

ROMA (6 luglio) - Silvio Berlusconi sarebbe entrato in politica dopo le minacce subite da "Cosa nostra" con la richiesta di mettere a disposizione della mafia una della sue reti televisive. E' quanto scrive oggi il quotidiano britannico Independent citando il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, che ha detto al giornale: «Non solo credo che sia possibile che Berlusconi sia entrato in politica per questa ragione, credo sia probabile». Il quotidiano britannico solleva l'ipotesi con riferimento alla lettera sequestrata fra le carte personali di Vito Ciancimino in cui compare Berlusconi e che la procura distrettuale antimafia di Palermo ha trasmesso ai giudici della Corte d'appello davanti ai quali si svolge il processo a Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco di Palermo, accusato di riciclaggio.
«La mossa (dell'ingresso in politica di Berlusconi) - scrive il giornale - è spesso attribuita ai timori che politici di sinistra potessero nazionalizzare il suo impero televisivo. Ma le nuove rivelazioni delle minacce della mafia fanno emergere altre ragioni: la protezione e la sicurezza offerte a chi ricopre alte cariche». Nell'articolo dell'Independent si legge che, alla domanda sulle motivazioni dietro l'interesse di Cosa nostra per un canale televisivo, Ingroia ha affermato: «Credo che volessero un canale che screditasse i magistrati e le loro indagini».
Il messaggio potrebbe essere successivo alla discesa in politica di Berlusconi. E' quanto emerge dall'inchiesta che la procura distrettuale antimafia di Palermo ha avviato dopo il ritrovamento di una lettera fra le carte personali di Vito Ciancimino, l'ex sindaco mafioso, amico fidato di Bernardo Provenzano. Sul foglio si legge: «...posizione politica intendo portare il mio contributo (che non sarà di poco) perché questo triste evento non ne abbia a verificarsi. Sono convinto che questo evento onorevole Berlusconi vorrà mettere a disposizione una delle sue reti televisive». Il testo è parziale, perché la lettera è strappata nella parte iniziale. Gli accertamenti ordinati dai pm Antonio Ingroia e Nino Di Matteo hanno portato a stabilire che il messaggio è stato scritto nei primi anni Novanta. E poi il fatto che Berlusconi è indicato come «onorevole», porta a considerare che si parte dal 1994 in poi. Gli inquirenti hanno effettuato diversi interrogatori e sarebbero arrivati, inoltre, a considerare che il messaggio dei corleonesi possa essere arrivato a destinazione.
Cei: il libertinaggio non è un fatto privato. Intanto si registra una presa di posizione del segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata, sul clima creatosi in seguito alle recenti vicende. Lo sfoggio di un «libertinaggio gaio e irresponsabile» a cui oggi si assiste, non deve far pensare che «non ci sia gravità di comportamenti o che si tratti di affari privati, soprattutto quando sono implicati minori», ha detto monsignor Crociata, in una omelia pronunciata a Le Ferriere di Latina in occasione di una celebrazione in memoria di Santa Maria Goretti.
«Si disprezza il pudore, si usa la moralità per scopi politici». «Assistiamo ad un disprezzo esibito nei confronti di tutto ciò che dice pudore, sobrietà, autocontrollo» ha detto monsignor Crociata condannando la sfrenatezza e sregolatezza« nei comportamenti sessuali in opposizione alle virtù della santa - e allo sfoggio di un libertinaggio gaio e irresponsabile che invera la parola lussuria, con cui fin dall'antichità si è voluto stigmatizzare la fatua esibizione di una eleganza che in realtà mette in mostra uno sfarzo narcisista; salvo poi, alla prima occasione, servirsi del richiamo alla moralità, prima tanto dileggiata a parole e con i fatti, per altri scopi, di tipo politico, economico o di altro genere».
«Non è moralismo d'altri tempi». «Nessuno deve pensare che in questo campo non ci sia gravità di comportamenti o che si tratti di affari privati - ha aggiunto il segretario della Cei - soprattutto quando sono implicati minori, cosa la cui gravità grida vendetta al cospetto di Dio». Secondo Crociata, si è di fronte a un paradosso, essendo oggi arrivati «ad agire e a parlare con sfrontatezza senza limiti di cui si dovrebbe veramente arrossire e vergognare», mentre si arrossisce - aggiunge citando San Paolo - per tutto quello che «è vero, nobile e giusto. Qui non è in gioco un moralismo d'altri tempi, superato, ma è in pericolo il bene stesso dell'uomo. Dobbiamo interrogarci tutti sul danno causato e sulle conseguenze prodotte dall'aver tolto l'innocenza a intere nuove generazioni».
Palazzo Chigi: dalla stampa estera un attacco concertato. «Siamo di fronte a un attacco concertato» contro il premier: così ieri sera, in una nota, palazzo Chigi aveva definito le ultime indiscrezioni apparse su «certa stampa estera» che annunciano la pubblicazione a ridosso del G8 di nuove foto scattate a Villa Certosa. «Alcuni giornali stranieri, tra cui il Sunday Times, del gruppo Murdoch - si legge nel comunicato - starebbero per pubblicare a ridosso del G8 alcune foto asseritamene scattate a Villa Certosa. Certa stampa straniera insiste nel pubblicare menzogne e insinuazioni sul presidente Berlusconi senza citare nomi, né fonti».

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