
Come annunciato, il Pdl, insieme alla Lega, ha presentato al Senato il disegno di legge sul processo breve e con l’opposizione è subito scontro. Il testo prevede, tra l’altro, che per la durata dei processi «non sono considerati irragionevoli i periodi che non eccedono la durata di due anni per il primo grado, di due anni per il grado di appello e di ulteriori due anni per il giudizio di legittimità, nonchè di un altro anno in ogni caso di giudizio di rinvio».
La violazione dei termini di durata ragionevole porta all’estizione del procedimento per reati con pena massima fissata in dieci anni. Le disposizioni circa l’estinzione dei processi, «non si applicano nei processi in cui l’imputato ha già riportato una precedente condanna a pena detentiva per delitto, anche se è intervenuta la riabilitazione, o è stato dichiarato delinquente o contravventore abituale o professionale» e nei processi relativi a delitti come: associazione a delinquere, incendio, pornografia minorile, sequestro di persona, atti persecutori, furto aggravato, circonvenzione d’incapace, delitti in violazione di norme sulla sicurezza e l’igiene sul lavoro e sulla circolazione stradale, reati previsti dal testo unico di disciplina dell’immigrazione, traffico illecito di rifiuti.
Il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, boccia con durezza il disegno di legge presentato ieri da Lega e Pdl al Senato per accorciare i tempi dei processi e rilancia una proposta: approvare al più presto il ddl Alfano con legge costituzionale. «Questo ddl per abbreviare i processi è realmente una porcheria, un provvedimento che dimentica le vittime, fascia l’ordinamento e abroga la giustizia». Casini convoca una conferenza stampa a Montecitorio per manifestare la sua critica e la sua condanna ad un provvedimento «profondamente incostituzionale» e che di fatto «è un’amnistia mascherata». Al suo fianco, oltre al deputato centrista Roberto Rao, c’è anche il presidente della commissione Giustizia del Senato, Giampiero D’Alia, che nel suo intervento smonta punto per punto il testo scritto dal legale del premier e parlamentare del Pdl Niccolò Ghedini. Prima di tutto, osserva D’Alia, «è un provvedimento incostituzionale perchè introdurrebbe disparità tra chi è incensurato e tra chi è recidivo» e poi creerebbe delle profonde ingiustizie agevolando al massimo i colletti bianchi e chi si è macchiato del reato di corruzione rispetto, magari, al semplice immigrato clandestino. Ma disparità si creerebbero anche tra chi sta subendo un processo di primo grado e chi si trova, invece, in fasi successive del giudizio visto che la norma messa a punto da Ghedini potrà essere applicata anche ai processi in corso, ma solo fino al primo grado. «Stamattina ho interpellato un presidente emerito della Consulta mio personale amico e che pertanto preferirei rimanesse nell’anonimato. Ma lui - racconta il leader dell’Udc - non ha dubbi: il ddl per abbreviare i processi è solo un mostro giuridico, un’assurdità, un testo incostituzionale ».
«Siamo in una fase delicata della nostra vita politica per cui ogni partito deve assumersi le proprie responsabilità. Ed è per questo che noi lanciamo una proposta alternativa. Una proposta che eviterà di devastare l’ordinamento giudiziario così come si intende fare con questo disegno di legge». «Noi proponiamo, infatti, all’opposizione, proprio per impedire che si sfasci la giustizia in Italia, di sostenere la soluzione di un lodo Alfano per via costituzionale. Farebbe meno danni e risponderebbe all’obiettivo di uscire da questo scontro sulla giustizia». «Noi capiamo le ragioni della maggioranza - prosegue Casini - e riteniamo che una soluzione al loro problema vada trovata. Ed è per questo che ci siamo astenuti sul lodo Alfano. Ma ora un’opposizione responsabile è di fronte a un bivio: o si strepita e si fa approvare la porcheria; o si vota il lodo Alfano per via costituzionale».
«È giusto fissare per legge il principio della ragionevole durata dei processi - incalza D’Alia - ma senza sfasciare tutto. Il ddl che è ora al Senato è una pietra tombale sulla giustizia italiana anche perchè introduce la norma odiosa che equipara un boss mafioso a un clandestino. Cosa che vuole la Lega, ma che denuncia la cultura xenofoba e intollerante di questa maggioranza». «Per noi - conclude Casini - questo provvedimento per accorciare i processi è assolutamente invotabile. Se sbraita Di Pietro è un conto. Ma se diciamo noi che questo testo scasserà l’ordinamento giudiziario italiano, potete crederci. Meglio allora l’immunità parlamentare».


Nessun commento:
Posta un commento