
Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, dal congresso del Ppe a Bonn, torna a criticare magistratura e Corte costituzionale influenzate dalla sinistra. Intervengono il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e il presidente della camera, Gianfranco Fini, per difendere le prerogative della Consulta e l’opposizione parla di scontro istituzionale.Dal Popolo della libertà si sottolinea la sede politica e non istituzionale del discorso del premier e soprattutto ci si chiede come mai quando a essere sotto tiro è l’inquilino di Palazzo Chigi non vengano interventi in sua difesa: «C’è da chiedersi - rileva il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti - perchè quando viene attaccata un’istituzione votata dalla maggioranza degli italiani come il Presidente del Consiglio, nessuno esca in sua difesa». Sandro Bondi, coordinatore nazionale del Pdl, afferma: «La sovranità del popolo, da cui traggono la propria legittimità tutte le altre istituzioni dello Stato, da oltre un decennio subisce un violento condizionamento a opera di poteri variamente interessati a esercitare un magistero politico e a ’guidarè il Paese».
Gli fa eco il capogruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri: «Non è una novità il giudizio critico del centrodestra sulla recente decisione della Corte costituzionale sul Lodo Alfano. Il rispetto per le istituzioni, doveroso, non può impedire constatazioni, doverose, basate sull’evidenza. Così come è evidente che sia in atto, non da oggi, un attacco politico della sinistra giudiziaria che cerca di sovvertire la libera volontà degli elettori». Per il segretario Pd, Pier Luigi Bersani, che si dice d’accordo con le parole di Napolitano in difesa della Consulta: «I popolari europei hanno avuto modo di constatare direttamente cos’è il rischio di populismo. Sono convinto che anche loro se ne preoccuperanno, perchè il centrodestra in Europa sa bene cos’è una Costituzione, cosa vuol dire picconare una Costituzione e a quali esiti può portare».
Il leader Udc, Pier Ferdinando Casini, nota: «Chi vince le elezioni non è in alcun modo il padrone del paese, si deve confrontare la Costituzione, con i pesi e i contrappesi. L’Udc sta senza se e senza ma con il Presidente della Repubblica, con la Corte costituzionale, con la Costituzione e con il Parlamento». Secco il giudizio del leader Idv, Antonio Di Pietro: «Il presidente del Consiglio sta stracciando la Carta costituzionale, prima rendendo inutile il ruolo del Parlamento e ora volendo abrogare anche la Corte costituzionale. Se non è dittatura questa, cos’altro deve succedere in Italia per avere il ritorno del fascismo?».

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