venerdì 12 giugno 2009

Quando il «partito» era vicino agli operai

di Cesare Buquicchio


Si potrebbe anche intitolare “Berlinguer, così lontano così vicino” il documentario di Paolo Pisanelli che invece si intitola, più fedelmente, “Enrico Berlinguer – Conversazioni in Campania”. Ma è così lontano il segretario del Partito comunista italiano, di cui in queste ore corre il venticinquesimo anniversario della morte. Lontano dai tanti ragazzi napoletani con cui il documentario, realizzato nel 2004, si apre. In tanti rispondono «boh?» alla domanda «Chi era Berlinguer?». Qualcuno azzarda incautamente: «Forse era un personaggio della Prima guerra mondiale...». Si resta increduli quando il documentarista si addentra nella facoltà di Scienze politiche senza ottenere dai ragazzi in attesa di un esame o nella pausa tra una lezione e un seminario, una risposta migliore di quel «boh?». Tocca ad Abdon Alinovi, storico dirigente Pci e concittadino di quei ragazzi, dare la colpa di quell'ignoranza proprio alla politica e ai partiti di oggi e “scagionare” l'incoscienza di quei giovani.

Ma è così vicino, d'altra parte, Berlinguer proprio ai padri di quei ragazzi. In un bellissimo filmato inedito, che costituisce il centro del documentario, il segretario nel 1980 incontra, infatti, una folta delegazione di operai dello stabilimento Alfa Sud di Pomigliano d'Arco. Con loro trascorre quello che sarà un lungo pomeriggio, mentre sul suo tavolo si affollano centinaia di fogli che iniziano tutti con la formula “Compagno Berlinguer voglio chiederti...” prestampata dal partito, a cui loro hanno aggiunto domande, richieste, riflessioni. I lavoratori si alzano in piedi, ognuno di loro si introduce dicendo nome e reparto di appartenenza (presse, verniciature, ecc.), leggono le loro domande, inciampano sulla pronuncia di Afghanistan, ma nei loro occhi c'è la gratitudine per quell'uomo minuto che con pazienza e interesse prende appunti e ragiona con loro.

Berlinguer risponde con la sua voce ferma e precisa. Spiega con calma a quei compagni quanto profondamente sia da rinnovare la società italiana per sradicare la disoccupazione e soprattuto le sue cause. “Perché noi vogliamo una società che rispetti tutte le libertà. Meno una. Quella di sfruttare il lavoro di altri esseri umani. Perché questa libertà tutte le altre distrugge e rende vane”. Conduce i suoi interlocutori attraverso le difficili letture dei fatti internazionali dall'invasione della Cecoslovacchia al golpe in Cile. Ribadisce la posizione di dissenso, sua e del partito, sulla presenza delle truppe russe in Afghanistan. Spiega senza tentennamenti che «la rivoluzione non si esporta» e che quella in corso nel paese asiatico rivoluzione non è. Condivide con loro i timori per una politica internazionale che corre verso l'aumento degli armamenti atomici che ha all'orizzonte una guerra nucleare. Pur nella ovvia deferenza degli operai nei confronti del loro illustre interlocutore, nelle immagini montate con sapienza da Pisanelli, nessuna barriera, sociale o culturale, appare tra Berlinguer e i lavoratori di Pomigliano d'Arco. Si percepisce in modo distinto la voglia di ascolto che ha il segretario del partito e la necessità che hanno quelle persone di idee e spiegazioni che facciano superare le difficoltà di ogni giorno.

Guardandolo in questi giorni, non si può non pensare anche alle tante inchieste che segnalano la distanza che c'è ora tra il Partito democratico e gli altri partiti “figli” del Pci di Berlinguer dalla “classe operaia”. Ma quelle immagini ingiallite non ci raccontano dove è andata a finire quella voglia di ascoltare, quella pazienza, quella disponibilità a ragionare con agli operai per affrontare il mondo “insieme”.

11 giugno 2009

1 commento:

LUIGI A. MORSELLO ha detto...

A SINISTRA SARA' AMATO DA QUELLI CHE C'ERANO E FIN QUANDO CI SARANNO.
I GIOVANI FANNO PENA!