
Da ieri sono o sarei un “mandante morale” del lanciatore poco devoto di souvenir della Madonnina contro il premier. Me lo ha detto con la consueta finezza il condirettore de Il Giornale a Omnibus, su La7, ieri mattina. La cosa avrebbe poco interesse, anche perché gli ho risposto sul momento, se il ragionamento non portasse altrove.
La questione dei “mandanti” cui solo una commovente prudenza giornalistica abbina l’aggettivo “morali” (ma allora non è meglio “immorali”, accusa proveniente da chi è invece “amorale” per professione?), porta direttamente alla libertà di opinione e di espressione, al concetto di democrazia e alla sua messa in pratica, alla strumentalizzazione di ogni idea, fatto, notizia.
Il risultato è due fazioni in lotta disonestamente equiparabili, in una sorta di “tutti contro tutti” spacciato per un “tutti contro uno”, naturalmente il Cavaliere ferito. Non basta dargli come è ovvio la propria solidarietà, corredata da una condanna di questa complessiva corsa alla barbarie e da una obiezione di coscienza nei confronti di Di Pietro, che ha sbagliato tempi e associazioni di idee a caldo, a presidente sanguinante sul predellino.
Se tu dici che è un precipizio al quale Berlusconi ha pesantemente contribuito in una rissa continua mediaticamente spinta all’estremo, per i suoi interessi elettoralistici e personali, sei un “mandante”. Se chiedi che si faccia processare sperando italianamente in una sua assoluzione per l’immagine di tutti, sei un mandante.
Se ricordi che non c’è assoluzione senza processo, sei un mandante.
Se ricordi che cinque anni fa il tizio del treppiedi a Piazza Navona non venne collegato al “clima di odio”, eppure quell’episodio ci fu, e non venne preso sul serio (come non sarebbe stato preso sul serio il tizio di domenica se avesse colpito qualcun altro), sei un mandante.
Se cogli questo brutto episodio come occasione non per una sgradevole pubblicità martirologica bensì per una rivisitazione di una democrazia svuotata o svanita o svenuta, per responsabilità non solo di Silvio ma sostanzialmente di tutta la classe politica, sei un mandante o in questo caso almeno un “mandantino”, dal momento che non è contemplato uno che non se la prenda solo con Berlusconi ma culturalmente e antropologicamente con un’intiera classe dirigente.
Se poi il Sallusti del caso non capisce o non vuol capire, ti attribuisce un secondo dopo cose che non hai detto e magari neppure pensato un secondo prima. Morale, diffidate dei “mandanti” ma guardatevi intanto dai “sicari”.


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