
LA GRAVISSIMA aggressione al presidente del Consiglio ha colpito tutto il nostro Paese, non solo la classe politica ma tutti noi. Ci ha colpito in modo profondo perché un atto di simile violenza, da qualsiasi parte esso provenga, non solo è un’inaccettabile offesa verso una persona che ricopre un’altissima responsabilità politica, ma costituisce una lacerazione della nostra vita democratica. La democrazia è stata infatti costruita per sostituire con il dialogo e con la parola il modo di vita di una società che prima era regolata solo dalla sopraffazione e dalla violenza.
Un atto di questo tipo, anche se proviene da un uomo debole, non è solo un’aggressione verso una persona ma un passo indietro per tutta la nostra comunità. In queste difficili ore che seguono questa azione sciagurata è iniziata una doverosa riflessione se questo sia un episodio isolato o se segni l’inizio della diffusa violenza politica che già in passato ha insanguinato l’Italia. Vorrei che evitassimo di dividerci anche su questa previsione perché l’uno o l’altro esito dipendono solo da noi, dalla nostra moderazione e dalla nostra capacità di regolare i nostri comportamenti e di misurare le nostre parole.
Nei sistemi democratici le parole possono davvero essere più terribili e pericolose delle armi offensive. E dietro a noi abbiamo ormai troppi anni in cui, dentro e fuori dal Parlamento, la parola ha cessato di essere strumento di convincimento per divenire un’arma di offesa. Un’arma che scava solchi fra le persone, fra i gruppi e fra i partiti, un’arma che dovremo, soprattutto nelle prossime settimane, usare con prudenza e con saggezza.
Mentre auguro al presidente del Consiglio una pronta e completa guarigione, voglio insistere perché la parola ritorni ad essere strumento di dialogo e convincimento e diventi quindi il primo baluardo della nostra democrazia. In tale modo questo triste episodio rimarrà un tragico episodio ma non sarà l’inizio di tragedie ancora più grandi per l’Italia.


4 commenti:
E' il discorso più contraddittorio del mondo. Prima definisce l'aggressore "malato di mente" poi parla del gesto col timore che sia l'inizio della violenza politica che ha già insanguinato l'Italia?
Insomma è uno psicolabile o un riottoso? Ma se ha anche chiesto scusa a B.pubblicamente!!!
E poi parlare di tragedia mi pare eccessivo, le tragedie sono ben altre.
Temo che tu non abbia capito il discorso di Romano Prodi (l'unico che ha battuto due volte Berlusconi ed è stato abbattuto per due volte dalla c.d. "sinistra moderata", cioè D'Alema e Veltroni).
Il monito a non usare le parole come pietre è rivolto a Berlusconi, mentre non occorre essere un politologo per capire che il gesto criminale di uno sconsiderato, nel nostro caso uno psicolabile, può innescare un incendio di violenze in un clima reso propizio proprio dalla parole usate come pietre.
Quando l'humus è fertile, la violenza politica attecchisce più facilmente, perchè nella violenza non trova albergo la logica.
Che poi Berlusconi segua il consiglio di Prodi è tutt'altro discorso, non lo seguirà.
Paradossalmente, per il suo passato oscuro e per la sua indole è condannato a non poter mai smettere di scagliare parole come pietre.
Luigi, condivido appieno la tua analisi.
Ciao
Madda
Giusto Luigi, è proprio così, ha ragione Prodi, se un malato di mente è arrivato inconsciamente a tanto, cosa potrebbe mai succedere se ancora i toni restano accesi? Sfruttare questo malcapitato incidente per aumentare il do di petto ora è davvero pericoloso.
Basta ascoltare cosa e come s'agitava sul quel palco durante il suo comizio "democratio" e "liberale".
http://www.youtube.com/watch?v=ErADxcV-B8k&feature=popular
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