domenica 1 novembre 2009

Da Noemi al traffico del video hard, ecco Signorini "diavolo" di Arcore


di FILIPPO CECCARELLI


Nel mondo del potere, per sua natura già abbastanza satanico, ogni demonizzazione sembra, più che ingiusta, specialmente vana. E tuttavia nel caso di Alfonso Signorini la tentazione è irresistibile, avendola offerta su di un piatto d'argento lo stesso presidente Berlusconi, a proposito delle foto della festa di Noemi a Casoria: "Me le ha chieste quel diavolo di Signorini".

Quando il direttore di Chi e di Sorrisi e canzoni le ebbe in mano fu colto da quello che lui stesso definì poi "un cortocircuito": Noemi vi appariva "come una madonna luminosa, una vergine delle rocce, un sublime erotico proustiano mischiato a un realistico choc pasoliniano". La sintesi era parecchio impegnativa, ma evidentemente tale da rassicurare il Cavaliere sulla vantaggiosa attitudine di Signorini. Questi, in effetti, la semplificò sul suo rotocalco in tre movimenti diavoleschi. Primo, si fece bio-garante della verginità della ragazzetta e titolò: "Sono illibata". Secondo, prese un modello, l'ex tronista Cozzolino, e lo designò "fidanzato" di Noemi. Terzo, in nome dei sacri valori, raccolse gli ex coniugi Letizia, separati da anni, e dopo averli condotti sul lungomare Caracciolo con la figlia e Cozzolino, li fece baciare davanti ai fotografi, in una giornata di sole, davanti al Vesuvio. Commento: "Per fortuna siamo italiani e c'è sempre un Vesuvio a fare da sfondo alle nostre favole".

Sui connotati nazional-popolari del più cinico story-telling non si poteva dire e pubblicare di meglio. O di peggio. Su Signorini, d'altra parte, nel penultimo numero del Mulino è comparso un pregevole articolo in cui Massimiliano Panarari lo qualifica vero "ministro della Propaganda di Silvio Berlusconi, proconsole nei territori, da lui ammaestrati e amministrati, della Weltanschauung e dell'immaginario popolare, uno dei talentuosi produttori della nuova ideologia dominante".

Eppure nella ulteriore e sempre ragguardevole funzione di "principe del gossip", Panarari non poteva ancora comprendere la propensione venuta in luce nella storiaccia di Marrazzo. Là dove Alfonso Signorini riproduce, di soppiatto, il filmato, e quindi tesse, avverte, traffica, consiglia, riferisce, smista la curiosità sul porno-video dell'agguato al governatore nel quadro della controffensiva berlusconiana. Al comando favolistico e operativo, si direbbe, di quel pink-tank che da Palazzo Grazioli si estende chiaramente alla Mondadori.

Mazarino, Tigellino, Rasputin o Rasputini, come già si scherza. Nel compiuto sistema cortigiano del tardo berlusconismo Signorini assomma il ruolo di maestro di trame e trucchi mediatici, demiurgo fantasioso e trasgressivo della verità convertitasi in fiction, divino briccone o saputissimo birichino presidenziale - e siccome è un uomo di cultura, con studi di filologia medioevale alle spalle, non gli sfuggirà l'importanza del "trickster" nella mitologia. Il fatto che stia tutti i momenti in tv, preclaro opinionista del Grande Fratello, ne conferma il potere tutto mitologico di costruire le premesse simboliche, di veicolare le immagini presso il grande pubblico, di ri-creare la realtà a seconda degli interessi e delle necessità di questo potere. Per esempio innalzando agli altari della copertina un'incredibile foto di Nonno Silvio e del nipotino nei giorni della D'Addario e dell'"utilizzatore finale".

E comunque. Pochi incarnano meglio di Signorini l'indistinto magma di corpi, affari, spettacolo, chiacchiericcio intimo e riemersioni sacrali all'insegna del marketing. Per cui l'estate scorsa Sorrisi e canzoni ha tranquillamente messo in vendita santini, immaginette e medaglie di Padre Pio, ma il suo direttore frequenta una maga, Maddalena Anselmi, astrologa di vip, già amica di Patrizia Reggiani, e l'ha proficuamente presentata a Marina Berlusconi, di cui Signorini è assiduo consigliere. Gay senza complessi: bene, gli ha detto il Cavaliere, "allora le nostre strade non s'incroceranno mai". Ha scritto della Callas e di Coco Chanel. Spiritoso e superstizioso, tiene in ufficio mazzi d'aglio e peperoncini per difendersi dagli invidiosi e un simbolico "acciaccamosche", pure rosso, contro "i fastidiosi".
La risoluta soggettività con cui il personaggio determina chi fa parte o meno di quest'ultima categoria ha riscontro in un paio di massime che delineano l'era della visibilità: "Chi non c'è, s'incazza" e "Meglio stronzo che anonimo". Rimarchevole è anche la distinzione secondo cui "il pettegolezzo distrugge, il gossip costruisce". Va detto inoltre che Signorini ha un inno che precede un'ora di programma a RadioMontecarlo e che sull'aria di "Non sono una signora" così scandisce, in allegria: "Un'ora surreale/ di fuga dal banale./ C'è Alfonso Signorini:/ il killer dei falsi divi/ e dei cretini!".

E sarà pure. Ma forse vale segnalare il ruolo ormai veramente politico che "Alfonsina la pazza" (conio Dagospia) ha impresso a Chi, manifesto turbo-populista e catalogo devozionale della Real Casa, dove ogni membro della famiglia Berlusconi trova illustratissimo spazio, Piersilvio "primavera al bacio", la fidanzata Silvia "l'amore è il mio rifugio", Marina "al lago in famiglia", Barbara "mamma di nuovo" e così via, fra agiografia e consacrazione, al punto che il Cavaliere se lo porta dietro come un "album di famiglia", ha scritto Marco Belpoliti, per far vedere il nipotino a Gheddafi. Ma Chi funge anche da astuto "accontentaio" di politici: ecco il pellegrinaggio di Alemanno, la festa della bella portavoce, la difesa della Carfagna e della Gelmini, "due pezzi di ministre", a parte l'intervista alle varie mogli del centrosinistra, che ci cascano tutte, ultima la signora Bersani. Va da sé che due o tre pagine di buon cuore o di risarcimento non si negano mai alle varie api regine e starlette dei festini presidenziali.

In uno degli ultimi numeri si è letto un paragone tra le cene di Palazzo Grazioli, con l'Arcuri, Del Noce e Rossella, e i convivi alla corte di Lorenzo il Magnifico allietati da Poliziano, Pico della Mirandola e il giovane Michelangelo. A riprova che il prezzo pagato dal messaggio alla sua manipolazione è il suo irrigidito scivolare nell'irrealtà; e che dagli e dagli, il diavolo farà pure i coperchi, ma le pentole per cucinare restano al di fuori della sua cortigiana disponibilità.

(1 novembre 2009)

3 commenti:

LUIGI A. MORSELLO ha detto...

CHI LO AVEVA SOTTOVALUTATO ADESSO E' COSTRETTO A RICREDERSI.
BERLUSCONI SA SCEGLIERSI LE SUE ARMI DI DISTRUZIONE DI MASSA.

Many ha detto...

Io di certo sono una di quelle che lo aveva sottovalutato, considerandolo semplicemente un "gossipparo" all'acqua di rose...fa impressione sapere quanto potere possa avere invece sulle masse. Solo scrivendo la parola giusta di un titolo di un articolo fa leva sulla mente delle persone. Sono basita, mi fa rabbia tutta l'ignoranza che ci circonda.

LUIGI A. MORSELLO ha detto...

C'E' ANCHE MOLTA PAURA A GIRO, CI SI SENTE INDIFESI E PRONTI A FARSI PRENDERE ALL'AMO DA UNA MENTE LUCIFERINA.