venerdì 3 luglio 2009

COME UN UOMO SULLA TERRA


(Segnalazione di Aldo Maturo)

Dopo centinaia di proiezioni in tutta Italia, dopo riconoscimenti e premi di prestigio nazionale e internazionale (SalinaDocFest, David di Donatello, Arcipelago Film Festival, per il Cinema Italiano, BellariaFilmFestival e molti altri), finalmente in onda sulla RAI.


COME UN UOMO SULLA TERRA
di
Andrea Segre, Dagmawi Yimer e Riccardo Biadene

prodotto da Asinitas Onlus e ZaLab (52’ – 2008)

9 LUGLIO 2009

ore 23.40 – RAI 3


Per la prima volta in un film, la voce diretta dei migranti africani sulle brutali modalità con cui la Libia controlla i flussi migratori, su richiesta e grazie ai finanziamenti di Italia ed Europa.
Dal 2003 Italia ed Europa chiedono alla Libia di fermare i migranti africani. Da maggio di quest’anno la marina italiana respinge i migranti in Libia. Ma cosa fa realmente la polizia libica? Cosa subiscono migliaia di uomini e donne africane? E perchè tutti fingono di non saperlo?

“Come un uomo sulla terra” è un viaggio di dolore e dignità, attraverso il quale Dagmawi Yimer riesce a dare voce alla memoria quasi impossibile di sofferenze umane, rispetto alle quali l’Italia e l’Europa hanno responsabilità che non possono rimanere ancora a lungo nascoste.

(Gabriele del Grande, dal sito
http://comeunuomosullaterra.blogspot.com):
“Storie di rifugiati che, dopo il deserto e il mare, hanno smesso di nascondersi, e sono usciti allo scoperto, per camminare a testa alta, come un uomo sulla terra. Storie di rifugiati che accusano senza mezzi termini la polizia libica di violenze e torture nei campi di detenzione finanziati dall’Italia. Storie che ribaltano i ruoli. E fanno delle migliaia di “clandestini” che sbarcano sulle nostre coste, altrettanti testimoni di un durissimo atto d’accusa. Troppo spesso infatti il dolore viene rimosso subito dopo l’arrivo a Lampedusa, viene vissuto come un dramma privato, coperto dall’onta. E invece non può non essere un dramma collettivo. Per il numero di persone coinvolte (oltre 50.000 deportati l’anno) e per le chiare responsabilità dell’Italia. Se queste storie passeranno sotto silenzio, sarà come far morire due volte le vittime dell’emigrazione africana. I loro corpi giacciono a migliaia sulle piste del Sahara e nei fondali del Mediterraneo. E chiedono giustizia.”

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