martedì 29 dicembre 2009

L’INCUBO DI BERSANI: 9 A 4







Secondo il sondaggio della Lorien Consulting
l’Udc sarebbe determinante almeno in 8 regioni
di Enrico Fierro


Due dati certi per le elezioni regionali: la buona salute dell’accoppiata Pdl-Lega e la crescita dell’Udc.
Il partito di Casini, 6,5%, ha adottato una strategia a macchia di leopardo: mi alleo nelle situazioni dove i miei voti sono determinanti, corro da solo dove sono invece ininfluenti.
Pdl e Lega sono al 47,6%, un punto in più rispetto al risultato delle europee.
Sembra sollevarsi il Pd di Bersani (dal 26,6% delle europee al 28,2%), ma a scapito delle formazioni di sinistra. “Il Pd non recupera voti dal suo competitore più vicino, Italia dei valori, che anche in una prova elettorale dove il voto di opinione conta di meno, sembra tenere”, dice Antonio Valente, amministratore delegato della “Lorien Consulting”, la società che ha realizzato il sondaggio per Il Fatto quotidiano, con tutte le varie ipotesi per le prossime regionali.
Italia dei valori alle europee aveva portato a casa il 7,8%, si attesterebbe al 7%.
Scenari per la nuova geografia del potere nelle 13 regioni che andranno al voto.
“Quello peggiore per il centrosinistra – sostiene Valente - è un 8 a 4, con l’alleanza di centrodestra allargata all’Udc che, oltre a conquistare le quattro regioni del Nord – il Veneto e la Lombardia già sicuri, più il Piemonte e la Liguria incerti – sfonda in Puglia, Campania e Calabria”. Un quadro desolante che restringerebbe il potere regionale di Pd e centrosinistra ad Emilia, Toscana, Umbria e Marche (se, come pare, l’Udc sceglie di allearsi con questa coalizione), con una minuscola propaggine al Sud, la Basilicata.
Insomma, qualcosina in più delle tradizionali regioni rosse.
Una debacle rispetto all’exploit del 2005.
Ma c’è il dato dell’Udc, per il sondaggio determinante in otto regioni su tredici.
Più da vicino la situazione è la seguente.
In Lombardia e Veneto, dove Lega e Pdl hanno praticamente gli stessi voti, quasi il 30% ciascuno, non c’è partita per il centrosinistra.
In Piemonte Pd e Idv sono al 35,2% (in crescita rispetto alle europee), con l’Udc al 5,5%. Qui la Lega, grazie all’effetto candidato, è in crescita del 3% e balza al 18,1, il Pdl al 31,8.
Situazione aperta in Liguria, sia pure con un vantaggio di partenza del centrodestra. Lega in leggera crescita e coalizione al 44,6. Pd e Idv (con il partito di Di Pietro in calo di quasi 3 punti) sono al 39,1. L’Udc (dal 5 al 6%) diventa determinante.
Emilia e Toscana si confermano bastioni del centrosinistra, ma con una buona tenuta della Lega in Emilia (aveva l’11,1 alle europee è stimata al 10,7) e una crescita (dal 4,3 al 5,7) in Toscana.
Nella Marche vince chi si allea con Casini valutato all’8,2.
Nel Lazio se, come sembra, il 5,8 dell’Udc convinto della candidatura di Renata Polverini si aggiungerà al 40,9% del Pdl, i giochi per il centrosinistra (Pd al 30 e Idv al 7%) si possono dire già conclusi.
Idem in Campania, dove spicca un 31,9 di indecisi (effetto Cosentino). Il Pdl è al 41,3, Pd al 25 scarso, con Idv all’8, ma molto tentato dal correre da solo. Il gioco lo conduce l’Udc di Ciriaco De Mita stimato al 10,4%.
Suicidio del centrosinistra in Puglia. Il centrodestra è dato in vantaggio col 44%, Pd e Idv sono al 33,4, l’Udc (7%) è disponibile ad allearsi, ma la guerra fratricida fra Nichi Vendola (4,8 per il sondaggio, almeno il doppio per i suoi supporters) e Michele Emiliano rischia seriamente di allontanare questa prospettiva.
Infine la Calabria, dove quasi la metà degli elettori non ha ancora deciso. A differenza dell’Udc (9,3%) che ha già scelto di allearsi con il Pdl (32,5) capeggiato da Peppe Scopelliti. Pd (29,8) e Idv (8,3) sono invece indecisi a tutto. In campo per il Partito democratico oltre ad Agazio Loiero, Peppe Bova e Doris Lo Moro. L’industriale del tonno Pippo Callipo ha già iniziato la sua corsa solitaria per Idv.

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