martedì 6 ottobre 2009

I mercoledì di Ghedini


CONCHITA DE GREGORIO
05/10/2009


Siccome il tentativo portato avanti dalla destra attraverso i suoi giornali e le sue tv, lo ripetiamo a rischio di diventare stucchevoli, è quello di mettere ogni cosa sullo stesso piano, di fare un gran calderone di «tutti colpevoli nessun colpevole» si tratti di veline, prostitute, denunce per diffamazione, cause di risarcimento - il ritornello è «e allora voi?» - conviene ripetere daccapo come stanno le cose con parole semplici marcando le differenze con il lapis.
Silvio Berlusconi ha costruito la sua carriera politica e la sua fortuna sulla forza del denaro, che ha sistematicamente usato per comprare, corrompere, intimidire. E' sceso in politica per difendere se stesso dalle conseguenze giudiziarie delle sue gesta: per evitare di pagarne le conseguenze. Lo abbiamo scritto e documentato qui, lo abbiamo raccontato per un mese intero rievocando la storia dalle origini: la mafia e la P2 di Licio Gelli, Craxi e le tv, i capitali all'estero, le ricompense in patria.
La sentenza Mills ha documentato come ci sia un tipo che è stato corrotto per mentire in favore dell'attuale premier, Mills appunto, ma non dice chi sia il corruttore: opportunamente il presidente del consiglio si è munito del lodo Alfano, un ombrello che impedisce di giudicarlo sul piano penale finché è in carica, perciò ci teniamo per il momento il ridicolo mistero.
Ora però c'è un'altra sentenza che dice senza ombra di dubbio che a pagare i giudici che decidevano del lodo Mondadori fu certamente Previti, come certifica una sentenza penale definitiva del 2007, ma che poiché i soldi del bonifico al giudice Metta - parecchi - erano della Fininvest è chiaro che Previti non può aver staccato l'assegno di sua iniziativa, oltretutto dal conto corrente di un altro: Berlusconi è dunque corresponsabile della corruzione e deve pagare i danni causati alla controparte.
C'è quindi una sentenza che certifica quello che l'Unità scrive, scritti per i quali è stata denunciata dal premier medesimo. Un tribunale deciderà chi abbia ragione. Per il momento quello di Milano ha stabilito che Berlusconi ha torto.
Che ironia: il presidente del Consiglio cita in sede civile (chiede soldi da) chi scrive di lui e insorge gridando al complotto quando una sentenza del tribunale civile lo condanna a pagare.
I giornali esercitano il diritto di cronaca, se un premier li aggredisce con continue azioni legali - data anche la sproporzione di forze - svolge una funzione di intimidazione.
I tribunali non sono giornali, giudicano ed emettono sentenze: rifiutarsi di pagare e chiamare a sostegno la piazza, come il premier fa, è un sovvertimento delle regole democratiche. Perché la legge è uguale per tutti, nonostante i mercoledì di Ghedini dove parlamentari e ministri vengono resi edotti della linea difensiva da seguire, leggete Susanna Turco.
Dunque, ricapitolando: un premier giudicato corruttore dal tribunale chiama la piazza. I giornali che scrivono quel che il tribunale dice se vanno in piazza per difendere la libera informazione sono farabutti.
Il lodo Alfano lo mette al di sopra della legge penale. Lui agisce dunque sul piano civile, ma condannato a pagare si rifiuta.
Che altro deve fare, il povero Ghedini? Riscrivere anche il codice civile?
E gli italiani, che altro aspettano ad aprire gli occhi e vedere il burrone sotto la punta dei piedi?

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