sabato 11 luglio 2009

Cassazione: giudice anti crocifisso merita ‘approfondimento’


ROBERTO ORMANNI


Roma, 10 lug (Velino) - Il giudice “anti crocifisso” Luigi Tosti che si rifiuta di tenere udienze nelle aule di giustizia dove è esposto il crocifisso non ha commesso reati. Anzi, la circolare ministeriale che impone il crocifisso nelle aule giudiziarie appare “in contrasto con il principio costituzionale di laicità dello Stato”. Per questo la Cassazione, con la sentenza che ha annullato la condanna per omissione di atti d’ufficio nei confronti del magistrato di Camerino, spiega che la questione sollevata dal giudice Tosti “ha una sua dignità e merita approfondimento”. Anche se, aggiungono i giudici della sesta sezione penale con la sentenza 28482, i toni adoperati dal magistrato sono ''esasperati e talvolta paradossali''. In pratica, nonostante i modi che hanno caratterizzato la protesta ne dimostrano la “chiara strumentalità”, secondo la Cassazione si tratta in ogni caso di un problema ''di estrema delicatezza”. La questione infatti, a parere della Corte, riguarda più genericamente “l'esposizione dei simboli religiosi nei luoghi pubblici”.

Un tema, ricorda la Cassazione, “vivacemente dibattuto non solo in Italia ma anche in altri paesi dell'Unione Europea''. In particolare la Corte sottolinea che la circolare del 1926 che prevede l’esposizione del crocifisso in tutte le aule di udienza è un "atto amministrativo generale che appare pero' privo di fondamento normativo e quindi in contrasto con il principio di legalità dell'azione amministrativa". Questi i motivi che hanno indotto la Cassazione ad annullare senza rinvio la sentenza di condanna a 7 mesi di reclusione che la Corte d’appello dell’Aquila aveva inflitto al giudice Tosti. In servizio a Camerino e di fede ebraica, Luigi Tosti si era rifiutato di tenere udienza nelle aule dove era esposto il crocifisso, richiamandosi alle norme costituzionali sulla laicità dello Stato. In conseguenza della singolare protesta, il magistrato era stato censurato dalla commissione disciplina del Csm ed era stato poi condannato, nel maggio 2007, per omissione di atti d’ufficio.

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