
Resta alta la tensione fra governo e magistrati, dopo l'invito ai pm del ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ad andare meno in tv e a stare di più in procura per prendere i latitanti.«Le parole del ministro Alfano sembrano quelle di un simpatico burlone», ha detto il procuratore capo di Torino, Giancarlo Caselli, intervenuto a Radio 24. «Il ministro - ha aggiunto Caselli - sembra pretendere che di giustizia possano parlare tutti, proprio tutti, a volte con toni da bar dello Sport, mentre i soli che dovrebbero stare zitti sono proprio i magistrati. Sarebbe come pretendere che i medici non parlino di sanità, gli insegnanti di scuola e i giornali di informazione». «Forse - dice ancora Caselli - il ministro Alfano non vuole che i magistrati parlino più di tanto perchè se parlano i tecnici magari il processo breve viene fuori nella sua realtà. Non è un processo abbreviato ma un processo ammazzato. Allora conviene che certe cose non si sappiano».
Caselli ha concluso dicendo di «volere abbandonare il tono scherzoso» e dicendosi «convinto che in una situazione meno conflittuale di quella di oggi sarebbe preferibile una minore esposizione dei magistrati. Ma sono altrettanto convinto che oggi viviamo una stagione di grandi asprezze, di terribili difficoltà, di contrasti spesso furibondi e non sicuramente per colpa dei magistrati. Una stagione che lungi dall'imporre il silenzio, richieda ai magistrati la parola, l'intervento». Secondo Caselli comunque il problema oggi non è qualche magistrato che va in tv «ma le procure sempre più sguarnite di magistrati. I posti scoperti, in Sicilia e in Calabria ma non solo, sono ormai tantissimi con rischio di paralisi degli uffici».
Il procuratore di Napoli: «Ma quale tv? Qui da noi si lavora fino alle 10 di sera». «Arrivano accuse alla magistratura: "Non andate in tv, non andate ai convegni". Basta vedere i risultati di Napoli per capire che noi non andiamo in televisione, né a fare convegni, perché lavoriamo»: lo ha detto Giovandomenico Lepore, procuratore di Napoli, a margine della presentazione del libro "Dire camorra oggi". «Perché invece non si guarda ai risultati? - ha detto Lepore - I miei sostituti, alle dieci di sera, sono ancora in ufficio. Altro che quattro ore come qualcuno si è permesso di dire».
Mancino frena: parere commissione Csm non è vincolante. «Non pochi sono i titoli di agenzie e quotidiani che evidenziano bocciature da parte del Csm del ddl sul processo breve. Ma il parere non è vincolante. E il ministro Alfano potrà apprezzarlo in tutto o in parte». Lo ha riferito il vicepresidente del Csm Nicola Mancino questa mattina in plenum dell'organo di autogoverno dei giudici sottolineando come «esprimere un parere, peraltro ancora della sola commissione competente, non vuol dire avere bocciato, anche perché ciò non è compito né della sesta commissione, né del plenum del Csm». Mancino ha chiarito che il parere «suggerisce correzioni e non si pone di traverso rispetto all'iter del ddl discusso in Parlamento, organo autonomo e sovrano». Il vicepresidente Mancino ha poi ricordato che il plenum si esprimerà sul parere lunedì prossimo in una seduta straordinaria.

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