giovedì 26 novembre 2009

Il Paese deve fermarsi e loro devono rispondere

L'assoluzione dell’onorevole Cosentino da parte del Parlamento è stata una vergogna. Il fatto che sia stata respinta nella serata di ieri anche la mozione Italia dei Valori, che chiedeva le sue dimissioni da sottosegretario all’Economia, è altrettanto vergognoso. Ma le dichiarazioni di un pentito come Spatuzza che tirano in ballo un Presidente del Consiglio, un senatore della Repubblica e ora anche il Presidente del Senato come referenti di Cosa Nostra e le relazioni con i capi mafia – se davvero fossero vere e riscontrate - non sarebbero solo una vergogna, ma un attentato allo Stato di diritto e alla democrazia.

Ecco perché credo sia necessario – per il bene del Paese – pretendere che i magistrati siano lasciati in pace a lavorare per scoprire se le accuse dei pentiti di mafia siano credibili o meno. Anzi, in un paese normale sarebbero gli stessi chiamati in causa (Silvio Berslusconi, Schifani, Dell’Utri), a sollecitare le indagini della magistratura. Berlusconi, invece, si fa fare dal “suo” Parlamento le leggi per non farsi giudicare, Dell’Utri se la prende con gli organi di informazione e Schifani minaccia querele.

Io, come cittadino e parlamentare, chiedo al Presidente del Senato di correre in un’aula di tribunale per smentire con i fatti quei macigni così ben circostanziati e che parlano di lui, di Filippo Graviano e dei loro presunti incontri. Così come vorrei che Silvio Berlusconi si presentasse spontaneamente, prima che qualche giudice trovi il coraggio di notificargli un avviso di garanzia, per confutare le dichiarazioni e le prove raccolte su di lui che lo indicano come “possibile mandante”, con il sodale Dell’Utri, delle stragi del '93. Questo vogliono sapere i cittadini e lo vogliono sapere attraverso le indagini della magistratura e non attraverso i proclami di ‘Porta a Porta’ o le denigrazioni dei giornali di famiglia contro i magistrati che indagano sulla vicenda. Qui non si tratta di “mettere il Paese nelle mani dei pentiti”, come sproloquia Quagliariello, ma di essere certi che il Paese non sia in mano alla mafia.

Il Paese deve fermarsi ora, adesso, ogni cittadino di questa Italia a pezzi vuole sapere da Berlusconi, Schifani e Dell’Utri se possono rimanere al loro posto. Qui non si tratta del patrimonio di un impresentabile corruttore, di una mazzetta, di estorsione, evasione, di aerei di Stato o lettoni di Putin, qui si tratta di sapere se le più alte cariche dello Stato hanno contribuito a far crescere e prosperare il potere mafioso nel nostro Paese.

Qui è in gioco la stabilità sociale, politica ed economica del Paese.

Una cosa è sicura, questo non è un complotto dei soliti comunisti o una trama supportata da falsi volantini di brigatisti, qui si parla di pentiti e quintali di fascicoli e prove documentali da confutare.

Piazza Navona, piazza Farnese, il No B Day, gli appelli della stampa e della società civile, le centinaia di migliaia di firme, non sono sufficienti, la situazione è scivolata di mano in Italia. I parlamentari, anche quelli onesti, passano di giorno in giorno al di là della barricata dell’onestà, ricattati, corrotti da privilegi e soldi facili. Nel mezzo le vittime, i cittadini confusi, rassegnati, messi nelle condizioni di non sapere, frastornati da una realtà artefatta dalle televisioni che negano, confutano, inventano e diffamano.

Non rimane che ragionare su come la Comunità Internazionale possa intervenire per vigilare sulla situazione politica italiana. Dopo tutto se gli Stati Uniti hanno deciso di scendere in campo per destituire Saddam e portare la democrazia in Iraq, possono tranquillamente intervenire per rianimare quella italiana e assicurare alla giustizia i nostri politici.

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