martedì 27 ottobre 2009

Bersani e i tre milioni


di Furio Colombo


Tre milioni di persone che vanno spontaneamente a votare, restando a lungo in fila e pagando due euro, sono un fatto da ricordare. Segnano un prima e un dopo nella vita pubblica italiana. A partire dal venticinque ottobre le elezioni primarie, mitico simbolo americano di una vera democrazia che non si forma in alto, sono diventate strumento collaudato e agibile per far politica in Italia. Dunque, non più un evento straordinario e simbolico, come era accaduto con Prodi e poi con Veltroni, ma un legame permanente fra opinione pubblica e impegno politico.
Se si aggiunge che ciò è avvenuto domenica scorsa, in un periodo oscuro e losco di un’Italia mal governata, costellata di vicende ora grottesche ora minacciose, un’Italia facinorosa e cattiva in cui un Ministro della Repubblica manda “a morire ammazzati” i suoi concittadini che non lo ossequiano, il Ministro dell’economia vuole diventare Vice Primo Ministro costi quel che costi, il ministro dell'Interno ordina respingimenti in mare che sono condanne a morte, il Primo Ministro scompare senza dare ragioni o notizie, prima in Russia poi nel chiuso, senza giornalisti (neppure quelli asserviti) della sua villa di Arcore, dove si dice che giaccia malato di scarlattina; se dunque si tiene conto del luogo e dell’epoca, quei tre milioni di votanti sono senza dubbio un miracolo e dunque la buona notizia.
La cattiva notizia è che -tuttora- (o meglio, ancora una volta) la politica non sta cercando, neppure a parole di tenersi legata a quei milioni di tenaci testimoni di democrazia. In questo momento, in questo Paese, il loro afflusso vuol dire soprattutto opposizione. Opposizione -diciamo a Bersani, con il benvenuto alla guida del partito e l’ augurio più caldo, anche perché interessato ( il suo successo sarà il successo di mezza Italia )- è dire “no”, semplici no, “senza urla”, secondo la sua raccomandazione, una sequenza di “no” che segnino tutta l’ incolmabile lontananza da un Governo che ha abbandonato il Paese alla crisi, i lavoratori al vuoto, le imprese al niente, la guida del Paese alle allucinazioni delle Lega Nord. E ha trasformato la politica in attentati mediatici, trappole preparate con personale moralmente adatto, minacce e intimazioni di obbedienza. Tre milioni di cittadini hanno atteso, votando, di sentirsi parte della politica. Sono stati chiamati e hanno risposto. Ora tocca al PD farsi sentire. Senza il minimo equivoco. Cominciando con un “no”, alla umiliazione della Giustizia, come Obama alla guerra in Iraq. Sarà la seconda buona notizia.

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