martedì 13 ottobre 2009

Mondadori, Berlusconi scatena “Chi” e “Giornale” contro il magistrato che ha deciso il risarcimento Cir


di Enrico Fierro e Antonella Mascali


Su di lui ne sentiremo venir fuori delle belle”. L’aveva detto e l’ha fatto. Anzi lo sta facendo. Silvio Berlusconi furioso per la bocciatura del lodo Alfano e per aver visto la sua Fininvest condannata a risarcire la Cir di Carlo De Benedetti con 750 milioni di euro, ha messo in moto la macchina dei dossier. Ormai da una settimana Raimondo Mesiano, 57 anni, il giudice che in sede civile ha deciso le sorti del gruppo di Segrate, è finito nel mirino di “Chi”: il settimanale di gossip della Mondadori diretto da Alfonso Signorini, il giornalista scelto dal Cavaliere come suo nuovo spin doctor.
Su Mesiano vengono cercate notizie di ogni tipo: da quelle relative alla sua carriera professionale, fino a quelle sulla sua vita privata. Ciò che salterà fuori non è nemmeno troppo importante. Il messaggio che deve essere lanciato, intanto, è un altro: chi tocca il premier rischia di farsi male. Molto male. E Mesiano il capo del governo lo ha toccato davvero. Per sua sfortuna si è trovato a dove quantificare il danno subito dall'Ingegnere dopo che la giustizia penale aveva condannato Cesare Previti e altri due avvocati di Berlusconi (prescritto) per aver corrotto uno dei magistrati autori della sentenza con cui, nel 1991, la Mondadori fu soffiata a De Benedetti. Così, come in un'apoteosi del conflitto d'interessi tra il Berlusconi politico e il Berlusconi editore, fino a domenica si trovava a Reggio Calabria, la città di origine di Mesiano, il braccio destro operativo di Signorini a “Chi”, Gabriele Parpiglia, un coriaceo cronista che si è fatto le ossa prima alla corte di Fabrizio Corona (era il responsabile dell’ufficio stampa della sua agenzia), e poi a Star Tv, per arrivare infine a firmare, di tanto in tanto, su “Il Giornale”. Specie quando i suoi presunti scoop servono a dare una mano a Berlusconi.
Parpiglia, secondo quanto risulta a “Il Fatto”, ha condotto ricerche all’anagrafe, forse nella speranza di trovare parentele imbarazzanti del magistrato, e ha battuto i luoghi dove Mesiano è vissuto e cresciuto chiedendo notizie sul suo stato di salute.
Siamo insomma a una replica di quanto accaduto prima dell’estate quando il braccio destro di Signorini aveva organizzato a Napoli una trappola fotografica per tentare d’incastrare prima Gino Flaminio (l’ex fidanzato dei Noemi Letizia, la diciassettenne frequentata dal premier) e poi due cronisti del settimanale “L’espresso”. Allora Parpiglia aveva invitato Gino - colpevole di aver rivelato a “Repubblica” come Berlusconi avesse telefonato alla minorenne Noemi dopo averla vista su un book fotografico - al ristorante “La Scialuppa”. Qui, il giornalista aveva offerto del denaro al ragazzo e, memore degli insegnamenti di Corona, lo aveva fotografato mentre intascava la somma. Gino, durante il colloquio con Parpiglia, aveva spiegato di aver parlato con “Repubblica” gratuitamente. Ma l’obbiettivo dell’operazione era un altro: avere delle immagini da pubblicare in prima pagina su “Il Giornale” che facessero passare per fasulle le rivelazioni dell’ex findanzato di Noemi. Più o meno lo stesso era poi successo a due cronisti de “L’Espresso”. I due erano stati invitati da un’agenzia fotografica vicina a Signorini sempre al ristorante “La Scialuppa” dove un’ex concorrente del Grande Fratello aveva detto di avere notizie sul giro di ragazze che frequentavano Berlusconi, ma di volere 50mila euro per parlarne. Il risultato? Due giorni dopo “Il Giornale” riparte all’attacco. Questa volta a firmare non è Parpiglia, ma un’altro cronista.. “L’Espresso pronto a pagare per incastrare Silvio”, titola il quotidiano, venendo subito smentito dal settimanale che mette on line una registrazione da cui risulta inequivocabilmente come le cose non fossero andate così.
Adesso però si sale di livello. Dai giornalisti si passa ai magistrati. E Berlusconi non ne fa mistero. Pubblicamente sostiene “la sentenza (civile) ha le impronti digitali della Cir, che il giudice (Raimondo Mesiano, ndr) è un estremista di sinistra condizionato fortemente dall’esterno”. E aggiunge: “stiamo raccogliendo elementi seri contro di lui”.
Dichiarazioni che fanno il paio con quelle di sua figlia Marina, la numero uno della Mondadori, e del suo entourage. Tutti infatti a Segrate sono convinti che intorno alla decisione di Meisiano sono accadute cose “strane”; che la sentenza doveva essere emessa a gennaio e invece è arrivata a ottobre, a ridosso della decisione della Corte costituzionale sul lodo Alfano; che ad emetterla è stato un giudice “comunista”; che “non è un caso che la causa sia stata assegnata a lui”; che non è spiegabile perché l’abbia depositata di sabato quando si è dovuto trovare un cancelliere disposto a recarsi a palazzo di giustizia. Una verifica sul campo, basta però per smontare buona parte delle voci. Sabato scorso, Michele De Marco, il capo della cancelleria civile, ha spiegato di essere sempre al lavoro nel giorno prefestivo. “Non capisco la polemica”, dice, “siamo sempre aperti sei giorni su sette. Ho visto poi che ci si è meravigliati perché la notifica è arrivata via mail. Ma la verità è che noi, dal primo giugno, siamo uno dei pochi tribunali a utilizzare la telematica. Guardi qui: alle ore 9.29 e 14” la sentenza è stata notificata allo studio Saletti (gruppo Fininvest) e 5 secondi dopo, ore 9.29 e 19”, allo studio Rubini (gruppo Cir)”.

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