domenica 6 settembre 2009

Caso Boffo, Ruini "preoccupato"


PAOLO BERIZZI


CERNOBBIO (COMO) - La prima reazione ufficiale del cardinale Camillo Ruini al killeraggio mediatico che ha lasciato sulla strada il suo "amico" Dino Boffo arriva alle 17.55 di ieri tra i velluti celesti della sala Impero di Villa d'Este: e non c'è bisogno di leggere molto tra le righe. Quindicesimo e ultimo minuto di una prolusione dedicata a "demografia e società": "La Chiesa, al di là delle tante polemiche, tenta in ogni modo di contribuire al rilancio demografico dell'Italia e alla promozione dei valori della famiglia".

"E auspica che coloro che hanno a loro volta la capacità e la responsabilità di proporre stili di vita e di comportamento, operino anch'essi in questa direzione o quanto meno non in senso contrario". Ogni riferimento a chi non si attiene a questi "stili di vita e di comportamento" è puramente voluto. Che, con abilità e tempismo perfetto, l'ex presidente della Conferenza episcopale italiana lascia galleggiare. In sala c'è il gotha dell'impresa e della finanza europea. Applausi, Ruini si scusa per la non brevità dell'intervento che in realtà - fa notare il direttore del Sole Gianni Riotta, qui in veste di moderatore - Sua Eminenza ha sbriciolato in "tempi sportivi".

Sul viso affilato di don Camillo si schiude un sorriso, tornano gli occhiali che si era tolto per leggere, stringe la mano a Enrico Letta con il quale ha trascorso buona parte di questo pomeriggio sul lago. Ruini se l'era preparata, e sa che il messaggio arriverà a destinazione. "È sereno", mente sulle prime chi lo sta ascoltando dalle ultime file. Non è vero. In realtà, ai prelati con cui si è sfogato nelle ultime ore, il cardinale emiliano che per sedici anni ha governato con mano ferma la conferenza dei vescovi italiani ha riferito di essere "amareggiato" e "molto preoccupato". Per la vicenda Boffo, certo. Per l'origine e il drammatico epilogo. Per le sue conseguenze. Una storia che - stando a un recentissimo colloquio tra Ruini e uno dei suoi fedelissimi nell'episcopato - può segnare un "punto di svolta", anzi "un'involuzione" nei rapporti tra la Chiesa italiana e il governo. L'attacco al direttore di Avvenire - e cioè all'uomo che a cavallo tra gli anni '80 e '90 introdusse in Vaticano un colto monsignore di Reggio Emilia, da poco vescovo ausiliare, facendolo conoscere a Giovanni Paolo II che subito lo sceglie per la segreteria della Cei - ha toccato Ruini nell'anima. È stata una bomba "imprevista", deflagrata con la violenza di un attentato. Oltretutto - è stato il ragionamento del cardinale - "rimpiazzare Boffo sarà difficilissimo. Perché era ed è un profondo conoscitore della popolazione cattolica, delle famiglie italiane". La cinghia di raccordo ideale tra la base cattolica e le alte sfere della Chiesa e del Vaticano. Già.

Che giorni difficili devono essere per "Eminence", magari ci fosse la Littizzetto a ravvivargli l'umore. Che pensieri ingombranti e però inesternabili devono accompagnarlo mentre cammina leggero e svelto tra i vialetti di Villa d'Este. Sono le 13,30 quando Ruini - salito da Roma alle 12 con un volo privato - si materializza al forum Ambrosetti. Passeggia sottobraccio con Angelo Tantazzi, presidente della Borsa, economista vicino a Romano Prodi, e a sua moglie. Mancano tre ore al dibattito al quale interverrà Sua Eminenza. La prima, e al momento unica, uscita pubblica dopo le dimissioni di Boffo. È ora di pranzo. Tavolo ovale per venti. Ruini siede tra Letta e Tantazzi (al desco siedono anche Guido Rossi e Riotta). Parla fitto fitto con l'esponente del Pd, il capo chino, piuttosto disinteressato al tris di primi e al salmone al forno (sorseggia mezzo bicchiere di vino rosso). A guardare la scena qualcuno ipotizza che in quel colloquio, protetto dalla vetrata che affaccia sul giardino dei mosaici, abbiano preso ad attecchire i semi del nuovo grande centro che verrà. Le cinque del pomeriggio, sala Impero già piena. Ruini definisce l'Italia un paese che ha dei "limiti fisiologici ad accogliere gli immigrati", chiede alla politica interventi concreti per favorire la natalità e sostenere le famiglie, "prendiamo esempio dalla Francia dove si è raggiunta una media di due figli per donna". Chi gli ha parlato Oltretevere prima del viaggio a Cernobbio, riferisce di uno sfogo anche più amaro, con un accenno al "grave degrado della vita pubblica". Nella pancia di Villa d'Este è scoccato il quindicesimo minuto. Il tempo dell'affondo in zona Cesarini.

(6 settembre 2009)

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