Paese può accadere di tutto. E la mia non è una battuta». Nei suoi comizi, curiosamente, Franceschini non parla mai del Pd: è stata azzerata la retorica veltroniana del «quanto siamo bravi», «quanti eravamo» il 25 ottobre al Circo Massimo. Dice Franceschini: «Certo, bisognerebbe sempre ricordarsi di parlare con una voce sola, magari dopo aver litigato. Ma nel partito la situazione è molto migliorata».
Eppure il segretario sa benissimo che in attesa del fixing del 7 giugno, i notabili del Pd stanno affilando le armi: forse c’è persino chi scommette su un risultato negativo? Franceschini alza gli occhi al cielo: «Non ho mai detto una parola in tre mesi, figurarsi se parlo ora». Anche se ieri mattina, a microfoni lontani, qualcuno lo ha sentito pronunciare queste parole: «È come se avessi aperto un bloc-notes e vi avessi tracciato tre colonne: nella prima quelli che stanno facendo campagna elettorale, nella seconda quelli che non la stanno facendo, nella terza quelli che remano contro...». A chi allude il pacifico Dario? Impossibile chiedere lumi ai collaboratori, più muti del capo. Chi sono gli agnostici? Forse Francesco Rutelli? O Enrico Letta, impegnatissimo in quello che il suo sito chiama «un tour», per presentare il suo ultimo libro assieme ad esponenti dell’Udc? E chi rema contro? Forse i capi Ds? «No - dice un vecchio saggio, uno dei padri politici di Franceschini - D’Alema, Fassino, Bersani stanno lavorando molto. Rutelli? Per misurarne l’impegno, bisognerebbe sapere se lo cercano. Forse Dario pensa a Letta e a Bettini...». Nel tour in Umbria, il bersaglio preferito di Franceschini è stato il solito Berlusconi: «Il peggio è passato? Agisca, la smetta di prendere in giro gli italiani e il G8 non sia un alibi per rinviare le scelte».


1 commento:
LA STRATEGIA E' BUONA, MA SE INSISTE A BLOCCARE IL TRAVASO DI VOTI DA PD A IDV AVRA' UNA AMARA SORPRESA.
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