
Nel 2005, dovendo farsi carico della legge Cirielli salva-Previti che il senatore Cirielli aveva appena rinnegato, il sottosegretario forzista alla Giustizia, Luigi Vitali, raccontò di averne parlato con Berlusconi. Questi gli aveva domandato: «Davvero la legge è una porcata?». L’aulico sottosegretario aveva risposto: «Non è più porca di tante altre». Nessuno, allora, si domandò se si possano misurare le leggi in base alla loro maggiore o minore porchitudine. Né se sia meglio una legge porchissima che ha il 99% di probabilità di essere cancellata dalla Corte Costituzionale e dunque di non entrare mai in vigore, o una legge porca ma solo un po’, che rischia di restare in vigore per sempre.
Ora però è il caso di parlarne, visto quel che sta accadendo con la porchissima legge Al Fano sulle intercettazioni (a proposito: mercoledì sera, notte bianca anti-bavaglio all’Alpheus di Roma) dopo l’intervento di "moral suasion" del Quirinale. Qualche ingenuo ha brindato all’iniziativa del capo dello Stato di convocare il Guardagingilli Angelino Jolie per comunicargli che, così come la legge è uscita dalla Camera, lui non la firma. Dunque va «migliorata» al Senato, per allargare un po’ la libertà di stampa e il potere dei giudici di intercettare ancora un po’ (quasi che si potesse trattare sui princìpi, come al mercato).
In realtà, c’è tutt’altro che da stare allegri. Anzitutto perché le porcate non si migliorano: si cancellano e basta. A nessuno verrebbe in mente di migliorare un cumulo di letame con una goccia di Chanel, n. 5. Eppoi, come lo stesso Presidente ripete continuamente, «mentre il Parlamento lavora, il capo dello Stato tace». Cioè attende che la legge venga approvata, per poi valutare se promulgarla o rinviarla alle Camere. Eppure sempre più spesso, con una prassi decisamente «creativa», il Colle fa sapere in anticipo al governo quali leggi firmerà e quali no. Col risultato che poi, se la legge viene modificata su richiesta del Quirinale, il Quirinale ne diventa coautore e corresponsabile, mettendo la Consulta in grave imbarazzo (esclusi gli ermellini compagni di merende di Al Tappone, s’intende). Lo scopo della moral suasion sulla porcata Al Fano è duplice: «migliorarla» un tantino, per renderla un po’ meno porca; e risparmiare a un governo già abbastanza screditato l’ennesima figuraccia. Così ora la porcata porchissima verrà trasformata in una porcata porchina, magari con due-tre giorni di galera in meno per i giornalisti e due-tre intercettazioni in più per i magistrati. Al Tappone avrà portato a casa ciò che vuole in barba alla Costituzione, e con l’avallo e il timbro del Quirinale. E le speranze che la Consulta faccia a pezzi la porcata diminuiranno di un bel po’. Bel risultato, non c’è che dire.
PS. Ringrazio i colleghi e lettori che mi hanno scritto dispiaciuti per il mio commiato dall’Unità (con cui continuo per tutta l’estate questo appuntamento). Chi vuole proseguire il dialogo con me, mi trova su antefatto.it e voglioscendere.it.
06 luglio 2009


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