lunedì 6 luglio 2009

"Altri scatti proibiti? Giuro, non ce ne sono"


6/7/2009
GUIDO RUOTOLO


Ha passato l’intero pomeriggio a casa, a sbobinare le registrazioni delle filippiche contro, dei commenti al vetriolo di Emilio Fede, «perché gli avvocati vogliono una istruttoria completa, per poter far causa in sede civile». Poi la visita medica, ha una brutta ernia lombare, che risolverà soltanto quando andrà sotto i ferri, ma che intanto gli serve anche per giustificare l’assenza dal lavoro per malattia. Da Cagliari gli è arrivata l’ultima tegola: l’editrice EPolis ha comunicato il suo licenziamento «per giusta causa», perché avrebbe violato «il rapporto di lavoro esclusivo». «E’ falso. L’editore che mi aveva assunto, Nichi Grauso, aveva derogato a quell’esclusiva. Questo licenziamento nasce come rappresaglia, perché ho osato fotografare Villa Certosa, Berlusconi e i suoi ospiti».

Antonello Zappadu, il fotoreporter degli scatti rubati a Villa Certosa, all’aeroporto di Olbia, sta scrivendo (aiutato dal fratello Tore) un libro sulla sua vita. In attesa degli sviluppi processuali che lo vedono indagato o imputato per gli scatti contestati (quelli dal 2007 in poi), aspetta di poter raggiungere moglie e figli in Colombia e, soprattutto, di poter studiare gli oltre cinquemila scatti in alta definizione che ha nel suo archivio colombiano. Proprio ieri il Sunday Times ha scritto che stanno per apparire sulla stampa internazionale nuove immagini compromettenti di Berlusconi. Zappadu sorride: «Quelle foto sono di proprietà del gruppo Rizzoli. Se usciranno vuol dire che le ha vendute. Io non ne so nulla».

Poi aggiunge: «Ha già parlato il mio avvocato, quelle foto di Berlusconi nudo e dell’ex premier ceco Topolanek che ha un rapporto con la moglie o con l’amante non esistono. Vi assicuro che se esistessero sarebbero già sul mercato internazionale. Cosa sta succedendo? Perché si diffondono notizie false? E droga, a Villa Certosa, non l’ho mai vista. Già che ci sono, purtroppo non ho mai fatto scatti quando sono stati ospitati i Blair, Putin, Mubarak». Gioca al rilancio, Antonello Zappadu. Preoccupato, questo sì, per quelle notizie «false» messe in giro: «Cosa c’entro io con i Servizi? Perché qualcuno li tira dentro? Hanno scritto di tutto e di più su quelle foto aeree di Villa Certosa che ho messo in rete, su Google Earth. Vuole sapere come è andata? Il mio editore, Nichi Grauso, mi chiese di andare a fare delle foto aeree sulla base di Santo Stefano, da dove i sommergibili americani sarebbero andati via. Rientrando su Cagliari, Grauso mi chiese si fare gli scatti su Villa Certosa, perché si parlava di diversi abusi edilizi».

Antonello Zappadu è diventata una star internazionale. Tutti lo cercano, tutti vorrebbero avere le sue foto. Anche la televisione messicana gli chiede una intervista. «Quando i miei avvocati mi daranno il via libera, mostrerò le postazione da dove ho fatto gli scatti incriminati. Sono tre, la quarta non la svelerò, per non mettere nei casini un caro amico». In attesa dei procedimenti penali, il fotoreporter sardo è stato «condannato» dal Garante per la Privacy, intervenuto dopo l’esposto di Silvio Berlusconi. «Vorrei sapere perché avrei violato la privacy di Villa Certosa. Quella villa è un bene pubblico, non è una dimora privata. Su quella villa è stato posto il segreto di Stato. In quella villa si tengono anche incontri istituzionali internazionali, tant’è che è stata definita "la Camp David italiana". E’ presidiata al suo interno dalle forze di polizia e dai servizi». Vita spericolata, sempre border-line, quella di Antonello Zappadu. Ricorda le prime «rogne»: «Fu quando feci le foto di Capo Marrargiu, dove i gladiatori si addestravano. Mi bloccarono quando scesi dalla barca. Mi presero le macchine fotografiche ma i rullini erano scomparsi. Li avevo dati giusto in tempo a un amico. Mi trattennero un giorno intero...».

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