
Non possiamo non bocciare il cosiddetto “pacchetto sicurezza” perché riflette una concezione negativa degli immigrati e tradisce una forma di etnocentrismo nichilista o, forse meglio, di nichilismo etnico. Ha certamente ragione il “neo-ministro” vaticano dell’Immigrazione, monsignor Antonio Maria Vegliò, quando lancia un monito affinché gli stranieri non vengano demonizzati o criminalizzati. È molto evidente la sua allusione polemica nei confronti di quelle forze politiche che, dopo ripetute richieste di mitezza e rispetto dei diritti umani, si sono perfino vantate di aver compiuto un presunto passo di civiltà. «È giunto il momento – ha aggiunto monsignor Vegliò – di superare un provincialismo che blocca la speranza, perché marcia contro la storia».
Introduzione del reato di immigrazione clandestina, espulsioni più facili, maggior burocrazia e rigidità per ricongiungimenti familiari e per la presentazione della richiesta d’asilo, norme più restrittive per le rimesse e per i matrimoni misti: abbiamo l’impressione che questo “pacchetto sicurezza” sia più un’appendice alla Bossi-Fini che un progetto ragionato per far sentire più “sicuri” gli italiani.
Rendere “colpevoli di reato” gli stranieri solo per aver messo piede sul nostro territorio non ha nulla di civile, ma finisce per annullare la differenza tra clandestini e irregolari di fatto.
Di fronte a questo panorama le Acli si dicono profondamente preoccupate anche per il prolungamento della permanenza nei Cpt (da 2 mesi a 18), oltre che per la loro trasformazione in centri di identificazione ed espulsione.
Le altre misure previste dal “pacchetto” sono presentate sotto il cappello della crociata contro la clandestinità, ma rischiano solo di rendere più difficile la vita ai tanti stranieri regolari o irregolari che lavorano e vivono in Italia.
C’è poi la proposta di inasprire le pene previste dal Codice penale italiano: se a commettere il reato è uno straniero, la pena sarà superiore di un terzo.
Una norma che viola palesemente il principio di uguaglianza giuridica.
Ma riteniamo che anche su altre misure grava un sospetto di incostituzionalità e bene farà il presidente Napolitano a vigilare attentamente prima di controfirmare la nuova legge, anche perché, – non dimentichiamolo – il nostro paese, per varie ragioni, continua a essere sotto i riflettori dell’Europa e del mondo.
Critichiamo, quindi, il pacchetto varato dal governo Berlusconi non solo come proposta demagogica, ma anche come insulto giuridico e come via inapplicabile legalmente ed economicamente.
Finirà, anzi, per aumentare l’illegalità.
È vero che gli immigrati in Italia sono – in molti casi – vittime della povertà, ma concordo con don Luigi Ciotti quando fa osservare che «la povertà più grande, oggi è la nostra. Povertà di coraggio, di senso, di umanità, di capacità di scommettere sugli altri, di costruire insieme a loro». È proprio così.
Come movimento di solidarietà che ha conosciuto nella propria storia il dramma dell’emigrazione le Acli alzano oggi la loro voce per affermare con forza che le scelte politiche che sta compiendo questo governo di destra non si inscrivono in quella “agenda della speranza” che i vescovi italiani hanno indicato come tema della prossima Settimana sociale. Come espressione del laicato cattolico impegnato nel sociale troviamo incompatibile questo pacchetto sicurezza con la prospettiva del bene comune.
Siamo dinanzi ad un approccio puramente ideologico al tema dell’immigrazione, frutto della mancanza di una visione di futuro che sta mettendo a nudo il grado di ottundimento e di preoccupante “cattiveria” che regna in Italia in questa fase storica.
Andrea Olivero


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