venerdì 3 luglio 2009

DIMETTETEVI VI: la Corte abbandonata



2 Luglio 2009



Il Presidente della Corte Costituzionale, Francesco Amirante, nonostante un centinaio di costituzionalisti si sia pronunciato contro il lodo Alfano, nonostante i quindici della Consulta siano in estremo imbarazzo per il comportamento di due colleghi, nonostante quella cena fosse tutto fuorché di piacere, come testimonia la bozza di riforma costituzionale, apparsa appena due giorni quella cena, negli uffici del Senato, nonostante tutto questo, non interviene per salvaguardare l’autonomia dell’istituzione che rappresenta.

Ricordo, al Presidente Amirante, che la Corte ha tra i suoi membri almeno due giudici non autonomi, e che la sua tardività nel pronunciarsi rischia, se dovesse ulteriormente protrarsi, di essere vista come un oscuro messaggio.
Quello che chiediamo ad Amirante è di farsi garante della terzietà, dell’indipendenza, ed autonomia della Corte Costituzionale.

L’incuria e la superficialità con cui i due giudici hanno liquidato la cenetta di maggio, unite alla loro ostinazione nel non volersi astenere dalla votazione del 6 ottobre, denotano la malafede che li muove.

La lettera aperta del giudice Mazzella al corruttore senza sosta denota, infine, un atteggiamento di riverenza, mista a servilismo, che giunge come un campanello d’allarme sull'effettiva indipendenza dei membri della Consulta.

Ricordo a Mazzella quanto, gli studenti di giurisprudenza, apprendono nei primi mesi di studio: mentre i giudici ordinari, in casi simili al suo, devono astenersi e possono essere ricusati, tali provvedimenti non sono stati previsti per la Corte Costituzionale, per il semplice fatto che, fino allo scorso maggio, era inimmaginabile che un giudice della Corte, rivendicando la sua amicizia personale con un imputato interessato alle decisioni della Consulta, lo invitasse a casa sua alla vigilia di un giudizio che lo coinvolge, addirittura insieme al Ministro della Giustizia, che quella legge "ad personam" aveva promosso ed ordito.

Non arretreremo di un passo in questa battaglia sull’autonomia della Consulta e sulla decisione che, la Corte stessa, dovrà prendere il 6 ottobre con riferimento alla legge 128 (nota come lodo Alfano) di cui Silvio Berlusconi, per ora, è l’unico beneficiario.

5 commenti:

LUIGI A. MORSELLO ha detto...

Guardate che paradosso.
Le più alte cariche dello Stato-organi di garanzia sono tre: Presidente della Repubblica, Presidenti di Senato e Camera.
Questi ultimi DUE sono al traino del Presidente del Consiglio, che è organo di Governo, il quale se ne infischia della separazione dei poteri e del principio costituzionale di non ingerenza e ingerisce a tutta birra, fino al punto di andare a cena a casa di un giudice costituzionale, invitato e presente un altro giudice costituzionale.
A fronte di tanta sfrontatezza, spregiudicatezza e arroganza cosa fa il Presidente della Repubblica: non ingerisce, per il principio di non ingerenza fra i vari organi dello Stato, nella fattispecie la Corte Costituzionale.
E' vero che non ne ha il potere, ma neanche gli altri tre (Berlusconi, Schifani, Fini) ce l'hanno, ma lo fanno, Fini in modo molto sotto traccia.
E il presidente della Corte Costituzionale che fa? Invita gli animi a calmarsi, assicurando bla bla bla.
Se poi si parla di "Sepolcri imbiancati" magari si offendono!

anna ha detto...

Io, ormai, non mi meraviglio più di niente!
Si sa che papi, in qualche modo, riesce sempre a venirne fuori.
Ha più delle 7 proverbiali vite dei gatti!
Incredibile!!!!!!!!

LUIGI A. MORSELLO ha detto...

Grazie Anna, ma siccome il tuo profile non è accessbile, non so chi sei e se hai un blog.
Ti dispiace chiarire, magari con la mail che trovi nel mio profilo?

anna ha detto...

Scusa Luigi,
sto facendo delle modifiche al mio blog e mi si è chiuso il profilo.
Adesso funziona.
Sono anna dal Giappone.
Ciao!

LUIGI A. MORSELLO ha detto...

Sai che ti avevo pensato.
Solo che di recente constato che molti blogger che commentano nei blog altrui non consentono l'accesso al proprio profilo, il che è seccante.
Ma quali scuse, per carità.
Ciao.