sabato 4 luglio 2009

Il Pdl ha un piano B sul Lodo Alfano


4/7/2009
UGO MAGRI


La capacità del premier di complicarsi la vita stupisce persino chi gli sta intorno. Quella cena dal giudice Mazzella, ad esempio: vero che è suo amico di vecchia data, vero che per due anni gli ha fatto da ministro, vero che «rifiutare l’invito sarebbe stato un’ipocrisia». Ma dopo lo scivolone, e l’imbarazzo generale, ora la guardia pretoria del Cavaliere deve fare i conti con un problema in più. La sentenza della Consulta sul Lodo Alfano cessa di essere una formalità. Si prevede dura battaglia di qui al 6 ottobre prossimo, quando la pratica verrà istruita. E tra le menti giuridiche berlusconiane si fa strada l’ipotesi (mai presa in considerazione) che qualcosa possa andare storto.

Il «Piano B», insomma. Ovvero la soluzione d’emergenza cui fare ricorso qualora la Corte rifiuti di mettere timbro e ceralacca. Se ne sta ragionando. Fermo restando, sia chiaro, che il «target» è proprio una sentenza di totale rigetto delle eccezioni di costituzionalità. L’avvocato Ghedini andrà a perorare questa tesi personalmente. Lui confida di sentirsi «fiducioso» sebbene «raramente», si sfoga il capogruppo Cicchitto, «è stata fatta da sinistra un’operazione così smaccata per condizionare le decisioni della Corte». Mai come in queste ore, specularmente, si sono udite a destra tali e tante espressioni di riguardo nei confronti dei giudici costituzionali, dei quali vengono lodati equilibrio, sapienza, autonomia di giudizio... Però, sotto sotto, si valutano le subordinate.

La più gettonata prevede che la Corte accetti l’impianto del Lodo Alfano, dunque lo «scudo» per le quattro più alte cariche della Repubblica (in pratica per Berlusconi). E che tuttavia la Corte trovi da obiettare su questo o quel comma della legge, abrogandola parzialmente. Nel quartier generale Pdl, una mutilazione verrebbe accolta senza particolari tragedie, a questo punto quasi con sollievo. Il presidente della Commissione Affari costituzionali del Senato, Vizzini, fa notare: «Per approvare il Lodo nei due rami del Parlamento ci vollero un paio di settimane. Casomai ce ne fosse bisogno, e non lo credo, ne basterebbero altrettante per introdurre le eventuali correzioni». Per di più, stavolta, con l’«imprimatur» della Consulta. Poi c’è l’ipotesi «più disgraziata»: che la Corte bocci il Lodo nella sua veste di legge ordinaria. Questo davvero sarebbe un incubo per Berlusconi. Promuovere il Lodo a legge costituzionale richiederebbe due passaggi alla Camera e altrettanti in Senato, senza escludere che qualcuno inneschi un referendum confermativo. In pratica, almeno un anno di tensioni politiche, di fiatone parlamentare, di fibrillazioni giudiziarie. Perché è chiaro che, senza «scudo» contro i processi, il Cavaliere sarebbe più vulnerabile, qualche procura si sentirebbe invogliata a prendere nuove iniziative... Quagliariello, vicepresidente dei senatori Pdl, rifiuta previsioni. «Le sentenze si commentano quando sono pubbliche», mette le mani avanti, ma aggiunge: «Siamo dinanzi a una strategia politica dell’opposizione tutta volta ad ammaccare il più possibile Berlusconi, fino a renderlo irriconoscibile».

La risposta del Pdl sarebbe quella, ovvia, di rimboccarsi le maniche. Una corsa contro il tempo nelle aule parlamentari. Ma non solo. Verrebbero sfoderate tutte le artiglierie: «À la guerre comme à la guerra». La bocciatura della Corte sarebbe denunciata come un’auto-smentita figlia delle pressioni politiche violente di Di Pietro (nel 2004 la Consulta aveva escluso che per il Lodo fosse necessaria una legge costituzionale), ma soprattutto come una sconfessione di Giorgio Napolitano. Il Presidente della Repubblica per ben due volte, e a distanza di mesi l’una dall’altra, si è fatto garante del Lodo. Addirittura (tengono nota ai vertici del Pdl) ha pubblicamente fatto sapere tramite il suo portavoce che il testo licenziato dal Parlamento risulta migliore di quello presentato dal governo. «Finiremmo nel baratro della crisi istituzionale»: è la cupa previsione, che sembra già una minaccia.

1 commento:

LUIGI A. MORSELLO ha detto...

Se la sta facendo addosso dalla paura. Il delirio di onnipotenza ha prodotto guasti incredibili, tanti quanti si meritava, e anche più. Questo è il mio personale augurio per Silvio.